Accordo separato con Cisl, Uil e Ugl. Voto il 22. Fiat: dall’urna un consenso qualificato

16/06/2010

Fiom non firma, Fiat va avanti. Sull’accordo per la produzione della Panda a Pomigliano ieri, nella sede di Confindustria, è andato in scena l’accordo separato. A firmare con il gruppo torinese, rappresentato dal responsabile delle Relazioni industriali, Paolo Rebaudengo sono stati Fim-Cisl, Uilm, Ugl e Fismic. Martedì prossimo toccherà ai lavoratori esprimersi con un referendum: in base all’esito, la Fiat deciderà se investire o meno i 700 milioni, come ha spiegato ieri Rocco Palombella, segretario Uilm. Ma intanto anche il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani dice «sì» all’accordo, purché rimanga un’«eccezione».
Nessuna riapertura della trattativa, dunque, ma solo l’aggiunta di un ulteriore punto: la creazione di una commissione paritetica azienda-sindacati che valuti l’eventuale «mancato rispetto degli impegni assunti» e le conseguenze sui sindacati firmatari (e non sui singoli lavoratori). Una clausola che la Fiom ha ritenuto largamente insufficiente a rimuovere le violazioni alle leggi.
La Fiat ha inoltre messo per iscritto che «al fine della realizzazione del "Piano" si debbono concretizzare le condizioni che rendono operativo e praticabile, mediante l’adesione effettiva dei soggetti interessati». Insomma l’azienda si riserva di mettere a punto appositi strumenti giuridici per disinnescare eventuali «atti di disturbo» che, si prevede, possano arrivare soprattutto dalla Fiom.
«Con la nostra firma sull’accordo per la produzione della Nuova Panda a Pomigliano D’Arco ci siamo assunti una precisa responsabilità » ha commentato per l’Ugl, il segretario Giovanni Centrella. Rebaudengo ha stigmatizzato «la grave scorrettezza negoziale» della Fiom che avrebbe diffuso «giudizi inappropriati»: «Ma se qualcuno vuole andare in giro a dire che Cristo è morto di freddo, o che le Torri gemelle le ha tirate giù la Cia, non ci posso fare nulla…» avrebbe concluso il manager. Sempre Rebaudengo ha criticato i giuslavoristi che hanno criticato l’accordo sui giornali «senza nemmeno aver parlato in vita loro con un operaio o aver visto una fabbrica o una trattativa».
A parte i «veti incrociati», contro i quali si è espresso il presidente del Senato, Renato Schifani, perché «Pomigliano non deve chiudere», resta il problema del referendum: la Fiom oggi incontrerà a Pomigliano i propri iscritti per valutare la linea da tenere. Di certo, se mai dovesse aderire alla consultazione, ne dovrà rispettare anche l’esito. Ma dalle parole del responsabile Auto, Enzo Masini, si capisce che non c’è propensione a sostenere il referendum: «È un testo irricevibile» ha detto Masini, riguardo all’accordo.
La firma è stata salutata invece con grande soddisfazione dal governo. A partire dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che lo ha definito «la rivincita dei riformisti su tutti gli altri». Secondo il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, l’intesa «è straordinariamente importante perché la Fiat ha deciso di procedere ugualmente pensando che l’intesa fosse sottoscritta da organizzazioni che rappresentano la grande maggioranza dei lavoratori». Ma il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, gli ha ricordato che «ogni accordo ha la sua storia» e quindi vale per se stesso. Quanto al segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha detto che «adesso l’obiettivo deve essere quello di avere l’investimento, a tutto questo si poteva arrivare senza esporsi a obiezioni di natura giuridica», per questo bisogna tenere presente che la vicenda Pomigliano, «presenta punti problematici e non di esemplarità». Poi, rispondendo a quanti gli facevano notare che le posizioni del Pd sulla Fiat sono variegate, Bersani ha risposto: «Questa è la voce del Pd. In ogni caso tutti abbiamo detto che l’obiettivo è la salvaguardia dell’investimento». Con la Fiom si sono schierati invece Italia dei Valori e Sinistra ecologia libertà.