ACCORDO PER I PORTIERI DEGLI STABILI PUBBLICI VENDUTI

28/02/2000

FILCAMS-Cgil
Federazione lavoratori commercio turismo servizi
Ufficio Stampa

28 febbraio 2000

ACCORDO PER I PORTIERI DEGLI STABILI PUBBLICI VENDUTI

“Dopo tanto parlare di edifici ora si parla di uomini, finalmente, e delle prospettive che avranno di fronte” dice Massimo Nozzi dopo aver messo la firma, con Fisascat e Uiltucs e i sindacati confederali al verbale d’accordo che avvia la discussione, ente per ente, sul futuro dei portieri. I portieri degli stabili di proprietà Inps, Inpdap, Inpdai, Ipsema, Inail, proprietà che stanno rapidamente passando di mano, non sono tanti, qualche migliaio, ma negli ultimi anni sono stati accomunati da un singolare destino, quello di essere considerati alla stregua dei portoni da cui derivano la loro professione: beni da vendere o da abbattere, quando lo stato d’usura lo avesse consigliato. Così, a cominciare dal parlamento che promulgò la legge per la vendita degli stabili fino agli enti proprietari (e datori di lavoro), se ne sono tutti disinteressati delle "poche" migliaia di portieri benché tutti sapessero che il loro numero si sarebbe drasticamente ridotto nel passaggio dei palazzi dalla proprietà unica alla proprietà condominiale. I portieri, dell'Inpdap in particolar modo, non accettarono questa "liquidazione" e con diverse manifestazioni e proteste riuscirono a farsi prendere in considerazione. L'accordo firmato al ministero del Lavoro dà la possibilità agli enti di “individuare eventuali utilizzazioni dei portieri in attività dell'istituto” e di “esplorare tutte le possibilità” di collocamento negli stabili ancora di proprietà oppure favorirne la mobilità verso altri enti; di prevedere che nei contratti d'acquisto sia introdotta la clausola di mantenimento del portiere per cinque anni e che al portiere sia consentito l'acquisto dell'alloggio di servizio.