Accordo lontano sul contratto del commercio

24/09/2007
    sabato 22 settembre 2007

    Pagina 20 – Economia e imprese

      Accordo lontano sul contratto del commercio

        Serena Uccello

          MILANO

          Una critica alle scelte del Governo, una critica altrettanto risoluta alla posizione del sindacato. La prossima settimana, il 25, si riunirà l’assemblea delle imprese associate a Confcommercio per discutere del rinnovo contrattuale o meglio per studiare la piattaforma presentata dal sindacato. Il contratto che coinvolge quasi due milioni di lavoratori è infatti scaduto a fine 2006. Le premesse però lasciano prevedere che difficilmente le imprese daranno il via libera a una ripresa del confronto se la richiesta del sindacato resterà immutata. Sono troppi infatti, fanno sapere, i 78 euro di aumento, «si tratta per noi – spiega Francesco Rivolta, amministratore delegato di Standa e presidente della commissione Lavoro di Confcommercio – di una richiesta che rappresenta un incremento dei costi del 9 per cento. A queste condizioni noi come datori di lavoro non pensiamo che la strada del rinnovo sia percorribile». Certo bisognrà dare prima un giudizio completo sulla piattaforma «tuttavia – aggiunge Rivolta – se la posizione del sindacato resta questa io non vedo seri spazi per poter continuare con la trattativa». Un no deciso, dunque? Non proprio. «Perché se dalla controparte dovesse arrivare una proposta diversa noi siamo sempre pronti al confronto».

          Un negoziato che parte in salita soprattutto perché arriva dopo che Confcommercio ha bocciato il protocollo dello scorso luglio. Una decisione motivata dal fatto che «secondo noi – dice Rivolta – si è trattato di una finta concertazione, noi cioè non siamo stati chiamati a discutere e c’è stata piuttosto la grave esclusione di tutte le associazioni dei servizi. C’è stato pertanto un problema di metodo prima che di merito». Dalla forma ai contenuti, la questione si fa più articolata: «Il problema – dice – è che l’impostazione del protocollo non tiene conto delle specificità del terziario. A cominciare dagli oneri a nostro carico determinati da questa riforma delle pensioni. Questi 10 miliardi di risorse che verranno utilizzati per una manovra che, comunque sarà temporanea dato che l’innalzamento dell’età pensionabile è inevitabile, potevano essere utilizzati, come abbiamo chiesto, a sostegno di un sistema migliore di ammortizzatori sociali e per completare la legge Biagi».

          Aggravi per i bilanci delle aziende del commercio e dei servizi che non sono stati compensati dagli incentivi, previsti sempre dal protocollo, alla contrattazione di secondo livello, quindi a favore dei premi di produttività. «Tra le due voci – dice Rivolta – non c’è un bilanciamento e questi incentivi non sono alto che una foglia di fico. Mentre sul patto per lo sviluppo che abbiamo proposto noi attendiamo ancora una risposta da parte del Governo». C’è poi la questione della flessibilità la paura in questo caso è quella «di un progressivo irrigidimento – aggiunge Rivolta – mentre il lavoro flessibile è strutturale al nostro settore».