Accordo all´Alcoa, il colosso resta in Italia

19/05/2010

ROMA – L´Alcoa rimane in Italia e non licenzierà nessuno. L´accordo raggiunto nella notte di ieri al ministero dello Sviluppo Economico tra l´azienda, il governo e i sindacati salva gli impianti italiani (Veneto e Sardegna) della multinazionale americana dopo sette mesi di incertezza.
Nel dettaglio il piano industriale prevede la temporanea sospensione della produzione primaria di alluminio nello stabilimento veneziano di Fusina, nel frattempo la società investirà quasi 100 milioni di euro in tre anni (60 in Sardegna e 34,6 in Veneto) garantendo così i livelli occupazionali. Alcoa si è impegnata a rinunciare alla cassa integrazione chiesta per i dipendenti: a Fusina un piano di prepensionamenti dovrà ridurre l´impatto sociale in attesa della riorganizzazione della produzione.
La crisi era stata innescata dalla procedura d´infrazione decisa dalla Ue (470 milioni di euro di multa per l´Italia) che aveva considerato "aiuti di Stato" le tariffe dell´elettricità agevolate alle acciaierie. Alcoa annunciò di voler chiudere tutti gli impianti già da novembre generando numerose proteste dei lavoratori coinvolti (2.500 tra dipendenti diretti e indotto). Per evitarlo è servita un´apposita legge, approvata a marzo da una maggioranza bipartisan, dopo che il governo aveva ottenuto dall´azienda una sospensione del progetto di abbandono dell´Italia. Il problema del costo dell´energia, almeno per gli impianti sardi di Porto Vesme, è stato aggirato riproponendo uno sconto analogo a quello vietato da Bruxelles per le industrie nelle isole maggiori che accettano di stipulare con gli operatori contratti "interrompibili" (sono i primi a essere staccati dalla rete in caso di eccesso di domanda). Una soluzione che ha convinto l´Unione europea, il via libera al decreto dovrebbe arrivare il 26 maggio.
L´accordo è stato firmato da tutti i sindacati anche se la Fiom ha annunciato di accettare con "riserva" in attesa di un pronunciamento dei lavoratori. Il voto negli stabilimenti è atteso per oggi. «Abbiamo però ottenuto – fa sapere il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi – l´impegno formale a riaprire il Fusina entro un anno e a considerare comunque strategici tutti gli impianti, senza dichiarazioni di esubero».
Il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni sottolinea che «Per Alcoa ci sono stati 30-40 incontri informali e la Cisl, forse, è stato il sindacato che ha partecipato a più riunioni, perché crediamo nella mediazione». Soddisfatti anche i governatori delle regioni interessate Luca Zaia e Ugo Cappellacci.
Anche la società si dice soddisfatta: «La chiusura del reparto di alluminio primario di Fusina era inevitabile, poiché continua a produrre ingenti perdite che, in assenza di una fornitura di energia competitiva, rendono insostenibile l´operatività. Parallelamente, la società è riuscita a trovare una soluzione per tutti i dipendenti coinvolti, oltre ad assicurare il futuro del laminatoio di Fusina». L´obiettivo di Alcoa ora è di chiudere il contratto sulla fornitura energetica degli impianti sardi secondo i nuovi termini.