Accor si fa in due per crescere «I buoni pasto vanno in Borsa»

03/06/2010

MILANO— Gli hotel da una parte e i servizi prepagati (soprattutto ticket restaurant) dall’altra. Per 40 anni le due anime di Accor sono andate avanti a braccetto, pur senza alcun legame, men che meno sinergie tra loro. Con un titolo, quotato al Cac di Parigi, che fa riferimento a due business così diversi tra loro e soprattutto, il primo (gli alberghi) meno redditizio del secondo, e più «bisognoso» di capitali. Ora Accor è pronto a una svolta. Il 29 giugno l’assemblea darà il via libera alla scissione delle due attività e alla creazione di società distinte. E il 2 luglio debutteranno al Nyse-Euronext di Parigi, le azioni di Accor New Services, il nome provvisorio della società che gestirà ticket restaurant e servizi prepagati. «Ne sceglieremo uno definitivo entro la metà di giugno», osserva Jacques Stern, numero due del gruppo e futuro amministratore delegato della nuova entità. Per il resto è tutto deciso, prospetti, organizzazione emeccanismi della transazione. Stern, aMilano per mettere a punto gli ultimi ingranaggi, non ha dubbi sulla validità della sua creatura. Convinto di poter anche recuperare la redditività perduta. «Il 2010 per noi sarà un anno di transizione — spiega Stern —. Viviamo oggi in Europa gli effetti negativi della crisi economica sul piano dell’occupazione. Questo impatto sarà compensato da un’attività sostenuta nei Paesi emergenti e in particolare in Brasile». Una nuova era dunque per Accor? «I mercati sono cambiati profondamente e di conseguenza il modello di business alberghiero. Una volta gli hotel si sviluppavano investendo la liquidità generata dall’attività Services e il gruppo era proprietario dei propri asset. Negli ultimi quattro anni lo scenario è drasticamente cambiato e il sistema è evoluto verso il franchising e il management. Era evidente che le due attività potessero seguire percorsi indipendenti, concentrandosi ciascuna sul proprio sviluppo specifico».
Ed è così? Nonostante la crisi abbia ridotto l’occupazione e quindi i benefit per i dipendenti?
«Anche per i servizi siamo a una svolta: possiamo cogliere altre opportunità sia nell’apertura di nuovi Paesi, sia nella diversificazione dei prodotti. Che abbiamo fatto evolvere grazie all’innovazione e alla tecnologia. Per esempio abbiamo già sviluppato prodotti dematerializzati, come le carte prepagate per sostituire i nostri Ticket Restaurant. L’Italia è all’avanguardia con 100 mila utilizzatori al giorno e il Brasile ha già l’80% del suo business gestito con le carte elettroniche».
Queste sono le ragioni industriali ma dal punto di vista del mercato?
«Vista la diversità delle attività all’interno del gruppo Accor, il titolo poteva essere considerato ibrido. Con la scissione le due attività si presenteranno come pure players indipendenti, concentrati sullo sviluppo del proprio business e facili da essere interpretati. Allo stesso tempo l’operazione è molto positiva sul piano finanziario. Dopo l’approvazione dell’assemblea generale il 29 giugno ciascun azionista riceverà il 2 luglio un’azione New Services e un’azione Accor Hospitality. Dopo la quotazione ciascun azionista deciderà se vendere o acquistare. L’entrata in Borsa di Accor New Services non prevede il ricorso al capitale di mercato».
Quali sono gli obiettivi di crescita?
«Nei prossimi cinque anni, New Services punta a generare una crescita annua tra il 6 e il 14% dei volumi d’emissione (volumi dei servizi prepagati, ndr), che oggi sono pari a 12,4 miliardi di euro. Grazie allo sviluppo di nuovi mercati e di nuovi prodotti, il nostro prodotto Ticket Restaurant avrà un impatto minore, passando progressivamente dall’attuale 80% al 50% sul volume totale d’emissione. E questo attraverso le soluzioni di servizi basati sulle carte prepagate. Per quanto riguarda la dimensione geografica, prevediamo di aprire tra 6 e 8 nuovi paesi, che si aggiungeranno agli attuali 40 già attivi». Una rincorsa ai Paesi Emergenti? «La nostra presenza è equilibrata tra Paesi sviluppati e Paesi emergenti. Abbiamo lanciato prodotti innovativi come l’Ecochèque, destinato agli acquisti verdi e concepito su un progetto del governo belga; ora pensiamo di proporlo in altri Paesi europei con il nostro consueto approccio di responsabilità sociale d’impresa. Abbiamo già una posizione di rilievo nell’Europa dell’Est, dove amplieremo ulteriormente il nostro portafoglio clienti e prodotti. I principali mercati oggi? Dopo la Francia, l’Italia e il Brasile».