Accelerano gli stipendi, inflazione ferma all’1,9%

01/04/2005
    venerdì 1 aprile 2005

    CONSUMATORI E LAVORATORI CONTESTANO L’ISTITUTO. OGGI SCATTA L’AUMENTO DI LUCE E GAS
    Accelerano gli stipendi, inflazione ferma all’1,9%
    L’Istat: retribuzioni in salita del 3,7%. Ma i sindacati non ci credono

      Raffaello Masci

      ROMA
      Se i numeri forniti dall’Istat non ingannano (come alcuni credono), gli italiani dovrebbero avere prezzi stabili e stipendi più alti. E di certo avranno comunque, e da oggi, rincari di luce e gas, rispettivamente dell’1,8 e dell’1,7%.

      Stando infatti al rigore delle cifre fornite dall’Istituto di statistica, l’inflazione (stimata) a marzo è dell’1,9% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Si tratta dello stesso valore registrato a gennaio e febbraio: insomma da tre mesi i prezzi sarebbero fermi e da un anno a questa parte sarebbero aumentati meno del 2% (l’1,9 per l’appunto) e sensibilmente meno che nel resto dell’area euro dove, secondo Eurostat, l’inflazione tendenziale viaggia sul 2,1%.

      A tenere calda la dinamica dei prezzi al consumo sono – secondo l’Istat – quattro capitoli di spesa delle famiglie: l’abitare (specie nelle grandi città), gli alimentari (eccetto i prodotto agricoli freschi), i trasporti, le comunicazioni. In ribasso, invece, i prezzi delle bevande (alcolici compresi), i servizi legati alla salute e quelli per il tempo libero.

      E i carburanti? E’ curioso, commentano i sindacati, che la batosta che ci è arrivata tra capo e collo con la benzina (+8,4% di aumento da marzo dello scorso anno e +2,5% rispetto al mese scorso) non si sia abbattuta sui prezzi. E’ una critica anche abbastanza diretta che muovono all’Istat sia la Cgil che la Uil che i consumatori.

      L’Istat però non si scompone e ribatte che, in effetti, l’onda lunga del caro benzina c’è stata, tant’è che se non si fosse rilevato il caro-carburante, l’inflazione sarebbe all’1,5%.

      Fin qui i prezzi. Quanto alle retribuzioni, il medesimo Istituto di statistica ci informa che prendiamo oggi il 3,7% in più di un anno fa. Se a questo aggiungiamo il taglio delle tasse effettuato dal governo, ci dovremmo trovare un bel gruzzolo in più in tasca (se le cose non stanno così, non ce la vorremo mica prendere con l’Istat? Diamine).

      Le critiche – come prevedibile – sono giunte copiose di fronte all’accostamento dei dati dell’inflazione con quelli delle retribuzioni. Anche se va detto, a onor di chiarezza, che l’Istat ha regolarmente riportato che la crescita degli stipendi, specie nei primi due mesi di quest’anno, è dovuta all’impatto di alcuni scatti contrattuali.

      Il viceministro per il Commercio estero, Adolfo Urso, non ha mancato di sottolineare che «entrambi i dati (inflazione e retribuzioni) sono favorevoli alla politica del governo», e per il suo collega del Lavoro, Maurizio Sacconi «i numeri smentiscono le cassandre della sinistra».

      Senza dubbio contento è il ministro Alemanno, in quanto i prodotti agricoli hanno conosciuto un ulteriore rientro dei prezzi dello 0,2% rispetto a febbraio, della qual cosa si sono compiaciute anche Confagricoltura e Coldiretti.

      Per il resto, sulla rilevazione dell’inflazione le associazioni dei consumatori (Adoc, Adusbef e Federconsumatori) esprimono tutte le loro riserve: come è possibile – si chiedono – che i prezzi siano in discesa quando i carburanti, e quindi l’energia per produrre tutti i beni e per trasportarli, sono in vertiginoso aumento?

      Confcommercio fa notare che ci sono almeno tre fattori che chiedono di essere attentamente valutati riguardo all’inflazione: l’incremento dei servizi (dai trasporti a quelli bancari), il costo dell’energia e la sistematica stasi della domanda delle famiglie.

      Eppure queste famiglie dovrebbero essere più ricche, stando alla statistica sull’aumento delle retribuzioni. «Vogliono farci credere che Cristo è morto di freddo» ha commentato seccamente Marigia Maulucci della Cgil. E comunque – ha ricordato Adriano Musi della Uil – «ci sono 3 milioni di lavoratori senza contratto, altro che incremento delle retribuzioni».

        A intaccare i bilanci delle famiglie, per certo, da oggi scattano i rincari tariffari decisi dall’Autorità per l’Energia: +1,8% le tariffe elettriche e +1,7% il gas. Per una famiglia tipo (consumi pari a 225 kwh elettrici al mese e 1400 metri cubi l’anno di metano) l’impatto – si legge in una nota dell’Autorità – è di circa 19 euro: 5,79 in più dell’anno scorso per l’elettricità e 13 in più per il gas. Mentre l’aumento della luce risente dell’andamento del petrolio, quello del metano è dovuto «a una decisione del Tar della Lombardia» ed è retroattivo dal primo gennaio scorso.