Abolire il ticket per le terme

04/11/2002


ItaliaOggi (Turismo)
Numero
259, pag. 15 del 1/11/2002
di Antonella Gorret


Lo hanno chiesto ieri i comuni termali durante l’incontro Anci di Montecatini.

Abolire il ticket per le terme

La riduzione a 50 euro positiva, ma insufficiente

I comuni italiani chiedono l’abolizione del ticket sulle cure termali, introdotto dalla Finanziaria 2003, pur apprezzando la modifica apportata all’art. 30 dalla commissione bilancio della camera che riduce il ticket da 70 a 50 euro, e fa salve le esenzioni per le fasce deboli della popolazione (bambini sotto i sei anni e anziani sopra i 65, a basso reddito). È quanto è emerso nella riunione organizzata ieri a Montecatini Terme dall’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni italiani, per sviluppare una riflessione sul comparto che conta 185 località termali e 390 aziende.

´I comuni’, ha detto a ItaliaOggi Antonio Centi, presidente della consulta nazionale del turismo dell’Anci, ´a prescindere dal colore politico, hanno approvato oggi (ieri per chi legge, ndr) all’unanimità il documento finale, che sarà inviato a tutti i gruppi parlamentari, in cui viene chiesta l’abolizione del ticket. Infatti, in questo momento in cui gli enti locali stanno investendo su questo settore trainante del comparto turistico che, secondo i dati di Federterme, può interessare 40 milioni di cittadini, l’inserimento della tassa causerebbe danni enormi’. Il termalismo registra un giro d’affari di 293 milioni di euro, di cui circa 100 a carico del Servizio sanitario nazionale, e un indotto di 1,9 miliardi di euro coinvolgendo circa 65 mila occupati.

´I comuni termali italiani’, recita il documento sottoscritto ieri a Montecatini, ´impegnati a favorire il settore, apprezzano la riformulazione dell’art. 30 dell’originale testo della proposta di legge finanziaria sia nell’iniziale ridimensionamento del ticket, sia nella parte normativa, e, tuttavia, ritengono necessario accogliere lo specifico emendamento soppressivo dell’Anci, presentato nell’ambito di una forte azione associativa, tesa a modificare la legge finanziaria, fortemente penalizzante per il sistema delle autonomie locali’.

Il documento prosegue chiarendo che ´i comuni termali italiani chiedono al governo e al parlamento di condividere le richieste dei comuni che ´non si riferiscono genericamente alla richiesta pura e semplice di non cambiare nulla, quanto a non cambiare in questo momento un elemento essenziale della corsa in atto per la qualificazione del settore decisivo per il paese. Il danno che potrebbe conseguire dall’interruzione o ridimensionamento della fase di crescita competitiva del termalismo oltre a produrre prevedibili e consistenti riduzioni di domanda, determinerebbe un aggravio generale di costi proprio sul sistema sanitario con aumenti di degenze ospedaliere e inevitabili conseguenze sui costi sociali a carico dei comuni’.

Durante l’incontro di Montecatini, il vicepresidente di Federterme, Lino Gilioli, ha ricordato che, secondo uno studio effettuato dall’associazione, a fronte di un risparmio di 100 milioni di euro, lo stato ne perderà 516 milioni, dovuti alla riduzione di consumi.