Abbandonati nell’emergenza economica

20/04/2005
    mercoledì 20 aprile 2005

      Abbandonati nell’emergenza economica
      I sindacati: manca un progetto per il Paese. Pezzotta chiede una «coalizione sociale»

        Felicia Masocco

        ROMA Il paese è nell’emergenza, l’incertezza politico-istituzionale di queste ore non aiuta, il rischio è che si continui a navigare a vista chissà per quanto ancora, a galleggiare nella migliore delle ipotesi. Un rischio che va evitato per i sindacati, e il leader della Cisl Savino Pezzotta propone la costruzione di «una grande coalizione sociale per dare una svolta». Sindacati e imprese devono individuare cinque o sei punti da realizzare da qui a fine legislatura, priorità «da concertare con noi e in un rapporto diverso con l’opposizione». Un programma minimo, essenziale, da portare avanti «sia che resti questo governo, sia che si vada al voto anticipato». Pezzotta la chiama «sfida alla politica», «un compito alto che le parti sociali devono assumersi», ognuna «rinunciando a qualche interesse». Si può partire dal Sud, dalla tutela dei redditi, dalla questione demografica e ad essa collegata quella del Welfare, e ovviamente dalle politiche per lo sviluppo. L’occasione per questo appello è stato un convegno al Cnel dedicato all’economista Ezio Tarantelli assassinato 20 anni fa dalle Brigate rosse.

          La proposta riapre il dibattito tra gli stessi sindacati. Guglielmo Epifani l’accoglie con prudenza, intervenuto prima di Pezzotta aveva anche lui descritto la gravità della situazione che la Cgil ha sempre sintetizzato col termine «declino» e sottolineato la necessità di un «progetto per il paese», per «dargli un futuro», ha detto paragonando la situazione attuale a quella della ricostruzione. Anche nella traccia di Epifani il ruolo delle parti sociali non può essere di secondo piano, ma ci sono le istituzioni locali a cominciare dalle Regioni, c’è il mondo del terzo settore, ci sono insomma tutti quei corpi intermedi che come i sindacati in questi anni non sono stati tenuti in alcuna considerazione dal governo e che possono prestarsi a una «battaglia culturale per spostare il terreno – ha detto Epifani – per far uscire dalla pigrizia» chi non vuole affrontare le tante questioni aperte, a quel «progetto» per il futuro. Così, se Pezzotta parla della ricerca «di un accordo, di un’intesa», Epifani non vuol sentir dire di «patti». «Certamente – spiega – tra il Palazzo e il paese reale c’è ormai una distanza enorme e credo che sia innanzitutto dovere del sindacato farsi portatore di una esigenza di cambiamento forte. Credo che questo sia anche interesse delle imprese. Dunque – aggiunge – se su questo terreno incontriamo l’appoggio delle imprese, del volontariato, delle amministrazioni locali, ben venga».

            Il leader della Cgil sembra un po’ più cauto (se non proprio scettico) nell’ipotizzare una qualche «concertazione» con un governo Berlusconi o Berlusconi-bis, se non altro per la mancanza di credibilità dell’interlocutore. Governi-fotocopia potrebbero poi avere la forte tentazione di selezionare il blocco sociale a cui rivolgersi in vista delle elezioni, e il mondo del lavoro dipendente che i sindacati rappresentano non è mai stato il primo dei pensieri della coalizione al governo. Basti pensare al mancato rinnovo dei contratti pubblici, oppure alla piega che sta prendendo la discussione sull’abbattimento del costo del lavoro: si parla di Irap e basta. Di come ridurla usando i 12mila miliardi dell’annunciato terzo modulo della riforma fiscale, non si pensa che così facendo le Regioni verrebbero private del finanziamento della sanità pubblica e i cittadini di una parte del Welfare.

              Risolta la crisi di governo (si vedrà come) il confronto su questi temi forse riuscirà più semplice, anche tra sindacati: «Purché non si traduca in un rilancio del sindacato in un’ottica politica», avverte il segretario generale aggiunto della Uil Adriano Musi. In via Lucullo sono pronti a discutere la proposta di Pezzotta, con molti distinguo e con la determinazione «a non candidarsi ad essere soggetti politici».