Abano. Lavoratori termali senza indennità

27/10/2005
    giovedì 27 ottobre 2005

      Pagina 29 – Provincia

      Lavoratori termali senza indennità

        A rischio il trattamento di disoccupazione nei quattro mesi di chiusura degli hotel

        di Eugenio Garzotto

        ABANO. Quattro mesi senza stipendio. Sono quasi 4 mila i dipendenti alberghieri con contratto a tempo indeterminato che rischiano di non percepire più l’indennità di disoccupazione per il periodo in cui sono posti in stato di sospensione. Una recente normativa, infatti, «congela» i contributi Inps per i lavoratori la cui impresa non sia costretta ad una chiusura temporanea per cause imprevedibili.

          Per scongiurare quella che i sindacati giudicano una mazzata al bilancio di migliaia di famiglie, Cgil, Cisl e Uil hanno incontrato ieri l’assessore provinciale Roberto Tosetto: un summit a carattere interlocutorio nel corso del quale si è formalizzata l’apertura di un tavolo di discussione. Al centro della questione, una disposizione, peraltro contraddittoria in alcuni punti, della legge 80. La normativa stabilisce che l’indennità di disoccupazione possa essere chiesta solo dai dipendenti di aziende costrette alla sospensione per gravi difficoltà. E per non più di 65 giorni.

          Gli hotel termali non rientrerebbero in questa categoria. Nel loro caso, la sospensione si applica in periodi fissi: quattro mesi su dodici. Un arco di tempo in cui, finora, i dipendenti hanno percepito mediamente il 50 per cento del salario, in attesa dell’automatica riassunzione alla riapertura della stagione. Tutto questo ora potrebbe diventare un ricordo. Ma i sindacati preannunciano battaglia. «Sono in gioco i livelli minimi di sussistenza delle famiglie – dichiara Ivana Veronese della Uiltucs-Uil – Anche gli alberghi attuano una sospensione non programmata, ma legata ai livelli di presenze. Noi consigliamo ai lavoratori di presentare comunque domanda. Chi non lo farà, rischia di non incassare un centesimo. Ma ci batteremo per eliminare il limite dei 65 giorni».

          Puntualizza Hamid Khakpour della Filcams-Cgil: «In tutti questi anni è rimasto in vigore un accordo con l’Inps di Padova che pare non sia più valido. Vogliamo vederci chiaro, arrivando fino alla Presidenza del consiglio». «Sono a rischio anche i contributi previdenziali che si accumulano durante la sospensione – sottolinea Renata Mazzacco della Fisascat-Cisl – Rispetteremo i livelli di contrattazione, ma se questa normativa non verrà modificata, siamo pronti alla mobilitazione».