A tu per tu con Epifani

28/10/2002

          28 ottobre 2002

          Atipiciachi di Bruno Ugolini

          A TU PER TU CON EPIFANI
          Èpassata quasi in sordina,
          ma è una piccola svolta in
          casa Cgil. Alludiamo all’
          apertura, nel sito del principale
          sindacato italiano, di un forum
          aperto ai frequentatori di Internet,
          iscritti e non iscritti. Un’iniziativa
          che in qualche modo innova
          il rapporto tra l’organizzazione
          e la sua stessa base. È come
          se per la prima volta il simpatizzante
          Cgil, per non parlare di
          donne e uomini con tanto di tessera
          in tasca, riuscisse a parlare
          direttamente a Guglielmo Epifani
          e al gruppo dirigente confederale,
          rendendo note le proprie
          opinioni. Una scelta innovativa,
          il segnale di una volontà d’apertura
          e di rinnovamento, anche
          nell’uso di strumenti, di cui non
          sempre si è compresa l’importanza.
          La speranza è che l’iniziativa
          trovi un seguito massiccio, nelle
          stesse strutture sindacali di base.
          Il primo tema che ha richiamato
          già una dose notevole di messaggi
          porta il titolo «Una Finanziaria
          irresponsabile». I partecipanti
          indugiano soprattutto sulle polemiche
          seguite allo sciopero generale
          proclamato dalla sola
          Cgil. Ed ecco la testimonianza di
          un lavoratore della scuola, un dirigente
          scolastico, che se la pren-
          de con il vice primo ministro Fini
          e la sua accusa circa le caratteristiche
          meramente politiche
          dell’astensione dal lavoro del 18
          ottobre.
          La testimonianza prova a spiegare
          (anche a Fini) perché in tanti
          hanno scioperato quel giorno.
          Lo scrivente ha trascorso 20 anni
          come maestro elementare e
          oggi dirige una scuola elementare
          e dell’infanzia, riconosciuta
          come una scuola statale di qualità,
          a San Giorgio a Cremano, in
          provincia di Napoli. Spiega come
          nella scuola siano passati attraverso
          fasi, anche difficili,
          «per affermare il diritto soggettivo
          all’istruzione ed alla formazione».
          È stata così costruita, anche
          se se ne parla poco, «una
          delle migliori scuole elementari
          del continente». C’è un modello
          della scuola dell’infanzia dello
          Stato che sovente, anche nelle
          esperienze avanzate del Mezzogiorno,
          è simile a quello realizzato
          in città come Reggio Emilia.
          Ora però il governo intende usare
          la scure per tagliare 70.000 posti
          di maestri di scuola elementare
          e 20.000 collaboratori scolastici
          (ex bidelli). Il progetto è quello
          di abbassare i livelli di qualità
          e rendere così competitiva «non
          la scuola privata ma la peggiore
          scuola privata». Tutto nasce dalla
          convinzione che con meno
          formazione si hanno meno cittadini
          consapevoli. Non è solo un
          problema di occupazione e di tagli
          finanziari.
          Ecco perché l’adesione allo sciopero
          di questo dirigente scolastico
          è stata, certo, scrive, «una scelta
          politica». È la scelta, in sostanza,
          di difendere i diritti dei bambini.
          Un nuovo tassello nella battaglia
          più generale sui diritti (a
          cominciare da quello sottostante
          il famoso articolo diciotto sui
          licenziamenti facili). I bambini
          rappresentano un protagonista
          in più. Quelli che vanno a scuola
          e che oggi rischiano d’essere meno
          tutelati e quelli che sono costretti
          a lavorare. Un libro dell’
          Ediesse ha di recente riportato
          un’inchiesta voluta proprio dalla
          Cgil sul lavoro minorile. Esiste
          nel nostro Paese un esercito – quanto
          mai «atipico» – di quattrocentomila
          bambini-lavoratori,
          costretti a lavorare durante
          l’orario scolastico oppure prima
          e dopo la scuola. Certo forse non
          avranno nemmeno potuto scioperare
          il 18 ottobre. Ma è come
          se fossero stati in corteo, un altro
          immenso corteo.