A Torino «tagli» in 500 negozi

21/09/2004


            martedì 20 settembre 2004

            Sezione: ECONOMIA ITALIANA – pag: 16
            LA SFIDA AL CARO-PREZZI • Prime adesioni al piano-Siniscalco a dieci giorni dall’avvio delle misure
            A Torino «tagli» in 500 negozi
            Riduzioni del 2% nei 200 punti vendita Crai – In preparazione la lista dei 600 prodotti da calmierare

            AUGUSTO GRANDI

            TORINO • La riduzione dei prezzi a Torino scatterà il 1 ottobre. «Si comincerà in ogni caso, con chi sarà pronto — assicura Pino De Maria, presidente dell’Ascom torinese — mentre altri aderenti al progetto potranno aggiungersi in fasi successive, man mano che avranno risolto i rispettivi problemi». Il progetto per la lotta al caro vita, dunque, non resterà sulla carta.

            Nei giorni scorsi — presso la Camera di commercio di Torino che ha assunto un ruolo di "snodo" dell’iniziativa — si sono succeduti gli incontri tra tutte le parti coinvolte e si stanno mettendo a punto gli elenchi dei 600 prodotti il cui prezzo sarà ridotto del 2%. Per il momento, precisa De Maria, l’adesione sicura è quella della catena dei negozi della catena Crai (oltre 200 tra la città di Torino e la provincia). E si attendono le decisioni di altre catene analoghe, per capire se seguiranno l’esempio del Crai o si adegueranno alle scelte della grande distribuzione organizzata che non abbasserà i prezzi ma li manterrà fermi sino a dopo Natale.

            Più difficile coinvolgere i piccoli negozi, ma non impossibile. Lo scorso anno, quando a Torino si sperimentò un’analoga iniziativa, i negozi che avevano aderito erano stati circa 200. Ma quest’anno De Maria — che oggi dovrebbe essere riconfermato alla vicepresidenza della Camera di commercio di Torino — punta a superare quota 500. Per i dettaglianti si studieranno apposite "borse della spesa" con una dozzina di prodotti a prezzi ridotti.

            L’obiettivo è però di coinvolgere un sempre più vasto numero di punti vendita di ogni tipo. «Perché Torino — aggiunge il presidente dell’Ascom — deve diventare un modello positivo. Non possiamo più essere solo la città dei maggiori incrementi dei prezzi, degli scandali dei cimiteri o della crisi della Fiat.

            Abbiamo lanciato una proposta che ha avuto seguito in tutta Italia proprio perché noi siamo riusciti a mettere intorno a un tavolo l’intera filiera, dagli agricoltori alle industrie, dai commercianti ai politici. E tutti hanno capito che l’aumento dei prezzi non dipende solo dal negoziante, ma è legato alle banche, ai trasporti, alle tariffe». Insomma, la collaborazione tra le parti non deve portare solo a nomine imbarazzanti in qualche fondazione che dovrebbe avere un ruolo importante per Torino.

            D’altronde la città è alle prese con una crisi che viene mascherata solo dall’ingente afflusso di denaro per le Olimpiadi e i grandi lavori per le infrastrutture. Ma l’impoverimento delle famiglie è una realtà e, per questo, si cercherà di coinvolgere nel progetto di contenimento dei prezzi anche i mercati rionali. A Torino, infatti, i mercati sono aperti tutti i giorni in tutti i quartieri della città e rappresentano una sorta di calmiere dei prezzi. Per questo si vorrebbe che anche le bancarelle dei mercati partecipassero all’iniziativa contro il caro vita, anche se devono ancora essere studiate le modalità. Magari si partirà da un mercato importante per poi sperare in una sorta di circolo virtuoso. Perché la competizione dovrebbe portare all’imitazione. D’altronde l’esperimento dello scorso anno aveva visto un incremento del 16% delle vendite dei prodotti a prezzi bloccati.

            Ma la lotta ai prezzi dovrebbe coinvolgere anche ristoranti e bar. Perché i rincari, forse già in previsione olimpica, hanno coinvolto numerosi ristoranti torinesi. E questo non favorisce né il turismo né una maggior presenza dei torinesi nei locali. Quanto ai bar, si potrebbe arrivare a una modesta riduzione del prezzo della tazzina di caffè (più cara rispetto ad altre città): un provvedimento inutile sul fronte dell’effettivo contenimento dei prezzi, ma importante come segnale di buona volontà.