A spine staccate

27/06/2003


27 Giugno 2003
reportage
Pierangelo Sapegno

A spine staccate

Un giorno tra rabbia
e sorprese amare


Migliaia bloccati negli ascensori. Ma a volte anche i vigili del fuoco
sono rimasti fermi: a Milano non funzionava la sbarra per far uscire
gli automezzi. In Piemonte 100 mila a secco per il tilt dell’acquedotto




IN un alloggio del terzo piano s’è spento il frigo ed è scattato l’allarme. Misteri del black out. Sono arrivati i carabinieri sgommando sull’Alfa con l’aria condizionata. Era un falso allarme.
A Milano ce ne sono state 50 di chiamate così. A Torino, Poste in tilt e i clienti in coda rimandati a casa. Anche i ladri qualche volta sono stati rimandati a casa: «Scusate c’è il black out». Intanto da Milano, qualche genio faceva clic e clac e spostava il buio e la luce. L’hanno pure pagato: era il suo lavoro. E’ stata una giornata assurda.
A Roma, Silvio Berlusconi, quando è arrivato ieri a Montecitorio, aveva il sorriso di quelli che ritrovano il fiato, appena usciti da un forno. Ha posato i fogli, s’è guardato in giro, ha detto: «Scusate il ritardo». Poi ha aggiunto: «Mi sono dovuto cambiare per essere presentabile.

Forse al Senato c’è stato un black out dell’aria condizionata». Vero. Mica solo al Senato. Secondo Nando Dalla Chiesa, senatore della Margherita, è durato 20 minuti, «ma non si scoppiava di caldo come un paio di settimane fa». Secondo Daniela, che lavora alla gelateria Slup di Savona, è piombato all’improvviso un caldo boia come se fosse una bomba, è durato molto più di 20 minuti, e tutto quello che ha dovuto buttare via l’avrebbe portato volentieri a quelli là. Dopo che era marcito, ovviamente.
A leggere le note che arrivano da Roma, il primo black out dell’estate ha toccato solo il 5 per cento del Paese, senza guardare in faccia a nessuno, dal presidente del Consiglio alla gelataia di Savona. Sei milioni d’italiani, dicono, a macchia di leopardo, un po’ qui un po’ là. Sarà così. Però ha colpito Roma, Milano, Torino, la Calabria, la Liguria, la Sardegna e tutta la Penisola da un capo all’altro. Dicevano: niente ospedali, faremo attenzione alle industrie. Invece, ci sono aziende che hanno dovuto mandare a casa i dipendenti, e un ospedale rimasto senz’acqua.

Il black out ha colpito in pieno pure un comando dei vigili del fuoco.
Ci hanno spiegato che è tutta colpa del consumo: i condizionatori d’aria divorano energia.

E poi ci hanno detto che la Francia ha annunciato il taglio di una fornitura elettrica da 800 megawatt solo ieri, all’ultimo momento. Per questo non hanno fatto in tempo ad avvertire. Davvero? Guido Bertolaso, responsabile della Protezione civile, certifica: «Non siamo stati allertati. Lo abbiamo appreso dalla stampa». E se non avvisano loro, chi avvisano? I carabinieri? Gli amici? Le tv? Comunque sia andata, oggi è di sicuro peggio. Ancora adesso non sappiamo con certezza se ci sarà di nuovo black out o no. Il prefetto di Roma, Emilio Del Mese, ha rassicurato tutti: «C’è un preallerta». Siamo a posto, anche stavolta lo sapremo dopo.
Faremo come oggi. In fondo, per un giorno abbiamo fatto come a Stromboli, frazione Ginostra, dove stanno senza energia per tutto l’anno. Una vita così, sole, mare e vulcano. Niente luce, niente tv, una bombola a gas per il frigo, «e una lotta continua con i gruppi elettrogeni e con i panelli solari», come dice Erina Giuffré, «perché bisogna stare attenti ai consumi, e anche ai pericoli». Però, lì, hanno le onde del mare che arrivano con il vento, non hanno cravatte, giacche, tailleur, non hanno un lavoro dietro a una finestra e davanti a un muro. Il black out è come se l’avessero scelto. Per loro è meglio così: sole, mare e vulcano. A noi ci è capitato tra capo e collo, in un giorno di afa e di qualche brutta notizia. Ci stiamo abituando. Alle brutte notizie.
L’interruzione di energia elettrica per due ore, a macchia di leopardo, ha ravvicinato l’Italia da un capo all’altro, nel segno dello scirocco e del sudore. Hanno cominciato dalle 9 di mattina, schiacciando un pulsante dalle parti di Milano, organizzando la regia. Clic e clac: e la luce sparisce prima qui e poi là. I geni del clic e clac devono aver lavorato tutto il giorno con cura e serietà. Niente è lasciato al caso. Il chirurgo plastico Roberto Bobbio, nel suo ambulatorio in corso Dante, Torino, s’è fermato a metà operazione durante un intervento maxillofacciale con il bisturi in mano e la paziente sotto terrore. «Che succede?», ha chiesto lei, sudando. «E’ partita la luce», ha risposto lui. Bisogna aspettare. Diglielo a lei: anestesia locale, 34 gradi all’ombra, e due ore a girarsi i pollici davanti a un bisturi.
Alla stessa ora, Danilo Ruggeri, 32 anni, lavoratore pendolare, s’è trovato sul diretto Bologna-Padova, fermo nella piana sotto alla canicola. Quando il treno viaggia, c’è un po’ di vento dai finestrini. «Così si muore», dice Ruggeri. Colpa del black out: assenza di energia sulla rete, spiegavano dalle Ferrovie. E sei treni paralizzati nel sole. «Casualmente, l’interruzione di rete a Bologna ha interessato proprio la linea elettrica che riforniva quel tratto». Tutto il resto funzionava: passaggi a livello, le stazioni, gli altri treni. Sempre alla stessa ora, al quartiere Trieste e nel rione Prati di Roma, i commercianti inscenavano una protesta: frigoriferi bloccati, caldo boia, però le luci delle strade che funzionavano in pieno giorno. Com’è possibile?, urlavano. «Perché il black out non riguarda le cose di utilità pubblica», gli rispondevano.

E loro con gli occhi colpiti dall’afa: le strade illuminate di giorno? Utilità pubblica? Bisogna stare attenti al caldo. Dà alla testa.
Anche il padrone della pasticceria Meinero, prendeva le sue paste e andava a buttarle via con un diavolo per capello. Brutta giornata per i dolci. Mentre la signora Giovanna Passo, corso Traiano, Torino, si fermava con l’ascensore. Lei abita al nono piano. E aveva la borsa della spesa: non l’avrebbe fatta a piedi neanche se la pagavano. Dice: «M’è andata bene. Solo mezz’ora».
C’è chi gli è toccato tutt’e due le ore di black out. «Mica potevamo andare dappertutto», hanno detto i vigili del fuoco. Quelli come Giovanna Passo sono la maggioranza. A Brindisi una donna ha aspettato invano nell’ascensore che arrivassero i soccorsi: erano rimasti bloccati anche loro, in strada, fra le bancarelle del mercatino. A Roma dicono che ci sono state 146 chiamate per liberare le persone chiuse negli ascensori. A Milano più di 200. A Torino, i vigili del fuoco contano: «Ottanta chiamate, 50 interventi. Trenta si sono arrangiati». Per i semafori spenti e gli incroci in tilt, 24 chiamate, mentre i geni del clic e clac spostavano il black out da qualche stanza sperduta chissà dove a Milano. A Cagliari, in meno di un’ora 50 disperati sono rimasti bloccati negli ascensori. Un record.
Molti uffici hanno mandato a casa i dipendenti: non funzionavano i computer. A Torino, la gente s’è trovata in coda alle Poste: tutto fermo. A Milano, invece, non si poteva neanche uscire da un ufficio delle Poste. Luce spenta, porte bloccate. Sono saltati i telefoni un po’ dovunque. Giovanna Torrisi, Genova: «Il telefono s’è staccato all’improvviso, mentre chiamavo l’ambulanza per mia mamma che stava male. Non potevano avvisarci? ». Causa black out, s’è fermato pure l’acquedotto che serve Moncalieri, più di 100 mila abitanti: per due ore i malati dell’ospedale si sono arrangiati. E se certi malati si possono arrangiare meno? Al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Milano alle 13 e 45 s’è spento tutto. Non si alzava neppure più la sbarra per far uscire i furgoni. La gente chiamava e loro rispondevano: «Anche noi siamo nel black out».
Mica sono tutti come il tipo che è entrato in banca a Sommariva Bosco, nella filiale San Paolo. Ha puntato una pistola. Ha detto: «Questa è una rapina». Ha riempito un sacco con i soldi.

Poi quando ha fatto per uscire, non poteva. Tutto bloccato, in pieno black out. La banca non riusciva a chiamare i carabinieri con il pulsantino nascosto. Ma pure le porte non scattavano.
Il tipo ha preso una mazza e ha rotto la finestra, imprecando: «Chi se ne frega del black out».