A sinistra Cgil s’odono squilli di Fausto

15/07/2005
    venerdì 15 luglio 2005

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    RAGGI X 2. NUOVI MOVIMENTI IN CORSO ITALIA
    di Ettore Colombo

      A sinistra Cgil s’odono squilli di Fausto
      La gauche sindacale lo vota alle primarie

        Dentro la Cgil, la sinistra è in movimento. E guarda a Bertinotti. Paolo Nerozzi, segretario confederale con delega a Sud e riforme; Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom; Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della stessa Fiom e leader della sua ala più dura e insieme più movimentista, ieri alleato organico di Rinaldini e oggi in molti punti lontano e ben più radicale di lui. Infine, Gian Paolo Patta, leader della ex (notizia ufficiale di ieri) minoranza interna della Cgil, già segretario confederale con delega alla Funzione Pubblica ma da pochi mesi incaricato di seguire le «questioni europee».

        Sono questi i quattro nomi più importanti, all’interno del sindacato di corso Italia, intorno ai quali si gioca non solo il riposizionamento – in corso da mesi – della sinistra Cgil ma anche, in parte, i destini dei rapporti interconfederali, delle relazioni con «i padroni» e, in prospettiva, del profilo dell’unica, vera, opposizione sociale che potrebbe dare più di una noia al futuro governo Prodi. Che, come ha promesso a Epifani a Serravalle, vuole tenere insieme «risanamento e sviluppo» ma sapendo entrambi che qualcuno, il risanamento dei conti, dovrà pur pagarlo. Molto sta, dunque, nei rapporti e negli assetti che si rinsalderanno o si allenteranno tra sinistra Cgil e sinistra politica. Ma se Cremaschi del Prc è iscritto e membro della Direzione, anche se non più in buoni rapporti con Bertinotti, e il Pdci ha sempre avuto in Patta un interlocutore privilegiato, è nella sinistra interna ai Ds che i cigiellini sono in gran fermento. All’ultimo congresso Rinaldini ha votato la mozione Salvi, ma è anche uno dei più sensibili alle sirene della ricostruzione di una “sinistra-sinistra” organica. Del resto, fu il suo predecessore Sabbatini la vera mente e braccio del sogno politico cofferatiano. E Nerozzi, uno dei principali animatori del “Correntone”, guarda con sempre più interesse, alla formazione di un’aggregazione libera, movimentista e radicale che porti a ricomposizione (e, forse, magari in prospettiva, a unità) quell’area che parte dal “nuovo corso” bertinottiano, passa per l’alleanza organica con i movimenti (no global ma anche girotondini, senza tralasciare il pacifismo cattolico radicale) e arriva fin dentro i Ds (e la Cgil). Nel tentativo di seppellire definitivamente la Fed e fare in modo che «i centristi facciano il centro e la sinistra faccia la sinistra». Spalleggiato da Carlo Podda, segretario della Funzione pubblica, ma anche da categorie nuove come la Flai e gli alimentaristi, Nerozzi ha scelto il contenitore di “Uniti a sinistra” della coppia di ex Folena e Martone.

        Obiettivo, tirare la volata a Bertinotti senza ingabbiare i suoi aderenti nelle beghe del Prc e far capire che la sinistra interna della Cgil sta con Epifani ma non vuole fare, per ora, sconti a Prodi. Alle primarie, però, fa capire Nerozzi, non vi saranno da parte di questi cigiellini esplicite dichiarazioni di voto per Bertinotti, non foss’altro che per salvare la faccia di quel che resta dell’indipendenza cigiellina dalla politica. Sulla stessa linea, anche se un po’ più defilato, dato anche il ginepraio del rinnovo del contratto dei metalmeccanici in corso e le tensioni sempre maggiori con Fim Cisl e Uilm, Rinaldini, che pure Bertinotti e i suoi hanno sempre visto, con tutta la Fiom, come uno dei principali interlocutori di quella “nuova Rifondazione” plurale e non più comunista cui puntano per il futuro. Chi invece all’area comunista, come ai rapporti con i pezzi più ragionevoli del trotkismo e del sindacalismo di base, resta legato a doppio filo è Cremaschi, che proprio oggi presenterà pubblicamente la sua componente organizzata in Cgil, “Rete del 28 aprile” (tra i suoi spicca il nome di Ferruccio Danini, bertinottiano doc). Cremaschi martella su concetti semplici quanto radicalissimi (no alla concertazione, sì al conflitto), rifiuta ogni compromesso non solo con Confindustria ma anche con Cisl e Uil sulla riforma della contrattazione ed ha un pregio: dichiara di volersi occupare solo e soltanto di questioni sindacali. E dunque del futuro della Cgil, non di quello dell’Unione, anche se non è chiaro se presentando una mozione alternativa a quella di Epifani oppure limitandosi a tesi emendative. Ma di certo rifiutando seccamente di voler tirare la volata oggi a coalizioni e domani a “governi amici”.

          Patta, infine: annuncia anche formalmente l’ingresso nella “vasta” maggioranza epifaniana pur dichiarando che l’area che ha costituito (e con cui Cremaschi ha rotto), “Lavoro e società – Cambiare rotta” non si scioglie. In vista del congresso (marzo 2006) presenterà una sola tesi emendativa a quelle epifaniane: la richiesta di regolare per legge la rappresentanza. Un altro bel modo per dire addio ai sogni, ormai del tutto lontani, di unità confederale. Il che, per un ex socialista riformista come Epifani, non è esattamente una vittoria.