A settembre buste paga in linea con l’inflazione

04/11/2002





        1 novembre 2002

        ITALIA-LAVORO


        A settembre buste paga in linea con l’inflazione
        Elio Pagnotta


        (NOSTRO SERVIZIO)
        ROMA – Le retribuzioni continuano a tenere il passo dell’inflazione che sta lentamente risalendo. In settembre infatti la totale stabilità delle buste paga rispetto al mese precedente si è tradotta in una crescita del 2,5% su base annua. Una variazione che lascia salari e stipendi in linea con i prezzi al consumo (+2,6%, se misurati attraverso l’indice per le famiglie di operai e impiegati senza tabacchi). In termini reali dunque è ormai crescita zero per la dinamica salariale, con un impatto che non ha mancato e che non mancherà di pesare negativamente sulla sospirata accelerazione dei consumi delle famiglie e che ovviamente allungherà i tempi di recupero della nostra economia. In settembre comunque – sottolinea l’Istat – lo stop congiunturale ha risparmiato alcuni settori, come le imprese minerarie, le industrie chimiche e della gomma e alcuni comparti dei trasporti. Nei primi nove mesi del 2002, quindi, l’aumento delle buste paga è stato del 2,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato. Un dato che potrebbe essere lievemente modificato nella parte finale dell’anno: la crescita retributiva, proiettata per il 2002 in base all’applicazione dei soli contratti in vigore a fine settembre (e quindi ad esclusione di eventuali rinnovi), viene infatti stimata dall’Istat attorno al 2,5%, un dato ben più elevato del tasso d’inflazione programmato (+1,7%) ma molto probabilmente alla pari con quello su cui secondo le previsioni ufficiali si fermerà l’inflazione reale a fine 2002. C’è comunque da tener presente che alla fine di settembre erano ancora in attesa di rinnovo 31 accordi collettivi nazionali, che interessano complessivamente circa 4,1 milioni di lavoratori dipendenti, con un peso del 37,8% sul monte retributivo contrattuale. La dinamica salariale potrebbe quindi non subire correzioni, determinando così un "pareggio" tra buste paga e costo della vita. Una situazione moderatamente favorevole all’andamento del costo del lavoro ma molto meno alle retribuzioni, che in sostanza resterebbero sulle posizioni di partenza. In settembre intanto è stata l’agricoltura a tenere la testa della graduatoria degli aumenti retributivi con un incremento del 4 per cento. Seguono il commercio (+3,1%), i servizi privati (+2,7%), l’industria e la pubblica amministrazione (+2,6% entrambe). In coda gli addetti ai trasporti, dove l’aumento non supera lo 0,6%. Nell’industria manifatturiera la crescita è stata pari al 2,5%, con variazioni che toccano un massimo del 3,9% per gli addetti alle industrie della gomma e plastica e un minimo dell’1,6% per quelli della lavorazione dei minerali non metalliferi. Pesante infine il bilancio degli scioperi. La manifestazione generale di aprile (che da sola ha causato la perdita di 16,2 milioni di ore, il 70,4% del totale), ha spinto a 25,4 milioni le ore lavorative perdute a causa di conflitti di lavoro nei primi nove mesi del 2002, quasi cinque volte più che nello stesso periodo dell’anno passato (+470%). La crescita – ricorda l’Istat – è dovuta per la quasi totalità (22,9 milioni di ore, il 90,3% del totale) a vertenze estranee al rapporto di lavoro, che si sono addensate nei mesi di gennaio (3,5 milioni di ore, il 15,2% del totale) e, appunto, di aprile.