«A settembre aboliremo l’articolo 18»

10/07/2003





 
   


10 Luglio 2003
«A settembre aboliremo l’articolo 18»
Il sottosegretario Sacconi prevede una legge che cancella il reintegro per i giovani licenziati senza giusta causa
P. A.


A settembre riprenderà la discussione della delega 848 bis (stralcio della 848), che contiene la sospensione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per tutti i nuovi assunti e per tre anni. L’annuncio è stato dato ieri dal sottosegretario al welfare, Maurizio Sacconi, lo stesso che dall’inizio della legislatura conduce, per conto del suo governo, una battaglia diretta contro l’articolo 18 e in favore dell’introduzione della massima flessibilità nel mercato del lavoro e nei rapporti di lavoro. Il sottosegretario ha parlato ieri a margine di un convegno dell’Inail in un momento in cui si era ancora poco informati sul nuovo scontro interno alla maggioranza di governo e sul fallimento del primo tentativo di mettere in piedi una vera cabina di regia sulle questioni economiche. Quindi la sicurezza di Sacconi sul fatto che a settembre si stringeranno i tempi dell’ulteriore attacco allo Statuto dei lavoratori potrebbe (e dovrebbe) essere presa con le molle. In ogni caso l’annuncio di Sacconi conferma – contingenze politiche a parte – le intenzioni di fondo del governo Berlusconi, che, dopo la sconfitta del referendum per l’estensione dell’articolo 18, ora vuole chiudere il cerchio. E la fine dell’opera avviata dal governo di centro destra sullo smantellamento del sistema dei diritti del lavoro include sia la limitazione ulteriore dello spazio giuridico e politico dell’articolo 18, sia soprattutto la conclusione della riforma del lavoro e delle figure contrattuali, attraverso la legge 30. Martedì lo ha dichiarato con una certa nettezza anche il ministro dell’economia Giulio Tremonti. La riforma del mercato del lavoro – per Tremonti – è «la riforma delle riforme». E lo è sicuramente anche per la Confindustria, che non a caso punta su questa riforma e sulla riforma delle pensioni, vista non tanto come ulteriore intervento su un sistema previdenziale già molto trasformato, ma come ulteriore passaggio nel lungo cammino della riduzione del costo del lavoro. Il punto principale, per la Confindustria, è infatti la decontribuzione. Ed è un punto che ieri ha ricordato, sottolineandolo, lo stesso Sacconi. «La decontribuzione – ha detto il sottosegretario parlando di pensioni – è nel testo della delega ed è un contenuto al quale noi non intendiamo rinunciare».

Prendendo dunque per buono l’annuncio di Sacconi e ammettendo che a settembre ci sia ancora un governo capace di governare (cosa di cui, a dire il vero, ci sono pochi indizi sin da ora ora), l’articolo 18 tornerà di attualità. Non è quindi un argomento politico archiviato, come ha voluto far credere qualche bontempone e come si era pensato subito dopo il referendum fallito di giugno. Il disegno del governo era chiaro sin dall’inizio e ci sono voluti vari scioperi e manifestazioni oceaniche per bloccare il primo tentativo contenuto nella delega 848 sul mercato del lavoro. Dopo mesi di battaglie, con la Cgil guidata allora da Cofferati in prima linea, il governo aveva provato la via dello scorporo. Per far passare la parte della delega sulle modifiche del mercato del lavoro, del collocamento e di tutte le norme sulla intermediazione di manodopera, il governo aveva deciso di spostare in una delega bis, la 848bis appunto, sia gli articoli sul 18, sia quelli sugli ammortizzatori sociali. Mentre il resto dei provvedimenti contenuti nella delega sono stati approvati e tradotti in una legge che ora dovrà a sua volta essere tradotta in un decreto attuativo, la parte relativa alla sospensione sperimentale (che poi diventerà per sempre) dell’articolo 18 è stata bloccata nel suo iter parlamentare dalla montagna di emendamenti che sono stati presentati. La 848 bis sembra avere lo stesso destino dell’altra delega bloccata al senato, quella sulla riforma previdenziale di cui si sta discutendo tanto in questi giorni. I due provvedimenti sono in stand by. La dichiarazione di Sacconi fa pensare che all’interno del ministero del welfare e in generale all’interno della coalizione di governo c’è la volontà, più volte espressa, di andare fino in fondo con le riforme messe in campo.

Più che una vendetta o un dispetto politico rispetto al referendum, siamo di fronte comunque a una difficoltà politica del governo. Il referendum ha solo rimandato nel tempo un percorso che era stato già prestabilito. E’ solo questione di pazienza – ha spiegato ieri ancora Sacconi – il governo sarà in grado di superare le difficoltà e di portare a termine sia la riforma delle pensioni, che la cancellazione dell’articolo 18 per i giovani neoassunti.