A Roma rincari «europei»

09/02/2004


domenica 8 Febbraio 2004

UN BARATTOLO DI NUTELLA SI PAGA PIU’ CHE A BERLINO E PER MANGIARE UN HAMBURGER CONVIENE PARIGI

A Roma rincari «europei»
Solo spaghetti e caffè costano meno che altrove

Un’inchiesta sui listini nelle capitali della moneta unica rilancia le polemiche
I consumatori: «Emergenza nazionale». I commercianti: «Siamo nella media»

Vanni Cornero

Giusto gli spaghetti e la tazzina d’espresso, le due cose di cui, secondo copione nazionalpopolare, gli italiani non sanno fare a meno, ma per il resto, «dolce vita» addio. «Roma ha smesso di essere una della capitali più “cheap” d’Europa», dice un’indagine svolta dall’Ansa, oltre che nella città capitolina, sui prezzi di Parigi, Madrid, Atene, Bruxelles, Berlino: per andare al cinema è meglio la Spagna, gli hamburger più convenienti si trovano sugli Champs Elysées, una lattina di Coca Cola conviene berla all’ombra del Partenone e, causa un perverso gioco di listini nell’età dell’euro, per una merenda a base di Nutella il posto migliore sarebbe Berlino.
Insomma il costo della vita sotto il Cupolone si è ormai allineato a quello delle grandi capitali nordeuropee. Non solo, ma il prezzo di alcuni prodotti assolutamente «made in Italy», da noi è più alto che all’estero. Valga come esempio proprio la Nutella, il cui barattolo da 400 grammi a Roma viene venduto a 2,18 euro, contro i 2,10 di Parigi, l’1,86 di Bruxelles, l’1,50 di Atene per scendere sino all’1 euro e 49 centesimi di Berlino.
Tengono duro, invece, due grandi tradizioni italiane: spaghetti e caffè. Un chilo di pasta, a Roma, costa mediamente 1,20 euro contro l’1,80 di Madrid, l’1,90 di Parigi, i 2 euro di Atene e Berlino e i 3,50 euro di Bruxelles. L’espresso, a Roma, costa in media, 0,65 euro, che a Parigi diventano 1,10, a Madrid 1,20, a Berlino 1,50 e 2,50 a Bruxelles ed Atene.
«Questa – fa notare l’indagine Ansa – è l’unica voce in cui la capitale ellenica risulta più cara delle altre», solo Spagna e Grecia sembrano opporre una certa resistenza ai rincari da euro. Infatti, in media, un litro di benzina verde ad Atene si paga 0,78 euro e a Madrid 0,84, mentre a Roma, costa 1,06 euro, a Bruxelles 1,05, 1,08 a Parigi e Berlino. Roma, poi, torna nel plotone di testa del carovita nel settore tempo libero, con il prezzo dei Cd a 24 euro, alla pari di Madrid, e il biglietto del cinema a 7,50 euro, tanto quanto costa ad Atene e un po’meno degli 8 euro di Berlino. Allo stadio Madrid batte le altre capitali, con 25 euro per un posto in curva, ma Roma la segue con 26 euro, più del doppio dei 7 euro che si pagano ad Atene. Anche il vizio del fumo a Roma è tra i più dispendiosi, visto che un pacchetto di «Marlboro» costa 3,30 euro, meno di Parigi (5 euro) e Bruxelles (3,85 euro), ma più dei 3,20 di Berlino, dei 2,70 di Atene o dei 2,50 di Madrid.
Naturalmente l’indagine dell’Ansa aggiunge legna sul già vivacissimo fuoco delle polemiche a proposito di prezzi: «Il carovita è un’emergenza nazionale e coinvolge prodotti che in Italia dovrebbero costare di meno rispetto agli altri Paesi europei – dice il presidente dell’Intesa dei Consumatori, Elio Lannutti, commentando i dati dell’inchiesta -. Per questo il Governo dovrebbe, finalmente, intervenire con più controlli e più sanzioni contro chi specula. Anche nel ceto medio aumenta il numero di famiglie che con lo stipendio non riesce ad arrivare alla fine del mese».
Una cruda analisi del fenomeno la fa il presidente del Codacons, Carlo Rienzi: «L’allineamento dei prezzi tra Italia e il resto della zona euro sarebbe bello se fosse vero – dice – ma in realtà i listini non sono del tutto confrontabili se non si prendono in considerazione anche stipendi e pensioni che da noi sono in media inferiori del 30% rispetto a Francia e Germania. Quindi il danno prodotto dall’euro e da questo allineamento è per gli italiani ben più alto che per gli altri cittadini europei».
Sull’altro fronte Sergio Billè: «Il costo della vita in Italia è sostanzialmente in linea con quello degli altri maggiori Paesi europei – commenta il presidente della Confcommercio valutando i dati Ansa – va sottolineato come in linea generale emerga una situazione italiana in cui la spesa totale per i prodotti presi in considerazione è inferiore di circa il 25% a quella sostenuta in Germania, cosa che si registrava anche prima dell’euro, confermando come il famoso cambio 1 euro mille lire sia in realtà solo una delle tante leggende metropolitane».
Da parte sua il viceministro delle Attività produttive, Adolfo Urso, invita alla calma, convinto che, pur pagando cara l’introduzione dell’euro, per l’Italia il peggio sia passato e si sia rientrati nella media Ue dei prezzi grazie a un processo «naturale» di livellamento del costo della vita. Ma il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, accusa senza mezzi termini il governo: «Che ci sia un indebolimento del potere d’ acquisto dei salari è chiaro ed è anche chiaro il perchè avviene. Tutto ciò succede perchè è saltato il sistema di relazioni industriali basato su concertazione, politica dei redditi, contratti rinnovati in tempi normali. Insomma, è saltato un meccanismo virtuoso di protezione dei salari e delle pensioni capace anche di raffreddare le tensioni inflazionistiche».