A Riesi i valori valdesi battono il sottosviluppo

10/01/2002

Il Sole 24 ORE.com






    A Riesi i valori valdesi battono il sottosviluppo
    Dalle miniere di zolfo all’industria: la comunità evangelica ha arginato la mafia e aperto agli investimenti dal Nord
(DAL NOSTRO INVIATO)

RIESI – Giuseppe Miccichè, il sindaco di Riesi, lo chiama «il nuovo Rinascimento». Ci vuole una buona dose di coraggio per parlare di Rinascimento nel cuore della Sicilia, al centro di quel triangolo tra le province di Caltanissetta, Enna e Agrigento, che trent’anni fa gli economisti avevano condannato al sottosviluppo perpetuo. Miccichè, un professore di scuola media con una pancia che gli conferisce autorevolezza, non si accontenta, e aggiunge pure «nuovo». E qual era il vecchio Rinascimento, a Riesi? «Le miniere di zolfo più grandi d’Europa: fino agli anni 60 lo zolfo che utilizzava mezzo mondo veniva da qui», spiega Miccichè salendo in cattedra. Caverne, carusi-minatori a piedi scalzi, carrelli carichi di una polvere gialla e fine come borotalco che scavava cunicoli nei polmoni dei minatori che ogni mattina si calavano nelle viscere di Trabia Tallarita, la frazione al confine con Sommatino. «Ma quello era lavoro», dice Miccichè. E sbarrate le miniere alimentate da due enormi motori Tosi (gli stessi del Titanic) che in quegli anni fornivano l’energia elettrica a tutto il paese, ai riesini si spalancarono le porte dell’emigrazione: Torino, Milano, Genova, Belgio, Germania. Detronizzato lo zolfo e la sua economia, a Riesi s’insedia Giuseppe Di Cristina, uno dei boss che tirerà le fila della scena mafiosa palermitana e siciliana per quasi vent’anni. Di Cristina non regna incontrastato. In municipio c’è un sindaco battagliero del Pci, Antonio Di Legami, che tra mille tormenti accetterà che sua figlia sposi il capo mandamento, ucciso nel ’78 da corleonesi. A fianco del primo cittadino si schiera Tullio Vinay, un pastore valdese arrivato negli anni 60, che ridà smalto a una vecchia comunità evangelica: Vinay costruisce scuole elementari, ambulatori pediatrici, consultori familiari, la cantina sociale, una cooperativa di ricamo e perfino una fabbrica di attrezzi per il legno gestita da un imprenditore svizzero che fa ancora oggi la spola tra Zurigo e Riesi. Tra i suoi seguaci c’è pure la signora Di Cristina, che alleverà i figli nel più assoluto rispetto dei valori cristiani. L’arrivo del pastore piemontese genera un conflitto insuperabile tra la logica mafiosa e il messaggio dirompente dei valdesi, che sul Monte degli Ulivi, un promontorio incastrato tra le vigne e un mare di terra color dell’oro, tirano su il loro villaggio. Tra i primi riesini a rientrare dall’emigrazione, a metà degli anni 90, c’è Pietro Capizzi, impiegato all’Ispettorato del Tesoro di Belluno la mattina e terzista del tessile abbigliamento per i Benetton al pomeriggio. Oggi la Riesi maglieria, la sua azienda, conta 500 addetti, di cui il 70% donne. Un successone. cIn segno di gaudio, i riesini gettano le coppole in aria: Capizzi diventa l’uomo più potente e temuto di Riesi, un traguardo coronato dalla presidenza della squadra di calcio e le telefonate martellanti dei politici isolani che gli propongono, nell’ordine, il posto di sindaco, quello di deputato regionale e uno scranno di senatore in Parlamento. Lui tira dritto. Anzi, coglie l’attimo e allarga l’azienda a più non posso. Ma l’ultimo investimento, finanziato con soldi pubblici arrivati in ritardo, fa sbandare la Riesi Maglieria. Stipendi a singhiozzo e corteo per il paese delle operaie. Capizzi si difende: «Ho avuto l’occasione di raddoppiare la mia azienda con i fondi della 488. Che dovevo fare? Io mi sono buttato». Il polo tessile un effetto l’ha avuto. A Riesi comandano le donne. Che guadagnano, spendono, guidano automobili comprate a rate e portano a passeggio jeans aderenti, camicette sbottonate e labbra ripassate con il rossetto. Una ricercatezza che contrasta con un paese in gran parte abusivo, fatto di vicoli e strade non asfaltate. La zona più curata, con prati verdi e palme ben potate, è la nuova area industriale a un passo dal cimitero, sotto un cavalcavia che immette sulla Riesi-Caltanissetta. Qui sta per insediarsi la Icl di Monza, che costruirà una centrale alimentata dagli scarti del legno (circa 60 milioni di euro). Quattro anni fa, per chiudere il cerchio, è arrivato Gianni Zonin, l’imprenditore vicentino che tra Riesi e Butera ha comprato i 250 ettari di una tenuta appartenuta ai principi Branciforti. Gli ultimi proprietari avevano deciso di sradicare le vigne. La rinascita della tenuta, che Zonin ha ribattezzato con il vecchio nome, è stata affidata a Gaetano Maccarrone, un siciliano laureato in Agraria a Milano e assistente alla cattedra di Viticoltura. Con grande pazienza sono state piantate barbatelle di Merlot, Cabernet-Sauvignon, Insolia e Nero d’Avola, uve che saranno lavorate in una cantina nuova di zecca costata quasi cinque milioni di euro. Alla prima uscita, nell’autunno scorso, il merlot dei Principi di Butera si è aggiudicato i tre bicchieri della Guida del Gambero Rosso. Tutti soddisfatti, tranne il sindaco di Butera, che ha osteggiato la nascita del Riesi Doc. Racconta Zonin: «Ho dovuto faticare un paio di giorni per spiegargli che era la denominazione più corretta, anche se la mia tenuta è in territorio di Butera. Lui si è arreso solo quando abbiamo deciso che per l’olio extravergine di oliva useremo il nome del suo paese». Vino di Riesi, olio di Butera, lo sbarco di Zonin, il polo tessile, i nuovi imprenditori del Nord, la riscossa delle donne. Vinay, se fosse ancora vivo, dovrebbe stropicciarsi gli occhi. E la mafia? Diluita dal calvinismo valdese, anche quella sembra all’angolo: un tempo, se la squadra di calcio del Riesi perdeva in casa alla fine dei due tempi regolamentari, i picciotti "suggerivano amichevolmente" all’arbitro di dare il fischio d’inizio del terzo tempo. Adesso le partite finiscono al novantesimo, come nel resto del pianeta. Finita l’era Capizzi, che ha gettato la spugna dopo una scazzottata tra tifosi, la formazione riesina è scivolata nei bassifondi dei campionati giovanili. Il sindaco Miccichè, però, non si arrende. Ed è pronto a offrire la presidenza ai Zonin. Vuoi vedere che un giorno o l’altro, l’algido Gianni Zonin da Gambellara, sbraiterà come un matto mentre assiste al big match Riesi-Butera?
Mariano Maugeri
Giovedí 10 Gennaio 2002

 
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