A Pompei giù altri due muri, e oggi arriva l’Unesco

02/12/2010

Dacci oggi il nostro crollo quotidiano: puntuali come una maledizione continuano i crolli a Pompei. A sbriciolarsi stavolta sono stati un muro divisorio di circa2 metri per una larghezza di circa3 lungo la via Stabiana e la parte superiore della parete d’accesso di un ambiente di servizio del cosiddetto lupanare piccolo. Erano le 7 del mattino di ieri, e si apriva una giornata convulsa per il sito archeologico più disastrato d’Italia: di fronte all’ennesimo disastro un livido Sandro Bondi si è barricato nello stigmatizzare «la spaventosa strumentalizzazione della sinistra, una opposizione senza principi, senza onestà politica e intellettuale e senza rispetto per la verità », mentre la sovrintendente a interim Jeannette Papadopoulos, il cui mandato scade tra 20giorni, auspica non ci sia «nessun allarmismo né casi sensazionalistici». Eppure la situazione di Pompei è sulle pagine dei giornali di tutto il mondo, tanto che oggi arriveranno gli ispettori dell’Unesco. Si tratta di due archeologi di vaglia internazionale, Alix Barbet e Jean-Pierre Adam, che verificheranno la situazione visto che Pompei è protetta dall’organizzazione mondiale per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. La cosa deve preoccupare non poco i piani alti del ministero visto che Luigi Malnati, al suo primo giorno di lavoro come direttore generale delle Antichità, già ieri si è presentato a Pompei, con un giorno d’anticipo per accompagnare gli inviati dell’Unesco.
CAMUSSO
Ma sabato arriverà in visita anche Susanna Camusso, segretario nazionale della Cgil, per sincerarsi sulle condizioni della antica città, sepolta dalla furia vesuviana nel 79 dC.
Più che in altre occasioni gli ultimi due crolli sembrano essere causati dalle piogge di questi giorni, ma si inseriscono in una situazione di sostanziale sottovalutazione della tutela e della sicurezza di Pompei, che sta esplodendo al termine di unlungo enon ineccepibile commissariamento voluto da Bondi e terminato nel luglio scorso. Il commissario Marcello Fiori, funzionario della protezione civile che aveva preferito alla tutela la valorizzazione e la promozione, all’archeologia i siti internet, alla puntuale manutenzione gli spettacoli all’aperto, in questi giorni ha ammesso che «è mancata la manutenzione » scaricando però le responsabilità sulla sovrintendenza. Ma è evidente a tutti che la fragilità di un sito come Pompei è stata profondamente scossa dai lavori effettuati durante la gestione commissariale, affidata a una persona di scarse competenze archeologiche. L’altro ieri la pretura di Torre Annunziata ha sequestrato anche la zona dei nuovi crolli e tutti gli atti afferenti ai lavori svolti durante il commissariamento, mentre si attendono i responsi dei periti geologi. Si fa infatti sempre più solida l’ipotesi che i crolli degli ultimi mesi siano dovuti a un dissesto idrogeologico causato dai «nuovi scavi » intrapresi da Fiori, con evidenti intenti mediatici nella zona della domus dei Casti amanti, il che avrebbe causato un cambiamento, a quanto pare pernicioso, nella irregimentazione dell’acqua piovana. L’area era sta lasciata deliberatamente sepolta dai sovrintendenti archeologi, e i cosiddetti «nuovi scavi» hanno rotto una delle leggi non scritte nella manutenzione di Pompei: evitare nuovi cantieri quando i mezzi economici e le risorse umane sono a mala pena sufficienti a gestire quanto già portato alla luce.