A Pomigliano oggi il d-day. Il «sì» potrebbe non bastare

22/06/2010

Marchionneè stato chiaro: nello stabilimento da «rieducare», dove però prima della cassa integrazione si producevano 1100 vetture al mese con 10 turni spalmati su 5 giorni, e il tasso di assenteismo medio era tra i più bassi del gruppo, oggi si vota per il futuro dell’industria manifatturiera in Italia. Per la Fiom è un ricatto, gli altri sindacati pensano ancora di poter spuntare, in caso di vittoria del sì, soluzioni che ammorbidiscano l’ad in girocollo, più che mai convinto che il lancio di «Fabbrica Italia» debba passare attraverso dolorose rinunce per i lavoratori. Dal diritto di sciopero alle malattie, alla riduzione delle pause nei cicli di produzione. Pur abituata dalla sua lunga storia industriale ad essere crocevia di decisioni importanti, al d-day Pomigliano ci arriva scossa, tesa, frastornata da una strumentalizzazione politica che ha pochi precedenti. Sul carro Fiat sono saltati, in blocco, i vertici locali del Pdl e la partita si è fatta, se possibile, ancora più sporca. La destra ha mobilitato anche nell’immediata vigilia del referendum tutte le istituzioni che controlla, Comune, Provincia, Regione: ieri, riunione congiunta dei consigli comunale e provinciale, alla presenza dei delegati sindacali, e seduta monotematica del consiglio regionale. Con qualche sorpresa. Tipo, la posizione assunta da Marilù Galdieri, imprenditrice, assessore al Lavoro della giunta provinciale, che considera «irricevibili » le condizioni poste dall’azienda. O l’appassionato intervento di Teresa Iorio, consigliere comunale Pdl, che ha demolito il vangelo Marchionne, sotto lo sguardo allibito del sindaco Lello Russo e del presidente della Provincia Luigi Cesaro. O, ancora, il voto contrario di Corrado Gabriele e Angela Cortese, consiglieri regionali Pd vicini a Bassolino, e dell’intero gruppo Idv, al documento, approvato a maggioranza dall’assemblea legislativa campana, che considera l’accordo separato sottoscritto da Fiat e Fim, Uilm, Ugl e Fismic «una condizione necessaria per rilanciare lo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco». Lo stesso Pd locale, dopo qualche incertezza, è sceso in campo con un manifesto dal titolo eloquente: «Sì al lavoro, sì ai diritti», con il quale lascia libertà di coscienza ai lavoratori. «È un passo avanti importante» commenta soddisfatto il segretario napoletano della Fiom, Andrea Amendola. «Il referendum è importante ma non va drammatizzato, in caso di vittoria del sì le condizioni dell’accordo andranno verificate quando il nuovo piano partirà», ribatte l’ex sindaco Pd, Michele Caiazzo.
TENSIONI Il flop della fiaccolata organizzata dai capi sabato sera ha reso incandescente l’atmosfera all’interno del «Giambattista Vico». Le voci di dentro dello stabilimento raccontano che le pressioni dell’azienda sui lavoratori si sono intensificate, segno che nella percezione dei quadri intermedi, opportunamente catechizzati nei giorni scorsi dal mastino Stefan Ketter, responsabile del Manifacturing di Fiat Group Automobiles, la faccia feroce del marchionismo, la vittoria dei sì appare tutt’altro che scontata. Il risultato appare in bilico, in base ad un sondaggio chissà quanto attendibile, nel reparto lastratura. Il sì dovrebbe prevalere largamente alla verniciatura, mentre al montaggio c’è incertezza. La roccaforte del «no» sarebbe, sempre in base a queste rilevazioni, il «reparto confino» di Nola, un capannone per la logistica originariamente destinato a ospitare operai con ridotte capacità lavorative, diventato regno incontrastato degli «indisciplinati » cronici, qui confinati dall’azienda. Si vota dalle 8 alle 21 in nove seggi. Più di 5000 gli aventi diritto. Primi risultati, intorno alle 22.30. Ma solo a tarda notte si delineerà il futuro delle relazioni sindacali in Italia.