A Parmatour «mancano» 2,5 mld

08/01/2004




      Giovedí 08 Gennaio 2004

      A Parmatour «mancano» 2,5 mld

      Si tenta la strada dell’amministrazione straordinaria – Avanti con Sviluppo Italia


      PARMA – È l’amministrazione straordinaria l’ipotesi che gli avvocati di Parmatour discuteranno oggi con il giudice fallimentare di Parma, ieri intanto gli investigatori sarebbero arrivati alla convinzione che il "buco" accumulato nelle attività del settore turistico della famiglia Tanzi si aggira attorno a 2-2,5 miliardi. Le distrazioni a favore dell’azienda di cui si occupava Francesca Tanzi ammonterebbero a 1-1,5 miliardi. Ci si riferisce forse alle attività fin dall’origine, una decina d’anni fa, visto che Parmatour nasce solo nel febbraio 2003 per trasferimento del ramo d’azienda dalla Hit? «Quando si fa una cifra così enorme – commenta il presidente di Parmatour Angelo Cardile – non capisco cosa significa. Se per assurdo dovessimo azzerare tutta la parte dell’attivo patrimoniale, quello che resterebbe al passivo, compreso il debito ristrutturato di 310 milioni con le banche, non raggiungerebbe i 400 milioni. Ma in realtà all’attivo abbiamo villaggi, alberghi, marchi». Secondo alcuni dirigenti, che hanno vissuto la breve stagione Parmatour, i trasferimenti come finanziamenti da soci o da terzi, dal 2000 a oggi, soprattutto a Hit, ammonterebbero a 280 milioni di euro. Di questi, per Parmatour, sarebbero cento milioni, per l’aumento di capitale previsto nell’accordo con le banche. La sopravvivenza del gruppo comunque è ormai appesa a un filo, anche per la natura del business del turismo, che si disgrega in breve tempo se il meccanismo s’inceppa. Le proposte di viaggio vanno consumate entro date stabilite, mentre in questi giorni bisogna preparare la stagione estiva, pena la perdita di un trimestre di punta. Un accesso alla Prodi bis (se non ricorressero i presupposti di "attrazione" al decreto Marzano) potrebbe consentire all’impresa di tenere acceso il lumicino e ai marchi di non subire troppi danni d’immagine.
      Il commissariamento non dovrebbe d’altra parte chiudere la prospettive di accordo con Sviluppo Italia. Infatti nelle stesse ore in cui ci si prepara ad incontrare il giudice fallimentare, proseguono gli incontri fra i legali del gruppo turistico e quelli della società guidata da Massimo Caputi. Si spera di concludere presto anche per sottrarre Parmatour al ciclone di notizie sull’inchiesta giudiziaria. «Si fa una gran confusione – osserva l’ex ad di Parmatour Roberto Tedesco – probabilmente fra Hit e Parmatour. Hit è una società che esiste ancora e che ha conferito nella newco Parmatour un ramo d’azienda». Hit, si ricorda, esiste «con lo scopo di regolare partite commerciali attive e passive» e ha un amministratore unico, Fabio Branchi, il commercialista che ospitava nel suo studio la sede della Coloniale, la cosiddetta "cassaforte" dei Tanzi. «Parmatour invece – aggiunge Tedesco – non ha ancora approvato nemmeno un bilancio». Si stimano comunque perdite di 50 milioni nei dieci mesi di vita, che diventano 60 milioni se si chiude il cerchio dei 12 mesi con Hit. A pesare sull’andamento sarebbe soprattutto il comparto dei viaggi organizzati che invece di portare poste attive, come previsto, ha portato nuove passività. È andata meglio delle aspettative Lastminutetour, l’ultima società comprata dai Tanzi nell’autunno 2001, al termine di una serie di campagne acquisti condotte spesso ai prezzi massimi. Dall’albergo Baia Paraelios, in Calabria, costato circa 25 miliardi delle vecchie lire a Lastminutetour pagata circa 50 miliardi di lire. «Allora ero amministratore di Alpitour – ricorda Tedesco – e presi in esame l’azienda. In base ad una valutazione sommaria reputai che valesse 10-12 miliardi di lire». Lastminutetour apparteneva al bolognese Gian Luca Vacchi, tramite la Win, holding di diritto belga. Vacchi non vuole parlare della vicenda, ma secondo quanto si apprende l’imprenditore, prima di vendere la società ai Tanzi, valutò l’ipotesi di quotarla in Borsa.
      La bolla della new economy gli avrebbe consentito, si sostiene, di piazzarla sul mercato ad un valore molto elevato. I tempi tecnici però non gli consentirono di cogliere l’opportunità e subito dopo si fece avanti la famiglia di Collecchio. Il progetto industriale dei Tanzi era di trovare acquirenti per l’invenduto del turismo di Hit via internet, al fine di recuperarne una quota considerevole.

      MARIA TERESA SCORZONI