A ottobre rallenta la perdita di posti

12/01/2004



    Sabato 10 Gennaio 2004
    A ottobre rallenta la perdita di posti

    Grandi imprese – Per l’Istat il calo si ferma allo 0,9% – Nei servizi 4mila addetti in più


    ROMA – Rallenta il calo dell’occupazione nelle grandi imprese. La diminuzione riguarda l’industria, mentre i servizi lentamente ma senza soluzioni di continuità stanno nuovamente assumendo. Il miglioramento complessivo fatto registrare nel corso dell’anno passato dal mercato del lavoro sta dunque iniziando a riguardare anche le maxi-imprese, che comunque continuano a dover fare i conti con i contraccolpi della scarsa vivacità della nostra economia, oltre che con gli effetti dei vasti processi di ristrutturazione in atto. In ottobre, infatti, nelle grandi industrie si è registrata una flessione degli occupati dipendenti del 2,9% su base annua, mentre nel settore dei servizi si è verificata una crescita dello 0,3%, sempre su base annua. In complesso, il calo dell’occupazione dipendente secondo l’Istat è sceso per la prima volta dal febbraio 2003 al di sotto dell’1% (-0,9%), confermando che il trend negativo si sta attenuando. In ottobre comunque le grandi imprese hanno perduto circa 19mila posizioni lavorative (su un totale di poco più di 2 milioni): un risultato che deriva da un calo di 23 mila dipendenti nell’industria e da un aumento di 4 mila posizioni nei servizi. Il rallentamento della tendenza al calo dell’occupazione potrebbe trasformarsi in lieve crescita nel corso del 2004: nell’industria infatti i dati destagionalizzati mettono in evidenza una diminuzione che ormai si limita allo 0,1% appena rispetto ad agosto (situazione stabile al netto della cassa integrazione), mentre i servizi sono stazionari (ma guadagnano lo 0,1% al netto Cig). Per le grandi imprese in settembre non si sono verificate diminuzioni (+0,1% invece al netto della cassa integrazione). Secondo l’Istat, nell’ottobre 2003 gli occupati alle dipendenze nelle imprese industriali con oltre 500 addetti sono calati del 2,9% su base annua (-3,2% al netto del ricorso alla cassa integrazione). Nel comparto manifatturiero (-2,8%) si osserva tuttavia una flessione generalizzata a cui si sono sottratte solamente le industrie varie (+15,5% addirittura) e quelle della lavorazione dei minerali non metalliferi (+0,5%). La diminuzione al contrario risulta ancora molto sostenuta nelle industrie alimentari (-5,4%), in quelle della chimica e delle fibre (-4,5%), in quelle della produzione di apparecchi elettrici e di precisione (-4%) e in quelle del tessile-abbigliamento (-4%). Energia elettrica, gas ed acqua sono in rosso del 4,9%, mentre il settore delle costruzioni sale dell’1,4%. Le ore effettivamente lavorate per dipendente – al netto degli effetti di calendario – sono aumentate dello 0,8%, mentre il ricorso alla cassa integrazione è cresciuto del 3,5%. Le retribuzioni lorde per dipendente sono aumentate del 3,8% (+3,1% la retribuzione media per ora lavorata). Il costo del lavoro infine è salito del 3,6% (+2,7% per ora lavorata). Moderatamente positivo l’andamento dell’occupazione nelle grandi imprese dei servizi, dove in ottobre si è assistito ad una crescita dello 0,3% su base annua (invariata su settembre). Ma i sindacati restano pessimisti dinanzia a queste cifre. Secondo il Segretario generale della Cisl Savino Pezzotta «è ora di smetterla con gli ottimismi. Bisogna affrontare – ha detto Pezzotta – le questioni della democrazia reale. Vogliamo finalmente la verità, che viene suffragata da questi dati. Questa è la situazione che da tempo denunciamo – ha concluso Pezzotta – il Paese sta perdendo le imprese di una certa dimensione». Secondo Marigia Maulucci segretaria confederale della Cgil mentre l’economia dei Paesi industrializzati «cresce la nostra tracolla e perde competitività. Non è irrilevante, in questo quadro – spiega Maulucci – che si verifichi un calo dell’occupazione nella grande industria, cioè in quei settori che maggiormente dovrebbero essere in grado di affrontare meglio la sfida competitiva».

    ELIO PAGNOTTA