A ottobre i salari vicini all’inflazione

02/12/2002





          30 novembre 2002

          ITALIA-LAVORO
          A ottobre i salari vicini all’inflazione

          Per l’Istat le buste paga sono cresciute del 2,3%


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          ROMA – Le retribuzioni riescono a tenere il passo dell’inflazione pur rimanendo a leggera distanza. In ottobre, con un aumento dello 0,2% rispetto al precedente mese di settembre, la crescita delle buste paga non ha superato il 2,3% su base annua. Una variazione che, comunque, ha consentito a salari e stipendi di mantenere il ritmo dei prezzi al consumo (+2,6%, se misurati attraverso l’indice per le famiglie di operai e impiegati senza tabacchi). In ottobre – precisa l’Istat – la variazione congiunturale complessiva è stata determinata dagli aumenti previsti da numerosi contratti, quasi tutti dell’industria, in particolare il sistema moda (tessili, vestiario, pelli e calzature), la carta, i petroli e il gas e l’acqua. Nel settore dei servizi sono aumentate le retribuzioni dei dipendenti delle Poste e delle scuole private religiose. Nei primi dieci mesi del 2002, quindi, l’incremento delle buste paga è stato del 2,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato. Un dato che potrebbe, però, subire un ritocco al ribasso nella parte finale dell’anno: la crescita retributiva, proiettata per il 2002 in base all’applicazione dei soli contratti in vigore a fine ottobre (e quindi ad esclusione di eventuali rinnovi), viene infatti stimata dall’Istat attorno al 2,5%, un dato ben più elevato del tasso d’inflazione programmato (+1,7%) ma molto probabilmente alla pari con quello su cui secondo le previsioni ufficiali si fermerà l’inflazione reale alla fine di quest’anno. C’è comunque da tener presente che alla fine di ottobre erano ancora in attesa di rinnovo 31 accordi collettivi nazionali, che interessano complessivamente circa 4,1 milioni di lavoratori dipendenti, con un peso del 37,8% sul monte retributivo contrattuale. Esiste quindi la possibilità che la dinamica salariale possa anche beneficiare di una lieve correzione al rialzo: ma anche in questo caso, al massimo, tra buste paga e costo della vita non si andrebbe oltre una situazione di sostanziale parità (con una moderata ricaduta favorevole per l’evoluzione del costo del lavoro). In ottobre intanto è stata ancora una volta l’agricoltura a guidare la classifica degli aumenti retributivi con un incremento del 4%. Seguono il commercio, pubblici esercizi, alberghi (+3,1%), l’industria (+2,8%), i servizi privati (+2,8%) e credito e assicurazioni (+2,3%). In coda gli addetti ai trasporti, dove l’aumento si ferma allo 0,8%. Nell’industria manifatturiera la crescita è stata pari al 2,9%, con variazioni che toccano un massimo del 4,3% per gli addetti al tessile-abbigliamento e un minimo del 2,2% per quelli della lavorazione dei minerali non metalliferi. Resta pesante infine il bilancio degli scioperi: le ore lavorative perdute a causa di conflitti di lavoro nei primi dieci mesi del 2002 sono state 28,5 milioni, oltre cinque volte più che nello stesso periodo dell’anno passato (+516,1%). La crescita – ricorda però l’Istat – è dovuta per la quasi totalità (25,6 milioni di ore, il 90,1% del totale) a vertenze estranee al rapporto di lavoro, che si sono addensate nei mesi di gennaio (3,5 milioni di ore), aprile (16,2 milioni) e ottobre (poco meno di 3 milioni). L’analisi secondo l’attività economica, limitatamente alle sole ore perse per conflitti legati ai rapporti di lavoro, mette in luce una concentrazione nelle industrie metallurgiche e meccaniche.
          ELIO PAGNOTTA