A marzo perdono posti anche le grandi imprese dei servizi

20/06/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Il mercato del lavoro – Si accentua la flessione (-2,4%) nell’industria mentre secondo un rapporto del Welfare è emergenza per la fuga dei 55enni

    A marzo perdono posti anche le grandi imprese dei servizi
    Elio Pagnotta
    (NOSTRO SERVIZIO)
    ROMA – Si accentua la flessione dell’occupazione nelle grandi imprese. E all’ormai cronica tendenza al calo dell’industria si affianca la ricomparsa del segno meno anche nei servizi, dove il numero degli addetti era stazionario o in lieve crescita da circa un anno. Nei primi tre mesi del 2001 l’industria ha dovuto fare i conti con una diminuzione di circa 17mila posti di lavoro e il terziario ha accusato una contrazione di mille unità. L’occupazione nelle grandi imprese denuncia, rispetto al 2000, un deficit che si aggira attorno alle 18mila unità. Nè sotto il profilo congiunturale la situazione mostra segnali meno negativi. Al contrario, nell’industria i dati destagionalizzati mettono in evidenza un calo dello 0,4% rispetto a febbraio, mentre nei servizi si verifica un arretramento dello 0,1%. Insomma, proprio quando sembrava che l’emorragia di posti di lavoro fosse arrivata alla fine, la diminuzione dell’occupazione dipendente sembra aver ripreso vigore, in sintonia con le difficoltà che hanno caratterizzato nella prima parte di quest’anno l’andamento dell’attività produttiva. Anche al terziario non sembra essere stata sufficiente la ventata di euforia che ha circondato l’esplosione della new economy, che molto probabilmente sta andando incontro a un periodo di riorganizzazione dopo la prima ondata di crescita. Secondo l’Istat, nel marzo 2001, l’indice degli occupati alle dipendenze nelle imprese industriali con oltre 500 addetti (pari a 88 con base dicembre 1995=100) ha fatto registrare una diminuzione, misurata attraverso i dati destagionalizzati, dello 0,4% sul mese precedente (-0,5% al netto della Cassa). Su base annua, e cioè rispetto al marzo 2000, il calo è del 2,4% (-2,5% al netto della Cassa) e si traduce in termini assoluti nella perdita di circa 17mila addetti nei primi tre nesi del 2001. Sempre in marzo, aggiunge l’Istat, l’occupazione ha subito le variazioni negative più significative – e tutte più consistenti di quelle segnalate nel mese precedente – nel settore della carta (-9,4%), nelle industrie del coke e nelle raffinerie di petrolio (-4,6%), nel settore alimentare (-4%) e in quello dei mezzi di trasporto (-3,6%). Variazioni positive si verificano invece solamente nella meccanica (+0,6%) e nel tessile-abbigliamento (+0,9%). In complesso, il settore manifatturiero ha dovuto affrontare un calo dell’1,7%. Le ore effettivamente lavorate per dipendente, con un giorno lavorativo in meno, sono diminuite del 3,2% (+1,2% a parità di giorni lavorativi), mentre l’incidenza delle ore straordinarie è salita al 4,5% e il ricorso alla cassa integrazione è sceso dell’8,4%. Le retribuzioni lorde per dipendente sono aumentate del 3,8% e il costo del lavoro del 2,6%. Il più rapido aumento delle retribuzioni rispetto al costo del lavoro è dovuto al fatto che in molti settori (soprattutto carta e minerali non metalliferi) sono stati erogati premi di produttività ed incentivi all’esodo per i quali i contributi previdenziali sono di entità inferiore rispetto a quelli calcolati sulla retribuzione continuativa, con l’effetto, appunto, di attenuarne l’impatto sulla dinamica del costo del lavoro. Torna a calare anche l’occupazione nelle grandi imprese dei servizi, che accusano secondo i dati destagionalizzati una contrazione dello 0,1% rispetto a febbraio. L’indice è risultato pari a 96,3 (base dicembre 1995=100), con una flessione dello 0,3% nei confronti del marzo 2000, quando si era verificata per l’ultima volta una variazione negativa. A condizionare il risultato complessivo è stato esclusivamente il settore dei trasporti, che ha manifestato una riduzione dell’occupazione del 4,2% in seguito all’uscita di personale con contratto a termine e al proseguimento dei processi di ristrutturazione avviati in passato. Sempre in forte accelerazione il numero degli addetti al commercio (+9,4%) e ad alberghi e ristoranti (+6,3%). In diminuzione del 3,4% anche le ore lavorate (che però a parità di giorni lavorativi aumentano dell’1%), mentre la cassa integrazione fa segnare un’impennata del 132,5% (ma il ricorso alla cassa è comunque molto modesto e si limita al commercio). Le retribuzioni lorde sono aumentate dell’1,5% e il costo del lavoro dello 0,5% (anche in questo caso sulla "forbice" tra retribuzioni e costo del lavoro hanno giocato gli incentivi all’esodo).
    Mercoledí 20 Giugno 2001
 
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