«A Marchionne chiedo una trattativa vera Pronti a una soluzione»

24/06/2010

Una vittoria? «No, una lezione di dignità da parte dei lavoratori, nonostante un ricatto senza precedenti». Dopo il fallito plebiscito di Marchionne, il neo-segretario Fiom Maurizio Landini ha la stessa faccia dei giorni scorsi «perché – spiega – c’è la consapevolezza di stare dalla parte dei diritti e il risultato del referendum lo conferma ». In pochi anche a corso Trieste si aspettavano che il “No” toccasse quota 36 per cento. Di certo nessuno potrà sostenere che i 1700 voti siano tutti della Fiom, che di iscritti a Pomigliano ne ha soli 600.
Maglietta bianca sotto la camicia, in una saletta stampa mai così stipata di telecamere, le sue parole sono misurate. Non è stata una settimana facile per i metallurgici della Cgil. La tensione era palpabile e dunque è ilmomento di rivendicare «l’unanimità di ogni decisione presa». Dalle urne di Pomigliano arriva «una lezione per tutti». Soprattutto per Marchionne, verrebbe da dire. Lo stesso Marchionne che negli stessi minuti in cui Landini parla batte alle agenzie il comunicato Fiat che parla di «lavorare con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità dell’accordo (…) per individuare le condizioni di governabilità». Ancora senza la Fiom, dunque. Se l’avesse davanti, a Marchionne il reggiano Landini chiederebbe una cosa sola: «Di assumere fino in fondo la storia delle relazioni sindacali di questo paese, che sono una ricchezza anche per la Fiat. Che se è vero che l’Italia non è gli Stati Uniti, è vero pure che la crisi è partita da là anche a causa del fatto che non ci sono relazioni sindacali e gli stessi diritti per i lavoratori». E allora l’invito per la Fiat è sempre valido: tornare al tavolo per «aprire, finalmente, una trattativa» perché «una soluzione condivisa è meglio di un atto di forza». Tutti gli chiedono cosa succederà ora. E Landini non può rispondere: «Non dipende da noi, ma dalla Fiat». Il rischio che l’azienda possa decidere di schedare chi ha votato “No” o, addirittura, di licenziarli? «Faremo rispettare in ogni sede i diritti dei lavoratori». E la possibilità di un ritorno in Polonia? «In quel caso sarebbe la Fiat, e non noi, a dire un“No” e lo farebbe per ragioni molto meno nobili delle nostre». L’unica cosa certa è che la Fiom «rimane a Pomigliano». Portando avanti la battaglia, dopo che «per giorni e giorni tutti hanno commentato un documento senza averlo letto ». E «quel documento» è così grave da «avere una valenza generale» perché darebbe il là all’idea che si possa «scambiare più investimenti con meno diritti». E allora il 1° luglio assemblea di tutti i delegati Fiat proprio a Pomigliano. «I risultati di Melfi e gli scioperi negli altri stabilimenti parlano chiaro: i lavoratori Fiat sono consapevoli del rischio che stanno correndo». Un punto di partenza anche dopo la ritrovata sintonia con la casa madre Cgil. Magari l’intervista di Epifani al Corriere non è piaciuta, ma «i giorni sono passati e le posizioni ora sono uguali. Con una sola punzecchiatura: «Vedere i capisquadra fare volantini con dichiarazioni di un capo della Cgil Campania non è stato bello…»