A luglio fiducia delle famiglie ai minimi

22/07/2002


sabato 20 luglio 2002



Secondo l’indagine Isae è stato raggiunto il punto più basso dal 1999: l’indice è sceso a quota 113,4 dal 117 rilevato a giugno
A luglio fiducia delle famiglie ai minimi
L’area euro migliora lievemente: in Italia i risultati peggiori – Più insicurezza per il lavoro

Rossella Bocciarelli
ROMA – I consumatori italiani vedono nero e l’indice di fiducia elaborato dall’Isae scende al livello più basso degli ultimi tre anni. L’istituto di Piazza Indipendenza ha infatti comunicato ieri che in luglio l’indicatore destagionalizzato che sintetizza i giudizi espressi da un campione di 2mila intervistati è sceso a quota 113,4 contro il 117 del mese di giugno. Per trovare un valore analogo occorre ritornare all’aprile del 1999. Il peggioramento del clima di fiducia, spiega l’Isae, è visibile in modo particolare nei giudizi espressi dai consumatori sulla situazione generale del Paese e su quella familiare. In Italia si registra l’andamento peggiore dell’area euro, che invece mostra segni di miglioramento. A valutazioni negative sul quadro attuale si accompagnano anche attese a breve termine meno favorevoli: peggiorano le aspettative sul mercato del lavoro, quelle riguardanti il bilancio della propria famiglia, le intenzioni di acquisto di un’automobile. Unici segni di miglioramento, spiega ancora l’Isae, si rintracciano nelle intenzioni d’acquisto dell’abitazione e nelle risposte che confermano in luglio il graduale rientro delle tensioni inflazionistiche, dopo i forti aumenti percepiti negli ultimi mesi. Già, perchè uno dei problemi che possono aver determinato questa modifica negativa dell’umore dei consumatori, che in Italia è cominciata nello scorso mese di febbraio, è quella che l’Isae definisce, nel suo ultimo rapporto congiunturale, una percezione di una dinamica "eccessiva" dei prezzi. In pratica, sinora le famiglie avrebbero scelto di sospendere i propri acquisti anche perchè nei primi mesi dell’anno si è verificato un intenso processo di cambiamento dei prezzi relativi di beni e servizi, in parte determinato dai temporanei rincari di alimentari e combustibili, in parte causato dalla revisione dei listini realizzata in occasione dell’introduzione dell’euro. Il rimescolamento è stato forte, perchè circa il 50% dei prodotti che erano stati contraddistinti da una dinamica dei prezzi bassa o calante nella seconda metà del 2001 hanno mostrato un forte rialzo nei primi mesi dell’anno; per contro l’altro 50% dei prodotti che lo scorso anno aveva fatto registrare tassi d’inflazione più elevati quest’anno ha registrato ritmi d’incremento calanti. Ma a confondere le idee alle famiglie consumatrici può aver contribuito anche il clima burrascoso in Borsa. Sempre l’Isae ha svolto un’indagine ad hoc per verificare se e attraverso quale strada il cattivo andamento dei mercati finanziari possa aver contribuito alla persistente debolezza dei consumi in Italia. I principali risultati, spiegano gli economisti, confermano che l’andamento dei mercati finanziari influisce sui comportamenti delle famiglie italiane più per i suoi riflessi sul clima di fiducia generale che attraverso l’"effetto ricchezza" sulla spesa. Rispetto agli altri paesi, infatti, l’investimento in borsa è ancora relativamente poco diffuso e osservano gli economisti di piazza indipendenza, sembra appannaggio dei gruppi sociali più abbienti e colti. Solo il 17% degli intervistati ha dichiarato di investire o di aver investito in passato parte dei propri risparmi in azioni o obbligazioni, direttamente o tramite forme di risparmio gestito; circa l’11% continua a detenere azioni (5%) o obbligazioni (5%). A giudicare dalle risposte, inoltre, la maggior parte degli italiani che investono in Borsa è cassettista, perchè non effettua operazioni di acquisto o vendita nè quando la Borsa guadagna (74% degli intervistati) nè quando perde (78% delle famiglie). Ciò può significare, osservano i ricercatori, che il portafoglio delle famiglie è abbastanza equilibrato e è comunque orientato a conseguire risultati di medio-lungo periodo, evitando le operazioni puramente speculative. Inoltre, la propensione a vendere titoli è più alta quando la borsa va bene(scelta indicata dal 12% delle famiglie) il che fa pensare a un comportamento maturo degli investitori, che tende a stabilizzare il mercato. Anche i criteri di gestione del portafoglio variano a seconda dei livelli di reddito: solo i lavoratori indipendenti e gli imprenditori ricorrono a una gestione molto più dinamica della media. Dalle risposte, in definitiva, emerge una bassa elasticità diretta dei comportamenti di consumo rispetto alle fluttuazioni dei mercati finanziari e più dell’80% delle famiglie italiane dichiara di non cambiare le proprie abitudini di consumo in funzione dell’andamento delle borse. Insomma, le famiglie italiane sono sagge e tengono i nervi saldi quando la borsa scende. Però la paura dell’Orso e del futuro li aggredisce, magari in modo irrazionale, al momento di decidere se cambiare la lavatrice