«A giugno il varo della delega sulle pensioni»

19/12/2002


Giovedì 19 Dicembre 2002

PAROLA DI MARONI

«A giugno il varo della delega sulle pensioni»

Epifani attacca: così si allarmano le persone. Le promesse del governo realizzate solo al 20%

ROMA — «Garantisco l’impegno del governo perchè la delega previdenziale possa essere definitivamente approvata dal governo entro il prossimo giugno». Parola del ministro, Roberto Maroni, che in un’intervista a Radio Padania ha indicato anche i tre pilastri sui quali sarà costruita la nuova (anche se parziale) riorganizzazione del sistema pensionistico nazionale: innalzamento dell’età pensionabile attraverso il sistema di incentivi e non in modo obbligatorio; la nascita della previdenza complementare; la diminuzione del costo del lavoro come incentivo alle assunzioni, cioè la cosiddetta decontribuzione.
Per una riforma più generale e complessiva del sistema i tempi non sono maturi e del resto un intervento radicale andrebbe a cozzare contro il muro dei sindacati che già osteggiano la delega sulla decontribuzione per i neo assunti. Guglielmo Epifani ieri ha liquidato in poche battute la riapertura della partita sulle pensioni: «Una discussione carsica, che ogni tanto si inabissa e ogni tanto esce fuori. Quasi mai si affronta con necessario rigore e necessario consulto l’argomento e infatti, dopo tante parole e tanti allarmi, segue naturalmente il nulla come è inevitabile che sia quando si affronta un tema così delicato in modo così maldestro». Il leader della Cgil, a Milano per un’assemblea dello Spi, ha invece sottolineato come, in tema di pensioni, soltanto il 20 per cento delle promesse del governo «siano state realizzate». «A fronte dell’adeguamento a un milione di vecchie lire – ha precisato – per le pensioni minime, ci sono 5 milioni di pensionati al minimo che non hanno visto una lira, pensionati incapienti ai quali è stato tolto il credito di imposta di 300 mila lire».
E poi un nuovo attacco a Berlusconi («Ha promesso un milione di posti di lavoro, se continua così ci metterà 20 anni») e al Patto di Natale: «Sono contento di non aver firmato quell’accordo perchè ora mi vergognerei, come mi vergognavo allora». E poi un plauso alla Cisl che ha chiesto all’esecutivo di stanziare i fondi promessi, 700 milioni di euro. In effetti l’altra sera il numero uno cislino, Savino Pezzotta, ha inviato al premier una lettera per invitarlo a rispettare le intese contenute nel Patto. Ogni correzione verrebbe considerata una violazione dell’accordo. Allusione chiara al possibile taglio di 300 milioni al fondo per utilizzarli nella crisi Fiat. Avvertimento rafforzato dall’altolà di Angeletti: non sono ammessi dietrofront.

Cos.