A gennaio occupati record: +370mila

28/03/2002


1) A gennaio occupati record
2) Dietro il boom la crescita di Sud e servizi
3) Tremonti: «È il primo segno della ripresa»

Per l’Istat il tasso dei senza lavoro cala al 9,2%, ai minimi dal ’92 – In aumento i «posti fissi», frenano i contratti a tempo determinato
A gennaio occupati record: +370mila
Bene il Mezzogiorno: dal 20,3 al 18,8%

Elio Pagnotta

ROMA – Ancora a gonfie vele il mercato del lavoro. In gennaio infatti l’occupazione ha fatto registrare una crescita di circa 371mila unità (+1,7% rispetto a gennaio 2001), mentre la disoccupazione scende al 9,2% (contro il 10,1% del gennaio 2001) e risulta addirittura inferiore a quella tedesca (9,6% in febbraio). Un miglioramento forse più rapido del previsto, che si è giovato non solo dell’introduzione dei lavori atipici ma anche e soprattutto della forte spinta dell’occupazione dipendente. Ottimo risultato per il Sud, bene l’occupazione femminile. E così gli occupati aumentano e nello scorso mese di gennaio hanno incasellato un incremento dell’1,7% su base annua, toccando un totale di 21 milioni e 644mila unità. Questo nuovo exploit ha trovato conferma speculare nella decisa discesa della disoccupazione (-7,6%, è il dodicesimo calo consecutivo di un serie positiva iniziata nell’aprile del 1999), che ha portato il numero dei disoccupati ai minimi dell’ultimo decennio. E queste non sono le uniche indicazioni positive che emergono dai dati di gennaio: ad esempio, buone notizie continuano ad arrivare anche dal Mezzogiorno, dove l’occupazione ha fatto registrare un aumento dell’1,9% e i senza lavoro sono calati del 6,8 per cento. Tra i diversi settori, da sottolineare l’ennesimo aumento dell’occupazione nei servizi (+2,8%), che ha così assecondato l’ormai consolidata tendenza alla crescita delle costruzioni (+3), mentre l’industria in senso stretto accusa una flessione molto contenuta (-0,4%) e l’agricoltura cala – e con più intensità – per il secondo trimestre consecutivo. Di conseguenza, l’occupazione ha superato di 371mila unità i livelli raggiunti nel gennaio dell’anno passato e contemporaneamente si è registrata una discesa della disoccupazione pari a 181mila unità. Buoni anche i dati destagionalizzati: congiunturalmente (e cioè rispetto al dicembre 2001), l’occupazione è salita dello 0,5% (+99mila unità, per un totale di 21 milioni e 744 mila occupati, il massimo dal 1993), mentre la disoccupazione è diminuita dell’1,4% (-31mila unità). Secondo l’Istat, nel gennaio 2002 gli occupati sono saliti a 21 milioni e 644mila unità: una crescita sulla quale si è fatta sentire l’espansione del lavoro dipendente "classico" (permanente a tempo pieno), che con un incremento di 301mila unità ha segnato una variazione positiva del 2,3 per cento. Meno vivace che in passato ma comunque consistente il contributo del lavoro atipico, che complessivamente ha fornito un "gettito" di 49mila unità (+2,1%) ed ha denunciato un calo sul versante dell’occupazione a termine e a tempo parziale (-38mila unità). A dare impulso alla crescita dell’occupazione è stata comunque l’inarrestabile espansione dei servizi (+378mila unità, +2,8%), dove il trend favorevole si è fatto sentire con particolare incisività nei comparti del commercio, alberghi e pubblici esercizi e dei servizi alle imprese. Da sottolineare anche che a salire in gennaio sono state tanto l’occupazione dipendente (+350mila unità, +2,3%) quanto – ma con un’intensità molto minore – quella indipendente (+21mila unità, +0,4%). Ancora una volta, l’aumento è più sostenuto la componente femminile (+214mila unità, +2,7%) che non per quella maschile (+157mila unità, +1,2%). I disoccupati sono scesi di 181mila unità (-7,6%), un calo che ha abbassato il tasso di disoccupazione al 9,2% (contro il 10,1% del gennaio 2001), inchiodandolo così – in condominio col risultato del luglio dell’anno passato – ai minimi dal 1992 (9,1% il tasso destagionalizzato). Il tasso di disoccupazione si porta quindi a ridosso di quello della Francia (9% in gennaio) e addirittura più in basso di quello della Germania (9,6% in febbraio). I senza lavoro sono il 7,1% tra gli uomini e il 12,5% tra le donne. Continua a diminuire la disoccupazione giovanile, che si è ridotta al 28,1% (contro il 29,2% del gennaio 2001). E si alleggerisce anche la disoccupazione di lunga durata (persone in cerca di lavoro da oltre dodici mesi), con un tasso che si riduce al 5,5% (è il minimo dal 1992). Anche il Mezzogiorno non ha mancato di avvantaggiarsi del miglioramento del mercato del lavoro. Sotto il profilo tendenziale, e quindi tra il gennaio 2001 e il gennaio 2002, il tasso di disoccupazione al Sud è sceso dal 20,3% al 18,8% (sono 104 mila disoccupati in meno). Bilancio positivo anche per le regioni settentrionali (il tasso è sceso dal 4,2% al 3,9%, con una flessione di 36 mila unità) e centrali (dall’8% al 7%, -41 mila unità). Il Sud ha potuto contare contemporaneamente su un aumento dell’occupazione dell’1,9% (+114 mila posti di lavoro, per un totale di 6 milioni e 118 mila unità) Consistente pure la crescita dell’occupazione che si è verificata nell’Italia settentrionale (+172 mila unità, +1,6%) e nelle regioni centrali (+85 mila occupati, +2%).


Dietro il boom la crescita di Sud e servizi

Barbara Fiammeri

ROMA – Piacciono i dati su occupazione e disoccupazione. A fare la parte del leone ancora una volta sono i servizi ma anche le costruzioni che, contrariamente all’industria, confermano l’andamento positivo del settore. Male, invece, agricoltura e industria. Sorprende positivamente, poi, il dato proveniente dal Mezzogiorno che vede contemporaneamente aumentare il numero degli ingressi nel mondo del lavoro e il calo dei disoccupati. «È un segnale da non sottovalutare – sottolinea a questo proposito Giovanni Lettieri, presidente dell’Unione industriali di Avellino – soprattutto perché i risultati del Sud sono stati raggiunti senza che si facesse ricorso a misure particolari». Secondo Lettieri, che gestisce diverse aziende tessili nel Sud e nel Nord del Paese oltre che negli Stati Uniti e in Europa, «i dati Istat sono un incoraggiamento al Governo a portare avanti senza timidezza una politica per il rilancio dell’occupazione e degli investimenti». Il presidente degli industriali di Avellino evita di entrare nella polemica sull’articolo 18 ma ricorda che «gli accordi sulla flessibilità raggiunti con il sindacato nel contratto d’area di Avellino hanno prodotto risultati significativi». Per Lettieri il Governo deve però agire anche sul fronte dell’attrazione degli investimenti rendendo ancora più appetibile lo strumento del credito d’imposta e snellendo le procedure burocratiche per strumenti quali i contratti d’area. Soddisfatta anche la Confcommercio. Il Centro studi dell’associazione guidata da Sergio Billè sottolinea che «tutto il contributo alla crescita occupazionale di questa prima rilevazione del 2002 deriva dal ramo servizi che evidenzia un incremento di 378mila unità rispetto a gennaio del 2001». Entrando nel dettaglio, la Confcommercio segnala poi che il settore del commercio «con un incremento di quasi 120mila unità rispetto all’anno scorso, contribuisce per oltre il 30% alla crescita occupazionale nei servizi». L’aumento è peraltro dovuto «esclusivamente a una crescita dei dipendenti, in quanto gli indipendenti accusano una flessione di 14mila unità, confermando la fase di difficoltà attraversata dalle piccole superfici di vendita e dagli esercizi del dettaglio tradizionale». Continua, infine, anche il trend positivo delle costruzioni. Anche se, come sottolinea il direttore generale dell’Ance, Carlo Ferroni, «l’incremento del 2002 è inferiore al +5% raggiunto lo scorso anno». La particolarità di questo settore non va letta però soltanto analizzando i dati sull’occupazione ma anche quelli sulla produzione. «Contrariamente a quanto avviene nell’industria – aggiunge – ad un aumento della produzione corrisponde sempre parallelamente un incremento dell’occupazione. Ecco perché – conclude – occcorre che il Governo renda meno onerosa la tassazione sugli immobili che rappresentano la materia prima del settore»

Maroni: «Con le riforme ancora più occupazione» –
L’opposizione: «Sono i risultati del pacchetto Treu»
Tremonti: «È il primo segno della ripresa»

Li.P.
ROMA – Solo il primo segnale di ripresa dell’economia, ma anche un risultato che è possibile migliorare con le riforme messe in campo. È questo il commento del Governo agli ultimi dati Istat sull’occupazione. «L’economia comincia a tirare. Dopo l’America – ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti – viene l’Italia: il fatturato sta crescendo, gli ordinativi che le imprese ricevono Italia su Italia stanno crescendo. Stanno crescendo molto gli ordinativi che le nostre imprese ricevono dall’estero. Sta crescendo bene l’export». Ma Tremonti, oltre commentare il dato positivo sull’occupazione ha anche dato le ultime cifre sugli aumenti delle pensioni al minime (le cui richieste erano state inferiori alle attese). «Un milione di potenziali beneficiari hanno già l’integrazione delle pensioni a un milione di lire», cioè 516 euro. «Si può fare di più», ha commentato ieri il ministro del Welfare, Roberto Maroni prospettando di nuovo il percorso di riforme messo in campo dall’Esecutivo. «Stanno dando i loro frutti il clima di fiducia e i primi provvedimenti per il rilancio dell’economia. Ma si può fare ancora molto e molto di più – ha aggiunto il ministro – e per questo il Governo continuerà a perseguire le riforme avviate». Il riferimento è alla delega-lavoro all’esame della commissione Lavoro del Senato (che entrerà nel vivo della discussione dopo la pausa pasquale) in cui si trovano anche le modifiche all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. «Si deve rendere meno rigido e più moderno il nostro mercato del lavoro – ha detto Maroni – in modo che lo sviluppo economico si traduca più velocemente in un numero ancora maggiore di posti di lavoro». I numeri dell’Istat rilevano però che è aumentata soprattutto l’occupazione a tempo indeterminato: un dato che arriva mentre il Governo ha proposto di alleggerire le tutele sul posto fisso. «È un dato positivo – ha commentato Maroni – che corrisponde all’obiettivo di questo Governo». Molto diversi sono stati i commenti del sindacato. Il leader della Uil, Luigi Angeletti, attacca il Governo sull’articolo 18 e avverte sui rischi del conflitto sociale. «I dati Istat dimostrano che non serve toccare l’articolo 18 per fare occupazione. Una maggiore libertà di licenziamento – ha commentato – non favorisce le nuove assunzioni. Per rendere stabile il dato dovrebbe crescere la domanda interna e per questo dovrebbero crescere consumi e investimenti. Un clima di scontro invece rischia di creare difficoltà alla produzione, ai consumi e all’intera economia». Per la Cgil il buon risultato sull’occupazione «è il frutto del patto del lavoro stipulato nel ’96 tra Governo e parti sociali». Anche per l’opposizione i numeri sono la prova che «collegare la libertà di licenziare con l’aumento dell’occupazione è un’evidente bugia» ma soprattutto sono la conferma di «un trend positivo iniziato alcuni anni fa con i governi del centro-sinistra che avevano già portato la disoccupazione sotto la soglia del 10 per cento». Il commento è del responsabile del lavoro dei Ds, Cesare Damiano, che rilancia la ricetta della concertazione: «Le misure di flessibilità contrattata definite attraverso la concertazione con le parti sociali, nel corso degli anni ’90, hanno prodotto il risultato di stabilizzare il tasso di disoccupazione attorno al 9% oltre che dimostrare che gli strumenti di flessibilità già esistenti funzionano».

Giovedí 28 Marzo 2002