A gennaio consumi in affanno

14/03/2002


1) A gennaio consumi in affanno
2) E Roma è la più cara


Secondo Information resources si ferma la corsa degli ipermercati: i prodotti venduti in calo dello 0,9%
A gennaio consumi in affanno
Dello 0,1% la flessione media nella grande distribuzione
Vincenzo Chierchia
MILANO – È allarme in gennaio per le vendite al dettaglio, con particolare riguardo per la grande distribuzione. Secondo i dati elaborati da Information resources, a livello tendenziale le vendite negli ipermercati hanno segnato una flessione (dati relativi alle quantità) dello 0,9% rispetto ai livelli del gennaio 2000. Per quanto riguarda i supermercati è stato rilevato un incremento medio intorno allo 0,1 per cento. Nel complesso i dati grezzi di gennaio (sempre a volume) indicano in media una flessione dello 0,1% rispetto al 2001. Un primo riscontro a livello globale è attesto per il prossimo 26 marzo, quando l’Istat diffonderà le proprie rilevazioni sul commercio al dettaglio in gennaio. E che gli ipermercati accusino delle difficoltà è emerso anche dalla ricognizione, realizzata sempre da Information resources, e presentata ieri a Milano al seminario organizzato da Cermes-Bocconi: la variazione percentuale tendenziale delle vendite medie settimanali per gli ipermercati ha fatto registrare una crescita dell’1,1% per quanto riguarda i prodotti confezionati di largo consumo (grocery), mentre per il general merchandise la crescita si è fermata allo 0,1 per cento. Per quanto riguarda i supermercati la crescita delle vendite medie nel comparto grocery (dati 2001) si è attestata sul 5,5% a fronte del 6% del general merchandise. Le rilevazioni di Information resources hanno poi preso in esame alcune categiorie chiave di prodotti di largo consumo. A gennaio la dinamica delle vendite (i dati sono sempre relativi alle quantità) è stata negativa per numerose categorie di prodotti. Per quanto riguarda gli ipermercati, hanno accusato pesanti flessioni l’olio di oliva (-16%), passata e polpa di pomodoro (-11,7%), le conserve di pesce (-10,4%), le merendine (-4,4%), lo yogurt (-2,6%), per citare alcune componenti del settore alimentare. Nel comparto non food in evidenza, sempre tra gli ipermercati, la flessione delle vendite di detersivo per piatti (-18,2%), di ammorbidenti (-15,8%) e di dentifricio (-4,6%). Ci sono stati anche sensibili incrementi di vendita per le creme estetiche (+33,3%), i detersivi per lavastoviglie (+11,9%). Nel settore alimentare in evidenza i surgelati (+10,5%), i cibi per animali (+6,7%) e i biscotti (+4,9%). Nelle vendite di gennaio diffuse flessioni anche per i supermercati, anche se in misura più contenuta rispetto agli ipermercati. Nel settore alimentare in evidenza la pasta di semola secca (-3,3%), le merendine (-4,4%), l’olio d’oliva (-7,7%), i gelati (-2,6%), passate e polpe (-1,6%), le conserve di pesce (-7,8%). Il caffè (-7,2%), che ha accusato una flessione negli ipermercati, ha invece visto crescere le vendite nei supermercati (+1,5%). Nel settore non food in evidenza le flessioni dei detersivi per stoviglie (-6,7%) e del dentifricio (-4,7%). In crescita le vendite delle creme estetiche anche nei supermercati (+37,3%), bene anche i salumi (+5,2%), l’acqua minerale (+6,9%), i surgelati (+9,1%) e le bevande gassate (+6,8%). Si tratta solo di indicazioni – avvertono all’Information resources – che dovranno essere confermate, ma sicuramente c’è la diffusa sensazione che ci sia una inversione di tendenza o quantomeno delle apprezzabili difficoltà anche per medie e grandi strutture di vendita, dopo mesi di crescita incessante e a tratti impetuosa. Le stime sullo sviluppo dei consumi in Italia – secondo Cermes-Bocconi – indicano per il 2002 una crescita (in volume) intorno all’1,5%, in decelerazione rispetto al 2,3% del 2001





E Roma è la più cara
V.Ch.
MILANO – L’indagine di Information resources e Cermes-Bocconi ha interessato anche il livello dei prezzi in supermercati e ipermercati nel corso del 2001 (le stime sono relative a 19 categorie chiave di prodotti). Dall’analisi emerge che, di fronte a una media Italia pari a cento, l’area di Roma si attesta a quota 120,6 superando in maniera consistente Milano che ha un livello pari a 113,1 mentre il livello dei prezzi più contenuto è stato registrato nel Veneto (con un indice pari a 98,7). A Torino è stato rilevato un livello pari a 107,5 mentre Firenze segna quota 105,4. La rilevazione è stata condotta nell’ambito di una indagine sulla differenziazione dei prezzi in Italia, dalla quale è peraltro emerso che in media i livelli sono più bassi negli ipermercati rispetto ai supermercati, anche a parità di prodotto. L’analisi rileva inoltre che, probabilmente per effetto anche della recente normativa sulle vendite sottocosto e dell’introduzione dell’euro, c’è stato un momento di stallo della pressione promozionale sulle categorie chiave del macrocomparto dei beni confezionati di largo consumo. Anzi, salvo circostanziate eccezioni, sia nei supermercati che negli ipermercati il livello degli investimenti promozionali è risultato in calo, prendendo in considerazione il confronto tra gennaio 2001 e gennaio 2002. Comunque, con il termine del periodo di doppia circolazione, a via a via le imprese industriali e commerciali si preparano a una ristrutturazione delle politiche promozionali. La percentuale di aziende che manovra la leva promozionale per contrastare gli effetti negativi dell’euro sui consumi si attesta sul 64 per cento.

Giovedí 14 Marzo 2002