A febbraio il deficit rialza la testa

04/03/2003




Martedí 04 Marzo 2003


A febbraio il deficit rialza la testa

Conti pubblici - Nel mese scorso si è registrato un fabbisogno di 4.300 milioni, contro i 3.302 del 2002


ROMA – Si appesantisce il deficit del settore statale a febbraio. Il saldo di cassa fornito dal Tesoro indica un passivo di 4,3 miliardi di €, da confrontare con i 3,3 miliardi dello stesso mese del 2002. Grazie però al ridotto deficit di gennaio (700 milioni contro gli oltre 3 miliardi dell’anno prima), il bimestre mette a segno un passivo pur sempre di 5 miliardi circa, ma inferiore di 1,4 miliardi rispetto ai primi due mesi dell’anno passato. A quanto spiega il Tesoro, il risultato di febbraio è «da imputarsi integralmente al maggior onere per interessi del debito pubblico, dovuto alla concentrazione dei flussi cedolari: la diversa distribuzione temporale delle emissioni, in particolare dei titoli a lungo termine, comporta infatti – stando alla nota diffusa da via XX Settembre – «una maggior spesa per il pagamento delle cedole nei mesi di febbraio e agosto». A favore hanno invece giocato due aste immobiliari della vecchia "Scip1", che proseguono dopo l’altolà di Eurostat per quanto atteneva all’anticipazione dei relativi incassi. Aste che avrebbero fruttato circa 300 milioni. Par di capire insomma che l’onere per il servizio del debito sia stato a febbraio superiore al divario netto (un miliardo) che emerge dal confronto tra i due saldi mensili. Alla riduzione del fabbisogno nel primo bimestre ha concorso, stando sempre al Tesoro, anche la legge taglia spese n. 246/02. L’effetto deriva dal venir meno, grazie appunto al provvedimento, del trascinarsi dei mandati di pagamento predatati. Il meccanismo, che ha funzionato fino allo scorso anno e al quale la legge 246 ha posto fine, era sostanzialmente consuetudinario: molte amministrazioni datavano al 31 dicembre mandati che venivano presentati per il pagamento già ben addentro l’esercizio successivo. La Ragioneria generale usava onorarli, creando così un flusso di pagamenti che, riferiti formalmente alla competenza dell’anno prima, pesavano tuttavia sulla cassa di quello nuovo. Il tutto continuava per qualche mese nell’esercizio. In ogni caso, l’andamento dei primi due mesi getta ben poca luce sulla possibile dinamica dei conti di cassa del settore statale per il 2003. Basti ricordare, a questo proposito che, limitandosi a prendere a riferimento gli anni dal ’99 a oggi, il saldo del primo bimestre è passato di volta in volta da un deficit superiore ai tre miliardi a un avanzo di quasi quattro per poi ritornare in passivo, per due anni consecutivi, per cifre di 6,4 e di cinque miliardi. L’incertezza dei conti di cassa e delle rilevazioni che ne sono alla base è all’attenzione del Governo, che intende porvi rimedio con novità metodologiche. Ma qual è l’obiettivo fissato per il fabbisogno del 2003? Si tratta di circa 30 miliardi di €. Gli uffici del ministro Giulio Tremonti non fanno mistero di ritenere, questo, un valore che è indispensabile ridurre. Esso rappresenterebbe infatti, tra l’altro, un peggioramento consistente rispetto ai 25,1 miliardi del deficit di cassa 2002. Quello che è risultato, alla fine dello scorso anno, un netto miglioramento del passivo del settore statale sull’anno precedente si tramuterebbe, altrimenti, in una preoccupante retromarcia.
L.L.G.