A Catania il «Patto del lavoro» lo firma anche la Cgil

14/02/2001

Corriere della Sera



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ECONOMIA     
A Catania il «Patto del lavoro» lo firma anche la Cgil
      DAL NOSTRO INVIATO
      CATANIA – Stavolta Catania batte Milano e il «patto del lavoro» lo siglano imprenditori e sindacati senza litigare. «Tutti i sindacati, Cgil compresa», esulta il sindaco-scienziato succeduto a Enzo Bianco, l’eurodeputato Umberto Scapagnini.
      Lui ascolta l’invito di Ciampi perché prevalgano «dialogo e concertazione» e commenta fiero: «Già fatto a Catania. Dopo sei mesi, 300 ore di trattativa e 48 forum». Con l’entusiasmo del ricercatore davanti a una scoperta da brevettare, il sindaco rilegge il «patto» varato all’ombra dell’Etna proprio mentre il ministro Salvi diceva no a intese separate. E si compiace del confronto con Milano dove si registra il nulla di fatto sullo stesso patto firmato, senza Cgil, un anno fa sotto la regia del direttore generale del Comune Stefano Parisi, oggi direttore generale di Confindustria.
      «La Cgil non ci sta? Si fa senza…», fu la scelta milanese. Mentre a Catania l’intesa coinvolge tutti i sindacati e riguarda anche un aspetto complesso e delicato come la flessibilità, con Cgil, Cisl e Uil disponibli a negoziare orari e organizzazione del lavoro, utilizzo degli impianti e tempi di ammortamento degli investimenti. Il tutto anche per attrarre nuovi imprenditori nella cosiddetta Etna-valley, ma sempre in presenza di precisi piani di impresa. Il Comune stanzia 4 miliardi e mezzo e le parti sociali si impegnano a sostenere investimenti, riassorbire precari e restituire alla legalità quanto sommerso nel lavoro nero. Aperture reciproche pure sui contratti temporanei. L’obiettivo dichiarato è «fare conoscere alle imprese i giovani assunti». E per il primo semestre il Comune assegna all’azienda 250 mila lire al mese per ogni nuovo dipendente. Se l’imprenditore assume poi almeno il 50% degli occupati in prova può rinnovare l’esperimento e utilizzare i benefici per altri giovani nei sei mesi successivi.
      Sono solo alcuni dei punti apprezzati in Cgil da Paolo Nerozzi, uno dei vice di Cofferati: «Un buon accordo unitario». E per la Uil è Luigi Angeletti a sottolineare «gli elementi di valore». Ancor più entusiasta uno dei leader locali della Cisl, Salvatore Leotta: «Questo è il vero caso Catania, un caso in positivo». E lo condivide Franco Garufi, il segretario provinciale della Cgil che dedica il patto «a tutti i lavoratori irregolari».
      Tutti soddisfatti anche da clausole anticriminalità come quella del «microcredito». L’obiettivo resta incentivare le imprese a investire all’ombra dell’Etna.
Felice Cavallaro


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