A caccia lavoro in un mercato stagnante

28/03/2011

L`Italia continua a detenere in Europa un record negativo molto triste.` una altissima disoccupazione e, per contro, una elevata occupazione in nero.InsiemeaGreciaePortogallo

Secondo alcuni esperti, una causa dell`eccesso di prudenza in nuove assunzioni da parte delle imprese è nell`impossibilità di licenziare senza
un giusto motivo. In realtà le strutture pubbliche e private dedicate non sembrano riscuotere grande fiducia: pochi utilizzano la Borsa di settore

Sebbene l`Italia faccia parte del mercato unico europeo fin dalla sua nascita nel 1993, il mercato del lavoro italiano presenta ancora delle sue specificità, come ammettono gli addetti ai lavori. «L`Italia è uno dei pochi paesi europei, insieme a Germania, Portogallo e Grecia, dove sia previsto l`istituto della reintegrazione nel posto di lavoro a seguito di licenziamento illegittimo» afferma Franco Toffoletto, presidente di Ius Laboris, un`alleanza mondiale di specialisti in diritto del lavoro. Questa situazione, prevista dal famoso articolo 18 dello Statuto deilavoratori (legge 300/70), spiega,
secondo Toffoletto, un eccesso di prudenza nelle assunzioni da parte dei datori di lavoro italiani: «Questa maggiore cautela è dovuta anche ad una interpretazione giurisprudenziale più rigida del giustificato motivo, che, insieme alla giusta causa, costituiscono i presupposti per il licenziamento legittimo». In sostanza, il giustificato motivo, che può essere oggettivo, e quindi consistente nella soppressione del posto di lavoro in conseguenza di varie circostanze, come la riduzione del fatturato o una riorganizzazione dell`attività imprenditoriale, o soggettivo, da un inadempimento del lavoratore ad una sua performance non soddisfacente, viene ammesso dai giudici italiani, come giustificazione del licenziamento, in un numero minore di casi rispetto a quanto avviene in altri paesi europei. Tutto questo si riflette sulle ragioni delle cause di lavoro: «In Italia esse sono finalizzate essenzialmente alla conquista di un posto di lavoro – chiosa Toffoletto nel quadro di una reintegrazione in seguito ad un licenziamento, oppure di trasformazione elrapporto
di lavoro a termine in un contratto atempo indeterminato, mentre negli altri paesi le cause di lavoro hanno per oggetto il risarcimento di danni, ed in Gran Bretagna, dove sono fissati limiti massimi a tale risarcimento, vi è una notevole
mole di cause per discriminazione, che consentono di superare il tetto del risarcimento». E` probabilmente per
le difficoltà di licenziamento che spesso si afferma che la legislazione specifica italiana sia la più rigida in Europa, ma secondo Claudio Treves, coordinatore del dipartimento politiche del lavoro della Cgil, questo non è vero: «LaFrancia ha un code du travailmolto dettagliato, ma al di là del grado maggiore o minore di regolamentazione, va riconosciuto chele regole che governano i rapporti di lavoro hanno un`origine diversa `nei vari paesi europei; per esempio in GranBretagna il rapporto di lavoro è di fatto regolamentato da un accordo bilaterale tra impresa e lavoratore,
mentre in Germania i contratti collettivi hanno validità regionale, ossia limitata a ciascun Laender, mentre in Spagna
spetta alle norme recepire i risultati della concertazione sociale». Per Guglielmo Loi, segretario confederale della Uil con delega alle politiche del lavoro, una caratteristica peculiare del mercato del lavoro italiano è l`informalità dell`incontro tra domanda ed offerta di lavoro: «Pur esistendo una Borsa nazionale del lavoro, essa è poco utilizzata per la scarsa fiducia che si ha su questi strumenti: tanti preferiscono cercare lavoro tramite le conoscenze. In ogni caso in altri paesi europei si fa un maggior utilizzo delle strutture pubbliche e private preposte all`incontro tra domanda ed offerta di lavoro». Questa circostanza è ammessa anche da Armando Occhipinti, responsabile dell`area relazioni industriali di Confapi: «II decentramento delle politiche del lavoro, dal ministero alle Regioni alle Province, avvenuto nei primi anni 2000, ha prodotto una modernizzazione solo parziale dei servizi pubblici per l`impiego, e questo ci distingue da molti altri paesi europei, dove questi servizi funzionano meglio». Peril dirigente della Confapi sarebbe utile consentire anche agli enti bilaterali e alle associazioni di categoria svolgere l`attività di intermediazione
tra domanda ed offerta di lavoro, oggi gestita solo dalle Agenzie per il lavoro, che forniscono in particolare i lavoratori temporanei, i cosiddetti interinali. Per Guglielmo Loi un elemento ulteriore che distingue il mercato del lavoro italiano è
il sostegno per la conservazione del posto del lavoro piuttosto che per la ricerca di uno nuovo: «Inltalia lo strumento della cassa integrazione è di fatto finalizzato a conservare il posto di lavoro, mentre in molti paesi del centro nord
Europa si preferisce accordare sussidi di disoccupazione più generosi che consentono la ricerca ai una nuova occupazione». Anche Occhipinti di Confapi non è soddisfatto dell`attuale assetto degli ammortizzatori sociali in Italia: «Con la riforma Biagi si è persa un`occasione per riformare gli ammortizzatori sociali, ma al di là di questo bisogna ammettere che in Italia è difficile anche applicare le regole esistenti, quali la perdita dell`indennità di mobilità
in caso di rifiuto dell`offerta di impiego». Un altro aspetto peculiare del mercato del lavoro italiano è, secondo MicheleLepore, docente di diritto del lavoro dell`Universitas Mercatorum di Unioncamere, «l`elevata sindacalizzazione, connessaallamassimalibertàdi organizzazione sindacale, sancita dall`articolo 39 della Costituzione, che comporta l`esistenza di una pluralità di sigle sindacali, che possono prendere decisioni individuali, quindi anche discordanti».
Per Treves della Cgil il dato che però distingue in maniera pesante il mercato del lavoro italiano da quello degli altri paesi europei è il basso tasso di occupazione: «L`Italiahaun tasso pari al 57%, di ben 7 punti inferiore alla media europea, e questo si spiegaper una serie di dualismi che caratterizzano il mondo del lavoro del nostro paese, ovvero la bassa occupazione nel Mezzogiorno, delle donne e dei giovani, e tutto questo si riverbera sul funzionamento
del mercato». Su questa osservazione è d`accordo anche Loi della Uil, che conclude: «L` Itali a ha anche una elevatapercerituale di lavoro irregolare, tra le più alte in Europa, insieme a Grecia e Portogallo, circostanza che, unitamente alla differenziazione dei livelli occupazionali tra territori e tra tipologie di lavoratori, rende difficile attuare efficaci politiche attive del lavoro».