A.Bombassei: «Più soldi ma più flessibilità sugli orari»

19/11/2007
    lunedì 19 novembre 2007

      Pagina 11 – Economia

        Parla il vicepresidente Alberto Bombassei: in settimana possibile l´incontro con i leader di Cgil, Cisl e Uil

        Contratti, la ricetta di Confindustria
        "Più soldi ma più flessibilità sugli orari"

        ROBERTO MANIA

        ROMA – Gli industriali sono pronti a pagare di più i propri dipendenti ma in cambio chiedono più flessibilità nell´orario di lavoro. È la linea della Confindustria che il vicepresidente di Viale dell´Astronomia Alberto Bombassei, reduce da un´importante acquisizione negli Stati Uniti con la sua Brembo, anticipa in questa intervista alla vigilia dell´avvio del confronto con i sindacati sulla riforma del sistema contrattuale.

        Quando vi incontrerete con Cgil, Cisl e Uil?

          «Spero già questa settimana. Al massimo la prossima. Sono più di due anni che poniamo il problema delle retribuzioni troppo basse. Se ci avessero dato retta forse le buste paga oggi sarebbero più pesanti».

          Come si concilia l´obiettivo di aumentare le retribuzioni reali con la vostra proposta di ridurre il ruolo del contratto nazionale?

            «Noi pensiamo che sia necessario un salto culturale: ci vuole più contrattazione e meno conflitto. Vogliamo coinvolgere i nostri dipendenti sugli obiettivi dell´azienda. Ora riusciamo a farlo solo con il top dei dirigenti, ma dobbiamo poterlo fare con tutti. Si deve accettare la sfida e se si raggiungono i risultati questi vanno divisi tra tutti. Per farlo la contrattazione aziendale va collegata a parametri di produttività e redditività».

            Fine del contratto nazionale?

              «No, assolutamente no. Non lo abbiamo mai detto né scritto. Noi, al contrario, pensiamo che il contratto nazionale sia importante, soprattutto per le categorie e per le aree più deboli del paese. Deve garantire il potere d´acquisto delle retribuzioni, salvaguardandole dalla dinamica dell´inflazione. E´ nelle aziende, poi, che si può integrare la retribuzione nazionale. Cosa che oggi non accade perché le richieste sindacali a livello nazionale vanno ben oltre il recupero dell´inflazione, riducendo gli spazi per la contrattazione di secondo livello e facendo pagare alle imprese meno redditizie più di quanto realmente possano».

              In cambio degli aumenti cosa chiedete ai lavoratori?

                «Di lavorare di più. Sia chiaro, non chiediamo di aumentare l´orario di lavoro annuale. Chiediamo una maggiore flessibilità. Per esempio poter ricorrere agli straordinari senza doverci infilare ogni volta in una trattativa estenuante. Va fatta una volta e basta, compensando le settimane fino a 48 ore con altre successive a orario ridotto. E ancora: noi abbiamo un tasso di assenteismo e di malattia molto più elevato che nel resto dell´Europa, ma non credo che gli italiani abbiano una salute più cagionevole dei francesi o dei tedeschi. Anche qui si deve voltare pagina perché il nostro è un sistema troppo permissivo».

                Questa volta non chiedete nulla al governo? Lei ha detto che il ministro del Lavoro Damiano deve restare fuori dal negoziato anche perché è "un ex Cgil". Conferma?

                  «Quella è stata una battuta. Forse non propriamente felice ma era una battuta. Chi mi conosce sa bene la stima che nutro e confermo per il ministro Damiano. Ma, esattamente come ha detto Damiano, la riforma degli assetti contrattuali è una materia che riguarda le parti sociali. In ogni caso non ho mai detto che il governo deve restare fuori perché è tutta sua la partita relativa agli sgravi contributivi e fiscali per ridurre il cuneo del costo del lavoro. Anche questa via è necessaria per aumentare le buste paga visto che per ogni 100 euro in più, le aziende ne pagano 142 e i lavoratori ne mettono in tasca 72,5».

                  Allora continua a nutrire dubbi sulla reale volontà della Cgil di Epifani ad affrontare il tema della riforma dei contratti?

                    «I dubbi sono più che leciti se dopo due anni e mezzo continuano a porre delle condizioni che sembrano finalizzate a guadagnare tempo».

                    La Cgil, per esempio, parla di "manutenzione" anziché di riforma del modello contrattuale e dice che si potrebbe cominciare con la riduzione del numero dei contratti. Lei è d´accordo?

                      «Mi pare più che ragionevole sfoltire il numero di contratti. E´ ridicolo, se non tragico, pensare che ce ne sono diverse centinaia. Ma, appunto, non basta».

                      Dopo l´approvazione al Senato della Finanziaria il governo è più forte?

                        «E´ sicuramente più forte, ma ora non deve consentire manomissioni al pacchetto sul welfare perché ne andrebbe della sua credibilità».