“8 Marzo” Salgono, salgono sono sempre lì – di Francesca Sanvitale

08/03/2002

  Il commento



Salgono, salgono sono sempre lì

di 
Francesca Sanvitale


 8 marzo: ancora un appuntamento per tutte le donne. Il tempo passa in fretta, ci mette di fronte a situazioni sempre diverse, spesso impreviste, che necessitano di nuove riflessioni, decisioni e persino nuove strategie.
Solo un anno fa il problema sembrava girare intorno all’abolizione di questa festa simbolo e quest’anno i gravi problemi legati al destino del nostro paese (dal quale è imprescindibile il destino delle donne) suggeriscono che questa giornata diventi un primo luogo di riflessione perché le donne si ritrovino, aggiungano ai progetti e alle richieste di ieri, nuovi progetti per riaffermare la propria identità, anche come soggetti sociali e politici. E considerare "che cosa" proporre e "come".
Non è un caso che nei giorni passati si sia già aperta questa riflessione, in primo luogo con l’articolo di Adriano Sofri e quindi con la risposta di Gloria Buffo. Sofri diceva, in sintesi, che nonostante l’attività pratica e fondamentale delle donne, emersa nell’organizzazione delle manifestazione politiche (e citava l’esempio del girotondo romano al Palazzo di Giustizia e dal clamoroso successo al Palavobis) le donne continuano a restare in una posizione defilata, "anonima" nei confronti dei maschi che come sempre guidano la politica e tutto il resto. Gloria Buffo rispondeva e rifletteva in parte precisando che le donne "mettono prima la politica e poi i leader". E vero, infatti: proprio per natura le donne mirano prima di tutto a costruire un bene, sia proprio o familiare o collettivo, a definire una realtà e poi solo in seconda se non ultima istanza mirano a quella che Sofri chiamava "la prima fila".
Credo che la riflessione potrebbe cominciare di qui, ben sapendo che sta proprio nelle basi di tutte le concezioni femministe il rifiuto e il disprezzo per la macchina del potere tipicamente maschile. Tutta la lotta femminile e femminista, non di decenni ma di secoli, è partita da questo nucleo giusto e rischioso da smantellare. Ma la contingenza cambia e cambia anche il modo di intendere la leadership maschile. Attualmente questa leadership si configura più rischiosa che nel passato. E di conseguenza anche per le donne è venuto il momento di una riflessione che preveda una risposta di politica reale, contingente e urgente. Si può aggiungere che l’esperienza dimostra come le battaglie non sono mai vinte del tutto, non esiste mai niente di codificato per quanto riguarda i capitoli "diritti", partecipazione, valutazione equanime tra i sessi. Tutto rischia di deteriorarsi nel brevissimo tempo di una distrazione. Ed è ciò che vediamo. Partecipazione politica: questa dunque dovrebbe essere a fil di logica la parola d’ordine delle donne: partecipazione che viene dal riflettere, come diceva Gloria Buffo, "quale sinistra ci vuole per rianimare le ragioni e i progetti di chi non vuole l’Italia berlusconiana. I leader verranno. E forse saranno delle leader". Ebbene oserei aggiungere che qualsiasi riflessione di oggi non può prescindere dal cambiamento drastico tra politica e visibilità. Berlusconi e il suo modo di ottenere il consenso hanno costretto chiunque fa politica, e quindi anche le donne in un domani, a rivedere il "come" attuarla, il "come" ottenere qualche cosa in questi quattro anni, che fanno presto a passare. La adesione, che sembra lontanissima, raggiunta da Prodi sul pullmino oggi sarebbe improponibile. Non sembra, quella, una stagione quasi preistorica, di fronte a sei televisioni, un oceano di soldi, un parlamento a maggioranza, una sfacciataggine demagogica mai vista da più di mezzo secolo? Già abbiamo visto che i gridi, gli articoli dei denigratissimi intellettuali, il Palavobis e quant’altro, alla fine hanno costituito un’utile massaggio cardiaco ai leader dell’opposizione, se non altro riconducendo qualsiasi problema a quelli principali: unione, prima di tutto, e necessaria carica carismatica. E anche: basta, ormai, continuare a sparare al manovratore perché adesso la risposta di cambiare la rotta spetta a lui. Ma forse potrebbe anche spettare alle donne creare la propria "visibilità". Se le donne sono capaci di crearla ai movimenti perché non crearla per loro stesse e per ciò che reputano imprescindibile?
Ebbene, forse anche la riflessione delle donne dovrebbe partire di qui, non certo abbandonando quel lavoro straordinario che hanno intrapreso e dà frutti clamorosi ma aggiungendo la volontà, oltre al diritto, della "prima fila", come osserva Sofri. Se la richiedono e la propongono o la mettono in atto, forse verrà data. E viene il sospetto che sulla coscienza dell’importanza e utilità del lavoro svolto, le donne siano ancora incerte, non pienamente coscienti di quella naturale identità che in un uomo immediatamente chiederebbe il riconoscimento di quanto fatto. Il secolare peso dell’ abnegazione come valore portante può diventare, ed è diventato assai spesso nel passato, devozione alla causa e quindi ai leader maschi che rappresentano la causa.

E’ un fenomeno storico che le donne conoscono, è un rischio di passività che le donne nel loro lavoro e nella famiglia hanno provato. Ma sono proprio le peculiarità dell’indole femminile, la passione attiva, il senso preciso della realtà, la disponibilità al lavoro pratico che dovrebbe esigere altrettanta responsabilità pubblica. E sarà bene ricordare che "leadership" non vuol dire solo visibilità spettacolare o arroganza del potere, ma significa anche visibilità propria per la difesa dei principi nel quali si crede. Ci vuole un progetto per qualsiasi partenza, questo è vero. E’ vero pure che il progetto si forma e deve essere verificato giorno per giorno, cambia a seconda delle necessità e delle novità. E’ una legge della politica. Aveva un progetto democratico Berlusconi oltre ai suoi progetti di difesa e accrescimento personali? Eppure è diventato un presidente del consiglio a maggioranza. Ci sono tantissimi progetti già pronti a sinistra, nei partiti e fuori, basta sceglierli e farli propri. Grandi e molti temi non mancano per riflettere e prender posizione. I diritti civili. La politica internazionale. La giustizia. L’integrazione razziale. La globalizzazione e le necessarie interazioni e distinzioni. La fame nel mondo. Il volontariato. I movimenti e le strutture dei partiti, come conciliarli. L’Europa e adesso: l’Europa e l’America. Sono sicura che solo a nominare tutto questo, pensando alla vergogna di una demagogia e delle non-verità che aumentano, le donne sentono crescere dentro la loro "passione", una spinta attiva, la necessaria forza per venire allo scoperto e farsene carico, prima di tutto tra le altre donne e dopo nei partiti. Emergere,ma presto, per creare " la prima fila" che manca, come ha detto bene Adriano Sofri.