8^ Conferenza ministeriale Organizzazione Mondiale del Commercio

Ginevra: l’8^ Conferenza ministeriale OMG-WTO si e’ chiusa senza un nulla di fatto
22/12/2011  

Si è svolta a Ginevra, tra il 15 e 17 dicembre scorsi, l’8^ Conferenza ministeriale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC-WTO).
Nulla di fatto sulla chiusura del Doha Round, il ciclo negoziale della Wto lanciato 10 anni fa in Qatar e finalizzato ad una progressiva liberalizzazione dei mercati globali, dietro alla retorica dello "sviluppo" che, come denunciato anche dai Governi di alcuni Paesi emergenti e del Sud del mondo, non è mai diventato il vero centro del Round negoziale.
Una ministeriale che è stata caratterizzata dall’entrata nella grande famiglia della Wto di alcuni Paesi, tra cui la Russia, ma anche da un nuovo approccio che, per superare il riconosciuto fallimento dell’Agenda di Doha, vede "coalizioni dei volenterosi" limitate a pochi Paesi trovare accordi su specifici settori, com’è accaduto sul tema degli appalti pubblici tra Usa, Unione europea ed altri 22 Paesi.
Un plurilateralismo che dimostra l’inadeguatezza della Wto a tenere assieme molti temi su un’agenda così ampia. Così come si conferma l’incapacità dei Governi del G20 a costruire una reale governance globale aldilà dei roboanti impegni assunti nel recente vertice di Cannes.
Un approccio, comunque, contestato da diverse coalizioni di paesi, a partire dai BRICS, ma anche dal nuovo raggruppamento degli “Amici dello Sviluppo” (vedi diachiarazioni allegate).
Di fronte alla crisi globale e allo stallo dei negoziati, permane nelWto un approccio ideologico,  senza alcuna valutazione sul reale impatto della propria agenda.
Secondo la Confederazione Internazionale dei Sindacati (CSI – ITUC) che insieme al TUAC e alle Global Unions ha presentato un proprio documento di valutazioni e richieste (vedi allegato), la liberalizzazione dei mercati e la loro progressiva deregolementazione stanno alla base della crescita delle disuguaglianze e della crisi economica che stiamo vivendo. Evitare ogni analisi di impatto di queste politiche mostra un atteggiamento che sconfina nell’ideologico, perchè non ne considera le conseguenze sulla vita delle persone e sugli ecosistemi, negando proprio quello sviluppo sostenibile che si afferma di voler perseguire.
Nonostante il palese stallo, alcuni governi stanno tentando di allargare l’agenda liberalizzatrice, facendo apparire all’orizzonte anche dei nuovi temi (New issues) come il cambiamento climatico e la sovranità alimentare, sulla quale si è registrata una dura contrapposizione tra il rapporteur Onu De Schutter ed il direttore Wto Pascal Lamy sulla legittimità o meno della Wto di toccare tali temi.
Le “New Issues” sono, secondo i sindacati e molte organizzazioni della società civile riunite nella rete internazionale OWINFS (Il nostro mondo non è in vendita), un aspetto molto delicato perchè rischiano di mettere sotto un’ottica economicista e liberista questioni che attengono ai diritti dell’uomo e del pianeta che proprio per questo devono essere esclusi dai negoziati commerciali.
C’è il rischio che la Wto – di fronte al palese fallimento del ciclo negoziale di Doha, da un lato voglia “mettere il cappello” su accordi commerciali bilaterali e plurilaterali, abbandonando il livello multilaterale e il single undetaking (l’accordo unico e onnicomprensivo, per bilanciare i diversi settori), dall’altro voglia mettere le mani su aspetti come la sovranità alimentare, la lotta al cambiamento climatico ed i diritti ad un lavoro dignitoso che sono argomenti che dovrebbero essere affrontati in sedi più appropriate, come la Fao per la questione della sovranità alimentare, l’UNFCCC sul cambiamento climatico e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, per l’occupazione ed il lavoro dignitoso.
Nonostante alcune affermazioni contenute nella dichiarazione finale del presidente della ministeriale (vedi allegato), la WTO ha dimostrato ancora una volta di non voler affrontare coerentemente i problemi posti dai Paesi del Sud del mondo, a cominciare dalla questione del cotone.
La delegazione sindacale, guidata da Esther Busser dell’ufficio di Ginevra della CSI-ITUC, e composta, tra gli altri, da rappresentanti del Cosatu sudafricano, della CUT brasiliana, della CGT Argentina, della CGIL, dell’HMS indiano, ha incontrato gli ambasciatori e i negoziatori di alcuni governi, in particolare dei paesi emergenti (Argentina, Brasile, Sudafrica), ha lavorato in costante collaborazione con la società civile e la rete OWINFS e ha partecipato alle iniziative di mobilitazione, incentrate sulla tenda permanente “Occupy WTO”, installata di fronte al palazzo delle conferenze di Ginevra.

A cura di: Danilo Barbi – Leopoldo Tartaglia