5 aprile, la giornata dei precari

05/04/2002






5 aprile, la giornata dei precari

Da Bologna a Napoli, domani in piazza gli atipici italiani. In attesa dello sciopero del 16

ANTONIO SCIOTTO


Sciopero per l’articolo 18, ma non solo. Se i sindacati hanno stabilito una mobilitazione generale unitaria per il 16 aprile prossimo, i precari e gli atipici ci tengono a farsi sentire e scenderanno in piazza non solo il 16, ma anche domani, 5 aprile. A Bologna, Roma, Napoli e Frosinone sono state organizzate una serie di manifestazioni, accomunate da un solo slogan – «Stesso lavoro, stessi diritti» – che campeggerà su centinaia di adesivi rossi rettangolari preparati per l’occasione. A spiegare lo spirito dell’iniziativa è Domenico Conte, coordinatore nazionale precari Prc e delegato Nidil Cgil della Tim di Bologna: «Già da oltre un anno molti interinali, Cococo, partite Iva di varie parti del paese stanno lanciando l’idea di una giornata nazionale di lotta dei lavoratori precari. Ci teniamo a sottolineare che il 16 saremo in piazza con tutti gli altri lavoratori, contro la modifica dell’articolo 18, ma con la mobilitazione di domani vogliamo preparare un 16 aprile speciale, in cui oltre che dell’articolo 18 si parli pure dell’estensione dei diritti ai lavoratori più deboli. A fronte dell’opera che prestiamo quotidianamente, siamo convinti di avere diritto all’accesso a un reddito continuativo e dignitoso, a una casa e ai servizi sociali come tutti gli altri lavoratori».

E il caso della Tim di Bologna è esemplare. Come racconta lo stesso Conte, i ragazzi del call center vivono la precarietà in pieno: «Al servizio 119, su 600 telefonisti, ben 200 sono interinali, con contratti di sei mesi che vengono rinnovati anche per due anni di seguito. Una percentuale superiore a quella consentita dal contratto di settore (11%), tanto che c’è una causa in corso, e la Tim è stata citata per comportamento antisindacale. Inoltre, è aperta anche una vertenza sui premi di produzione, che agli interinali non vengono erogati, come invece imporrebbe la legge Treu e come avviene già in altre aziende, ad esempio la Omnitel. Alcuni interinali, dopo due anni di rinnovi, vengono finalmente assunti a tempo indeterminato, ma molti altri finiscono invece in mezzo a una strada. Per questi motivi noi chiediamo la stabilizzazione di tutti gli interinali di Tim (1570 su 9340 dipendenti nazionali) e il pagamento dei premi di produzione dal ’98 a oggi».

E in quanto a precarietà, buoni motivi per scendere in piazza li avranno anche i precari di Atesia, il call center romano di proprietà della Telecom, dove si lavora addirittura a cottimo, con il «travestimento» dei contratti da Cococo: tante telefonate, tanto guadagno – alcuni mesi portano a casa anche solo 100-150 euro, andando in rosso con le spese dei pasti e della benzina. Superata da tempo la servitù della gleba, insomma, siamo già alla «servitù della cornetta». E se a Bologna a organizzare i precari sono gli interinali della Tim e il Collettivo Kontroverso, a Roma con i ragazzi di Atesia manifesterà la Camera del lavoro e del non lavoro, il gruppo «Agire contro la precarietà», i lavoratori della ex Ligabue e i precari dell’indotto di Fiumicino. A Frosinone si mobiliteranno precari e Cobas, a Napoli gli Lsu, che parteciperanno anche alla manifestazione di sabato 6 per la pace in Medio Oriente. L’appuntamento, nella capitale, è alle 10,30, in Piazza SS. Apostoli.