43 miliardi di sprechi

15/04/2005


    venerdì, 15 aprile 2005

    pagina 21

      CONFESERCENTI STILA IL DOSSIER DELLO SCANDALO SULLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
      Aerei e laghi fantasma
      43 miliardi di sprechi

      Francesco Grignetti

        ROMA
        «Chissà, anche Italo Balbo attende da lassù…». Fanno gli spiritosi, i tecnici della Confesercenti che hanno messo insieme un ennesimo dossier sugli sprechi d’Italia. Hanno scoperto che la compagnia aerea Lati (ente Linee Aeree Transcontinentali), fondata da Balbo nel 1938 per collegare l’Italia al Sudamerica, attende da sessant’anni di essere liquidata. Il guaio dipende da un certo terreno che l’Italia aveva comprato in Brasile all’epoca delle trasvolate oceaniche per farci un aeroporto: il governo brasiliano l’ha confiscato nel 1945 come «bottino di guerra», l’ambasciata d’Italia si batte per la restituzione. Morale, per un terreno spoglio dal valore di cinquantamila euro, c’è in atto un contenzioso che è costato due milioni di euro e che impedisce la definitiva liquidazione dell’ente. Come questo, altri 169 enti inutili attendono da decenni lo scioglimento. Addirittura è stato sciolto prima l’ente liquidatore Iged, nel 2002. Ma anch’esso resiste.

          E’ un autentico florilegio dell’orrore burocratico-contabile, questo rapporto. Cento casi eclatanti di spreco. «Considerando solo i trenta casi con dati economici certi», sono 3,6 miliardi gli euro buttati. Il presidente di Confesercenti, Marco Venturi, però, è particolarmente severo e considera i 40 miliardi di euro per la burocrazia «di per sé uno spreco». E avverte che i preventivi per le infrastrutture raddoppiano e hanno raggiunto la stratosferica cifra di 170 miliardi di euro. Non solo Italo Balbo, dunque. Il catalogo s’apre con l’invaso fantasma di Pappadai (Taranto) che è costato 250 milioni di euro e non contiene una goccia d’acqua. Dovrebbe servire la popolazione del Salento, ma per il momento si vedono solo le bollette. Il bello è che le tubazioni sono costate 120 milioni di euro, non hanno mai erogato acqua, e siccome in parte sono d’amianto e cemento con il tempo rischiano di avvelenare il suolo. Altra caso scandaloso, la diga infinita sul fiume Metramo, in costruzione dagli anni Sessanta, ha avuto 76 aumenti di prezzo, e non serve a nulla: «Nessuno ha pensato alle condutture». Sempre a Taranto, alla foce del fiume Chidro, c’è un enorme impianto di sollevamento, costato 45 milioni di euro, che non funziona perché la fonte d’acqua potabile è inquinata da infiltrazioni salmastre.

            Confesercenti comunque non salva nessuno, né il centralismo dello Stato, né il localismo delle Regioni. L’autostrada Messina-Palermo, costata 773 milioni di euro, e inaugurata qualche mese fa in pompa magna, funziona a senso unico. Si spera che la finiscano un giorno. In Trentino finanziano corsi per detective, ma anche per formazione in piercing e tatuaggi. In Campania, si spendono 1,3 milioni per formare aspiranti veline. A Prato si spendono 60 mila euro per la tutela del pipistrello. A Roseto (Teramo) c’è abbandonato un autoporto per il trasporto merci su Tir: 5 milioni di euro. Ma la regione ora finanzia con 630 mila euro il completamento di una struttura gemella a pochi chilometri di distanza… Non parliamo poi di acquedotti che perdono acqua. Di illuminazione pubblica che disperde luce. Di rifiuti che si trasportano in Germania a costi pazzeschi dalla Campania, ma anche da Lombardia, Friuli e Trentino.

              Il Comune di Priolo (Siracusa), intanto, si guadagna una citazione di rilievo: «Inutilizzata una casa albergo per anziani (1 milione di euro), un centro diurno per anziani (mezzo milione), un centro scolastico polivalente per elementari e medie (2 milioni), l’asilo nido (mezzo milione). E’ la capitale delle opere perdute». Si lamenta poi che soldi per la ricerca e l’istruzione non bastano mai. Ma in nome dell’autonomia universitaria, fioriscono i corsi di laurea triennale nelle materie più improbabili. «Le discipline più strane – denuncia Confesercenti – : dalla laurea in Scienza della pace (in 15 università) a Scienze del fiore e del verde (Pavia). A Pisa c’è un corso di laudrea in Informatica umanistica. A Perugia sul Verde ornamentale, ricreativo e protetto». E così capita che ci siano centinaia di corsi d’insegnamento con appena uno o due studenti. Al ministero c’era una Commissione Tecnica, a dire il vero, che doveva valutare il sistema universitario e relativi finanziamenti. «Per risparmiare, recentemente è stata soppressa la Commissione che doveva produrre economie».