3700 licenziati telefonici e profitti agli azionisti

13/07/2010

Tremila settecento lavoratori Telecom, e le loro famiglie, hanno i giorni contati: i 75 giorni previsti dalle procedure di licenziamento, anzi a dire il vero adesso un po’ meno, visto che le lettere sono partite già la settimana scorsa. Una lotta contro il tempo: o si troverà insomma una soluzione condivisa con il sindacato, che possibilmente porti al ritiro della crudele decisione, o se non ci sarà alcun accordo tutte queste persone potranno finire in mezzo a una strada a partire dall’autunno. E verrebbero scelte a piacimento dall’azienda, senza criterio: anche 40-50enni ben lontani dall’età di pensione. Un disastro sociale, in tempi di crisi.
Ma non basta: perché i numeri delle forbici Telecom sono ben più alti. Infatti il piano industriale prevede quasi 7500 licenziamenti: i 3700 suddetti sono solo la prima «rata», da sbattere fuori entro giugno dell’anno prossimo. I 7500 complessivi riguardano invece l’arco di tre anni, e comprendono altri 3100 dipendenti diretti Telecom (arrivando così a un totale di fired pari a 6800) e altri 645 della Ssc, società di informatici dal nome alquanto strano,ma che praticamente è Telecom a tutti gli effetti, essendo una sua vecchia esternalizzata, ancora oggi di totale proprietà della compagnia. Un ciclone che conferma insomma le previsioni di tutti gli istituti – compresa la Confindustria – secondo i quali magari la ripresa nei prossimi mesi arriverà, mentre invece sul fronte dell’occupazione assisteremo a nuove, pesantissime perdite di posti. E dire che Telecom non è per nulla in crisi.«Gli ultimi utili Telecom sono ben 1,5 miliardi, il cash flow, cioè la liquidità, grazie alle bollette, di 11 miliardi – spiega Alessandro Genovesi, segretario nazionale Slc Cgil – Ci devono spiegare come si possa licenziare con cifre simili». Il sindacato attacca anche sul piano etico, e sulle scelte strategiche: «A fronte di quei super-utili, ben un miliardo di euro è stato distribuito come dividendi agli azionisti – prosegue Genovesi – E c’è stato un taglio agli investimenti pari a 2 miliardi. Insomma: non si investe sul prodotto, si assicurano maxi profitti grazie agli utili e si licenziano migliaia di persone. Ci vogliono dire azienda e governo dove può andare un gruppo così?».
Il sindacato invoca l’esecutivo non solo per l’alta mole di licenziati, ma anche per il fatto che Telecom detiene la rete delle telecomunicazioni del Paese. «Abbiamo la rete in rame, che però entrò 5-6 anni sarà passato remoto: si dovrebbe investire sul mobile, sulla fibra – riprende il sindacalista della Cgil – Telecom ha un piano fatto solo di tagli: non investe sulla banda larga inmobilità, né sull’informatica e i nuovi servizi; neanche sulla convergenza, sulla casa e sull’impresa digitale. Al contrario, mette fuori la produzione: ha già esternalizzato 2600 informatici nella Ssc, quella dove ora vuole licenziarne 645; e prevede di esternalizzare 4000 -5000 dipendenti diretti nella Telecontact. Se fa fuori informatici e customer, dunque, cosa resta? Solo la rete, su cui peraltro non investe? Siamo preoccupati da un futuro che vediamo incerto: in pochi anni Telecom potrebbe sparire del tutto». D’altra parte l’azienda è già «dimagrita » parecchio: in dieci anni è passata da 100 mila a 53 mila dipendenti, e adesso punta a restringerli a circa 45mila. Si deve anche tenere conto del fatto che almeno 18 mila sono operai che si occupano della rete, pertanto il personale è «imparagonabile» rispetto ai competitors, da Wind Infostrada a Vodafone, che rete non hanno e si appoggiano a quella di Telecom. Un tavolo per ora non c’è, ma intanto ieri il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e il sottosegretario allo Sviluppo economico Paolo Romani, hanno convocato azienda e sindacati: domani alle 15,30 presso il ministero dello Sviluppo. «Confido – ha commentato Sacconi – che così venga meno l’iniziativa dei licenziamenti». «Speriamo – conclude il segretario Slc Cgil Genovesi – che i 3700 esuberi annunciati non vogliano essere un ricatto per ottenere qualcosa dal governo. Magari un modoper ottenere una mobilità lunga, o una cassa integrazione: l’esecutivo in quel caso ci dovrebbe spiegare come farebbe a concederle a fronte di quegli utili favolosi. I sindacati non hanno mai detto no ai sacrifici, ma così, senza un piano industriale di sviluppo, non ci può essere intesa su nulla».