25 Aprile, il valore storico e sociale della Liberazione

24/04/2015

Una Finestra sul lavoro, 25 Aprile, la Festa della Liberazione vista da diverse generazioni.

Era il 21 aprile del 1945, Gastone aveva appena 18 anni e ancora non aveva ricevuto la chiamata alle armi. Ma quel giorno era pronto a combattere anche lui per liberare la città di Bologna.

Due notti passate all’aperto a dormire prima nel cimitero, poi sotto la Porta Saragozza, collegati via radio, pronti a partire appena ricevuto il comando, la parola d’ordine: “All’ippodromo ci sono le corse domani”.
“Sono passati 70 anni, ma il ricordo è sempre vivo e limpido” racconta, Gastone Malaguti, partigiano, classe ’26, di Bologna, che per oltre vent’anni ha fatto parte della Filcams Nazionale, prima come segretario e poi come responsabile delle politiche internazionale.

Lui, la Liberazione, l’ha vissuta qualche giorno prima poi il 25 aprile sono andati a deporre le armi agli alleati. Ma l’emozioni, le sensazioni e i ricordi sono ancora forti.: “Finalmente si tornava alla vita libera, anche se Bologna era provata dai tanti bombardamenti. Finalmente potevamo ricominciare a chiamarci per nome”, lui che durante quel periodo veniva chiamato il Biondino.

In pensione da anni, e molto impegnato con l’Anpi, per la divulgazione della storia nelle scuole, Gastone il 25 aprile, Giorno della Liberazione, sarà a porta San paolo a Roma per ricordare, ma anche per non far dimenticare alle nuove generazioni la lotta che molti anni fa ha permesso all’Italia di tornare libera. Una battaglia fatta dell’impegno di ogni singolo uomo, “per ogni militare” racconta, “c’erano dieci civili che gli davano una mano.”

Il valore storico e sociale del 25 aprile continua ad essere messo in discussione da diversi tipi di polemiche, ma il rischio più grave è che con il passare del tempo si perda l’attenzione ad un data simbolo per tutta la nazione.

Gastone Malaguti, che ha 96 anni, quasi ogni giorno gira per le scuole di Roma, per parlare della “resistenza” evidenzia una mancanza di interesse, a volte, degli adulti, più che dei ragazzi “a volte ho trovato più attenzione da parte degli studenti che dagli insegnanti” ma il loro continuo impegno, nonostante l’età è proprio per questo, per continuare a raccontare.

Anche Luca De Zolt, responsabile delle politiche giovanili per la Filcams Cgil, ammette che tra i giovani si sta perdendo il vero senso della festività: “Il problema principale, è che si è persa l’abitudine a narrare cosa è successo davvero”. La Resistenza un movimento ampio, dove tante persone sono state protagoniste, e hanno, insieme, voluto intraprendere un percorso verso la libertà. Democrazia, patriottismo e libertà, sono valori complessi da far tramandare: “l’ostacolo principale” prosegue “De Zolt “è che il racconto purtroppo viene delegato solo ai protagonisti, e si assottiglia sempre più, mentre tutti dovremmo farci carico di tramandare la storia e i valori di una festa cosi importante.”

Da ex sindacalista e ex Filcams, Gastone Malaguti fa un accenno alle aperture nel commercio durante giorni di festa cosi importanti: “È un delitto contro la resistenza, sono molto arrabbiato” dopo che, tra l’altro, per anni anche lui si è battuto per far chiudere la domenica, “Stiamo tornando indietro, se i negozi restano chiusi il 25 aprile e il 1 maggio, nessuno muore di fame” afferma polemico.

E ai giovani dice, “Andate in biblioteca, e non al centro commerciale: non ha nessun senso, per me, ne dal punto di vista morale ne della vita.” “Vai in biblioteca a leggere un libro sulla Resistenza” afferma scherzosamente Gastone, “impari di più.”

“Il 25 aprile può essere anche un’occasione per riscoprire momenti di socialità importanti” conclude De Zolt, “prendersi il tempo della festa, stare insieme, sono aspetti importanti della vita che vanno di pari passo con la democrazia.”