2010, l’anno nero del lavoro

06/12/2010

È una fotografia che il governo non vuole mostrare, ma che gli italiani hanno stampata nella carne e nel sangue. Le crisi aperte in Italia durante la crisi (attualmente si contano 170 tavoli) coinvolgono 216mila dipendenti. Di questi almeno un quarto (53mila) sono a rischio.
Vuol dire che a fine crisi resteranno a casa. Numeri secchi che disegnano un dramma. Ad elaborarli per il Pd sono stati Cesare Damiano e Matteo Colaninno. Un lavoro a due teste, per analizzare dal punto di vista dei lavoratori (Damiano ha un passato di sindacalista in Cgil, oltre all’esperienza al ministero di Via Veneto) e degli imprenditori (Colaninno ha calcato per un ventennio i corridoi di Confindustria, e oggi è alla Piaggio). I dati sono pesantissimi. Nel 2010 si arriverà a un totale di oltre un miliardo e 200milioni di ore di cassa integrazione, con un aumento del44%rispetto all’anno scorso. In particolare sono aumentate più di due volte e mezzo le cig, e di quattro volte le casse in deroga. Per il mondo produttivo, è come se 700mila persone fossero rimaste a casa. Un Paese «a mezzo servizio». Molte di queste crisi sono rimaste lontane dai riflettori, dimenticate o cancellate dal dibattito pubblico. In quasi tutte, è il caso ad esempio della Cnh di Imola dove si è fatto lo sciopero della fame, si sono registrate proteste disperate e disperanti. Sui tetti, sotto le tende, sulle gru. Ma la cortina fumogena non si è diradata. L’Italia continua a riflettersi nell’illusione del Belpaese, o nell’odio degli stranieri che al contrario di noi vedono, capiscono e magari anticipano i problemi