“1°Maggio” L’Europa di San Precario

02/05/2006
    marted� 1 maggio 2006

    pagina 9 – Economia

    L’Europa di San Precario

      Maria Maggiore

        BRUXELLES
        Primo maggio, San Precario, festa del lavoro che lascia l’amaro in bocca. Basta guardare le statistiche. Cos’hanno in comune il 42 per cento dei precari svedesi con il 45 per cento di quelli britannici? Praticamente nulla. A Stoccolma un lavoratore pu� agilmente passare da un impiego all’altro senza accorgersene, visto che il sistema dei �lavori a tempo� � regolamentato e protetto. A Londra la massima flessibilit� equivale a massima insicurezza. Certo, il New Deal ha alleggerito la durezza degli anni di Major, ma se il principio resta lo stesso: se perdi il lavoro te ne trovo un altro, ma devi accettarlo anche se molto al di sotto delle tue competenze.

          Marzo 2006. Da Parigi a macchia d’olio in tutte le citt� di Francia i giovani occupano per un mese le strade contro il Cpe (contratto di primo impiego), fino a costringere il governo de Villepin a ritirare il progetto di legge che intende istituzionalizzare un periodo di prova di due anni (e di fatto il licenziamento ingiustificato per i giovani). L’Europa si ricorda qual � il morbo crescente nelle nostre societ� e ne parla al Summit di Primavera. Nell’Unione europea il 18 per cento dei giovani � disoccupato contro l’8 per cento del dato generale. Cosa ancora pi� allarmante, aumentano i �working poors�, le persone che pur avendo un lavoro non riescono a far quadrare i conti. Nel 2004 erano il 16 per cento della popolazione europea, 72 milioni di persone. E la maggior parte di esse non ha un posto fisso.

            Qualcosa non va. I capi di governo distrattamente approvano a Bruxelles il documento sulla �flessicurezza�, quel mix di flessibilit� nel mercato del lavoro con la giusta protezione sociale che dovrebbe porre rimedi alla frammentazione delle carriere. I Paesi del Nord ci sono riusciti. In Danimarca un terzo della popolazione attiva cambia lavoro ogni anno, mentre il 10 per cento degli impieghi scompaiono. Ma se ne creano altri e la gente non soffre perch� tra un lavoro e l’altro i sindacati (che hanno un ruolo attivo nella ricerca del lavoro) versano fino all’80 per cento del vecchio stipendio (per quattro anni) e intanto guidano i lavoratori verso nuove formazioni e lavori. Ma il Paese � piccolo (5,4 milioni) e l’economia va bene (2,7 per cento di crescita annua, 4,5 per cento di disoccupazione e conti pubblici in attivo) e, soprattutto, il sistema si autoalimenta con un elevato carico fiscale (l’Iva � al 25 per cento).

              �La sicurezza si paga�, spiega Henry Lourdelle, sindacalista francese al Confederazione europea dei sindacati. �Ognuno deve contribuire, non solo i lavoratori e i datori di lavoro. Come in Danimarca, appunto, dove vengono tassati tutti i redditi, anche quelli immobiliari�. La Ces ha una posizione molto dura verso la precariet� (nel 2004 il 14 per cento del totale e in aumento). I contratti atipici, come vennero timidamente battezzati negli Anni 80, �non sono un male necessario, perch� l’impresa perde in esperienza e tempo di formazione dei nuovi assunti�. Ma se cos� va il mondo, allora �precario� deve per forza sposarsi con tre parole magiche: garanzia del reddito, formazione e riqualificazione professionale. �Altrimenti – continua Lourdelle del Ces – si rompe la coesione sociale e il sistema Paese esplode�.

                In Francia, dove l’economia soffre come in Italia e i giovani faticano a trovare un impiego fisso, esiste comunque un sistema rodato da decenni, di cui fanno parte l’Rmi, o reddito minimo d’inserimento, assicurato a tutti i residenti senza lavoro sopra i 25 anni (anche stranieri Ue,) e gli assegni di disoccupazione anche dopo contratti saltuari. Di pi�: una serie di impieghi a tempo fa scattare la copertura massima come per un �vero� disoccupato. Ma � un vecchio welfare che spinge molti giovani all’immobilismo (tanto l’Rmi � garantito). La �flessicurezza�, spiegano gli esperti della Commissione europea, deve offrire reali possibilit� ai giovani di cambiar lavoro. Lo Stato e i sindacati devono prendere parte alla sfida con una copertura sociale, ma anche una vera formazione utile a trovare un nuovo impiego. Altrimenti precariet� sar� solo un �dark walk�, una camminata al buio.