15 mila sfilano con il “contadino” francese processato per le proteste alla McDonald’s – il manifesto 17 Febbraio 2001


il manifesto 17 Febbraio 2001





In corteo per Bové
15 mila sfilano con il "contadino" francese processato per le proteste alla McDonald’s
ANNA MARIA MERLO – PARIGI

José Bové dovrà aspettare fino al 22 marzo per sapere se andrà in prigione per l’atto situazionista di smantellamento di un McDonald’s in costruzione. Ieri e giovedì, difatti, il tribunale di Montpellier, nei due processi in appello dove il leader della lotta contro la mondializzazione selvaggia era giudicato assieme ad altri membri del sindacato contadino Confédération paysanne, ha deciso che la sentenza definitiva ci sarà fra poco più di un mese. Bové e i suoi amici erano giudicati in appello sia per la distruzione del McDonald’s in costruzione a Millau il 12 agosto ’99 che per il breve sequestro di tre funzionari del ministero dell’agricoltura, avvenuto a Rodez nel marzo dello stesso anno.
Ieri, fuori dal tribunale, la Confédération paysanne aveva organizzato un "carnevale", con corteo cittadino guidato da Bové e dai suoi avvocati, a cui hanno partecipato 10-15mila persone. Una replica (anche se meno spettacolare, ma allora era un mese più propizio per questo tipo di avvenimenti) della grande festa con 50mila persone organizzata nel giugno scorso sull’altopiano del Larzac in occasione del processo di primo grado per la distruzione del McDonald’s. Allora, non era valsa a nulla la difesa di Bovè: abbiamo organizzato un gesto altamente "simbolico" per protestare contro le ritorsioni statunitensi sui prodotti europei – tra cui il Roquefort prodotto con il latte di pecora che proviene anche dalla fattoria di Bové – dopo l’embargo dell’Ue sui bovini agli ormoni Usa.
Un gesto simbolico anche contro la "malbouffe", il "malmangiare" che nessuno potrebbe incarnare meglio di McDonald’s. Anche giovedì, l’avvocato di Bové, Henri Leclerc, ex presidente della Lega dei diritti dell’uomo, ha ribadito che si è trattato di un "atto criticabile, ma legittimo", poiché legittimo è protestare contro gli eccessi del mercato. Era questa l’opinione di chi ha partecipato al carnevale di sostegno a Bové, dove erano presenti anche delegazioni non solo francesi, tra cui quella verdi italiani. Artisti, fanfare, teatro di strada, per "opporre alla logica del profitto, il principio della gioia", afferma un sindacalista di Montpellier, che è tra gli organizzatori dell’happening.
Al processo di primo grado Bové era stato condannato a tre mesi di carcere per il McDonald’s. L’accusa ha richiesto la stessa pena in appello. Se la sentenza del 22 marzo confermerà la condanna Bové dovrà scontare la pena in carcere. Difatti, dal febbraio ’98 José Bové ha già subito ben cinque processi. Finora se l’era cavata con pene con la condizionale. Ma già il 15 marzo – un’altra sentenza che riguarda il processo che si è svolto la scorsa settimana contro Bové e un altro membro della Confédération paysanne per la distruzione di una coltura di riso transgenetico in nome del "principio di precauzione" – potrebbe portarlo in carcere.
José Bové avrà un destino politico? Lui afferma di no. Insiste sull’importanza dell’impegno sindacale, che, sostiene, sarà sempre al centro dei suoi interessi. La sinistra dei verdi avrebbe voluto averlo candidato alle presidenziali del 2002. Ma la scelta è un’altra (sarà Noel Mamère, mentre la ministra Dominique Voynet si dedicherà al rilancio del partito). Bové è diventato un simbolo mondiale delle lotta contro la mondializzazione selvaggia dopo le manifestazioni di Seattle e il contro-vertice di Porto Alegre.