13 marzo in piazza: l’opposizione faccia sua anche la difesa dell’articolo 18

09/03/2010

La Cgil ha proclamato uno sciopero generale di 4 ore per il prossimo 12 marzo. È una scadenza importante che ci coinvolge tutte e tutti per aiutarne la riuscita. Infatti è in gioco il futuro del nostro paese, la possibilità di uscire dalla crisi economica senza passare attraverso un massacro sociale.
I temi dello sciopero riguardano questioni cruciali per la condizione dei lavoratori, dei pensionati, dei precari, dei migranti, dei tanti e troppi poveri del nostro paese e delle loro famiglie. Infatti si chiede una indispensabile riforma fiscale per spostare il peso del prelievo dal lavoro alla rendita; il blocco dei licenziamenti e la proroga degli ammortizzatori sociali e il loro allargamento ai precari, quale primo passo per una loro riforma; la difesa degli stabilimenti e dei posti di lavoro, dalla Fiat di Termini Imerese all’Alcoa di Portovesme; l’abolizione del reato di clandestinità e il diritto di cittadinanza per i migranti.
Questi temi costituiscono il nocciolo di una proposta di politica economica alternativa a quella praticata dal governo e dalle forze sociali dominanti per uscire dalla crisi e garantire un nuovo modello di sviluppo fondato sul rispetto e la valorizzazione del lavoro in tutte le sue forme e dei diritti di chi lavora, o di chi cerca lavoro senza trovarlo, qualunque sia la sua provenienza e la sua collocazione.
A questi importanti obiettivi se ne è aggiunto un altro: la difesa dell’articolo 18 e del contratto collettivo. Con la nuova legge varata pochi giorni fa dalla maggioranza, purtroppo nel silenzio generale, è in atto un nuovo, ancora più subdolo e devastante, attacco all’articolo 18, visto che si sostituisce al ruolo del giudice quello di un arbitro che può decidere sulle controversie del lavoro al fuori di leggi e contratti. Contemporaneamente la nuova legge punta alla individualizzazione dei contratti di lavoro, attraverso la cosiddetta certificazione degli stessi, e a un’ulteriore estensione della precarietà.
Si tratta quindi di una grande battaglia di civiltà, sociale e giuridica, che ci riguarda tutte e tutti in prima persona, come cittadini italiani ed europei.
Di fronte agli attacchi alla nostra Costituzione, che provengono da forze reazionarie e da esponenti dello stesso governo, noi ribadiamo che «L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro». Per noi questo è un principio fondativo e irrinunciabile, senza il quale verrebbe meno la stessa convivenza civile nel nostro tempo.
Su questi temi sentiamo la responsabilità di chiamare tutte e tutti a confrontarsi in un’assemblea convocata a Roma, giovedì 11 marzo dalle ore 17 alle 20.30, presso l’Auditorium di via Rieti.
Chiediamo allo schieramento di opposizione che tra i temi della manifestazione già convocata a Roma per sabato 13 marzo, accanto al fermo no al decreto salva liste, compaia quello della salvaguardia dell’articolo 18 e del contratto collettivo di lavoro.
Piergiovanni Alleva, Silvano Andriani, Alberto Asor Rosa, Riccardo Bellofiore, Emiliano Brancaccio, Paolo Beni, Fausto Bertinotti, Maria Luisa Boccia, Alberto Burgio, Luciana Castellina, Giuseppe Chiarante, Marcello Cini, Paolo Ciofi, Gianni Ferrara, Luigi Ferrajoli, Luciano Gallino, Dino Greco, Margherita Hack, Paolo Leon, Giovanni Naccari, Pasqualina Napoletano, Felice Roberto Pizzuti, Massimo Roccella, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda, Piero Sansonetti, Massimo Scalia, Aldo Tortorella, Mario Tronti
Prime adesioni: Paolo Cento, Sergio Cofferati, Oliviero Diliberto, Roberta Fantozzi, Paolo Ferrero, Alfonso Gianni, Alfiero Grandi, Betty Leone, Gennaro Migliore, Roberto Musacchio, Fabio Mussi, Gianni Pagliarini, Piero Di Siena, Paolo Brutti, Nichi Vendola, Maurizio Zipponi.