12 aprile, marcia contro la guerra infinita

10/04/2003



  Diario della pace  




10.04.2003
12 aprile, marcia contro la guerra infinita

di 
Massimo Solani


 Nessun cambiamento di programma, nessuna marcia indietro: la manifestazione nazionale di sabato contro la guerra si farà anche se i carri armati statunitensi sono entrati a Baghdad ed il conflitto in Iraq sembra ormai avviato alla conclusione. La manifestazione si farà, spiegano i responsabili del comitato «Fermiamo la guerra», perché come hanno del resto annunciato gli Stati Uniti e l’Inghilterra altissimo è il rischio che questo conflitto si estenda anche in Iran e Siria fino a diventare una «guerra permanente» finalizzata al controllo geopolitico di tutta la regione. Sono stati proprio gli organizzatori ieri, dopo una lunghissima riunione pomeridiana, a confermare il proprio impegno a portare avanti una mobilitazione che, promettono, non si esaurirà il 12 aprile ma proseguirà snodandosi attraverso molti altri appuntamenti. «Purtroppo non siamo riusciti a fermare questo conflitto – spiegano – ma speriamo almeno di riuscire a fare qualcosa per evitare che scoppino le altre guerre già preannunciate dalle amministrazioni statunitensi ed inglesi».

Erano passati soltanto pochi minuti dall’ingresso delle truppe a stelle e strisce nelle strade del centro della capitale irachena quando dal centro destra si sono levate le prime critiche ad una manifestazione di pace bollata come «inutile» dalla maggior parte dei rappresentanti della Casa delle Libertà. «La manifestazione pacifista di sabato festeggi la liberazione del popolo iracheno e sfili davanti all’ambasciata di Cuba per protestare contro le repressioni delle libertà e dei diritti umani da parte del regime di Castro», ha affermato provocatoriamente il forzista Ferdinando Adornato; «È un errore contrapporre la pace alla libertà. Proseguire con manifestazioni pacifiste anche di fronte ad un conflitto che si avvia alla fine fa capire che si tratta di manifestazioni politiche, spesso strumentali, certamente ideologiche, contro l’America» gli ha fatto eco fra gli altri il vice ministro per le attività produttive Adolfo Urso.

Frasi che non hanno smosso di un solo centimetro la determinazione del comitato organizzatore della manifestazione pacifista che, al contario, ha assistito ieri ad una pioggia di adesioni al corteo di sabato che secondo Vittorio Agnoletto era ed è ancora oggi «importantissimo». «Siamo di fronte ad una situazione di guerra permanente – ha commentato – L’Iraq è tutt’altro che pacificato, così come l’Afghanistan». Gli Stati Uniti, ha dichiarato inoltre Agnoletto, «hanno detto chiaramente che il loro obiettivo è la sistemazione geopolitica dell’area, quindi il ruolo del movimento della pace per un nuovo modello di sviluppo senza la guerra rimane fondamentale. Sbaglia chi considera la guerra in Iraq come una parentesi, il mondo che emerge da queste giornate – ha continuato – è un mondo dove la legge del più forte ha sostituito il diritto internazionale, dove tutte le convenzioni sono state stracciate. Una ragione in più per manifestare – ha proseguito Agnoletto – è chiedere che gli aiuti umanitari siano posti al di fuori del controllo della macchina militare, che le forze occupanti lascino immediatamente il Paese, che intervenga l’Onu, che il popolo iracheno possa autodeterminare il proprio futuro. Per questo – ha concluso – I motivi per scendere in piazza sabato rimangono assolutamente validi».

Parole simili a quelle usate da Flavio Lotti, coordinatore nazionale del Tavolo della Pace. «Chi come noi è per la pace – ha spiegato – non può che condividere la gioia di quanti si augurano che le sofferenze del popolo iracheno siano finite. In Iraq la preoccupazione che abbiamo nasce dalla consapevolezza che la guerra, anche nel momento in cui qualcuno proclama di averla vinta, in realtà non si chiude, perchè non risolve i veri problemi che stavano alla radice di questa crisi e rischia anzi di riaprirli in forme ancora più gravi». Il prossimo 12 aprile, ha concluso Lotti, «noi saremo di nuovo in piazza, a Roma, per tutto questo, e per ribadire la nostra opposizione all’idea che si sta facendo strada: quella della rilegittimazione della guerra come istituto della politica».

Ma in strada, sabato, oltre al movimento ci saranno anche i sindacati e tutti i partiti politici del centro sinistra. Una partecipazione la cui importanza non cambia di fronte alla presa di Baghdad ad opera dei militari statunitensi e al crollo del regime del Rais. «Quella che sembra la fine del conflitto fa tirare un sospiro di sollievo perchè si possono evitare nuovi costi umani e distruzioni, ma ora si cessi davvero il fuoco» ha commentato Vincenzo Vita dei Ds sottolineando che «sabato parteciperemo alla grande manifestazione per la pace, il cui spirito può e deve essere opportunamente ampliato con il no alla guerra permanente e all’estensione del conflitto».