“100anni” Quel che so della Cgil (C.Magris)

12/09/2005
    sabato 10 settembre 2005

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    LA TESTIMONIANZA

      Quel che so della Cgil

        Un sindacato conservatore
        Ed è un gran complimento

          Claudio Magris

            Ogni tanto si sente dire, in questi tempi, che il sindacato, in particolare la Cgil e le altre grandi confederazioni, si attesta su posizioni conservatrici. Insomma, il sindacato sarebbe o è conservatore. Se prendiamo questa osservazione, così essa viene formulata, come una critica polemica, essa, come ogni critica, può contenere qualcosa di vero ed è dunque giusto tenerne conto. Nemmeno la Cgil è infallibile né ha il monopolio della verità o la sicurezza di imbroccare sempre la giusta strada sociale e politica e può darsi che, nell’uno e nell’altro caso, essa abbia compiuto o compia degli errori, difenda situazioni o posizioni superate e così via.

              Nulla come le critiche, anche degli avversari, aiuta a migliorare.
              Ma la parola «conservatore» – e come dovrebbero in verità sapere i privilegiati che avversano il sindacato soprattutto per mantenere le loro posizioni di potere – ha anche dei significati positivi. Dipende che cosa si vuol conservare. Ci sono valori da conservare; anche tradizioni, retaggi culturali da conservare.

                A essere sovversivo, rivoluzionario nel senso deteriore del termine, è oggi spesso il selvaggio anarco-liberismo ultrà, che vuole abolire non solo ogni senso di solidarietà e del legame fra gli uomini e dunque anche fra le generazioni, ma ogni senso dello Stato, del quale l’individuo non dovrebbe preoccuparsi, in quanto dovrebbe tendere soltanto al conseguimento egoistico e immediato di vantaggi personali, così come lo Stato non dovrebbe occuparsi di sanità, delle condizioni generali di tutti e così via. Basti pensare alla paurosa situazione in cui, in tanti paesi a capitalismo selvaggio, si trovano, per quel che riguarda il problema della sanità, le categorie meno abbienti. Uno di questi ultrà anarco-liberisti, Nozick, ha teorizzato addirittura non solo lo Stato minimo, bensì lo Stato ultraminimo, il quale non dovrebbe occuparsi nemmeno di sicurezza pubblica o di polizia (bensì soltanto della difesa militare e così via). Secondo questa visione, così come il cittadino che cade malato non dovrebbe e spesso purtroppo non può rivolgersi a un’assistenza sanitaria, bensì soltanto, se ha avuto la possibilità di stipularla, a un’assicurazione privata, anche chi è aggredito da un malvivente non dovrebbe più chiamare il 113, la polizia o i carabinieri, bensì, se ha avuto la possibilità di stipularla, un’assicurazione privata, che dovrebbe provvedere a difenderlo dalle aggressioni dei criminali. Così, soltanto i ricchi potrebbero avere il diritto di difendersi dal primo delinquente o rapinatore che mette loro le mani addosso.

                  È evidente che questa orrida visione – per fortuna sinora mai realizzata – non offende soltanto il senso di giustizia, ma anche la qualità della vita di tutti, perché è l’esistenza di un servizio pubblico di sicurezza per tutti che garantisce o almeno favorisce la possibilità per tutti, anche per i miliardari, di andare a spasso più tranquilli per le strade. Se il sindacato vuole «conservare» un certo tipo classico, tradizionale, di rapporto collettivo e solidale fra gli uomini, un senso di responsabilità generale, e gli antichi valori e principali morali, politici, sociali che stanno alla base di tutto questo, l’aggettivo «conservatore» è un grande complimento. Infatti, se noi oggi diamo uno sguardo alla politica italiana in particolare, ma forse non solo italiana, vediamo che è in genere la sinistra a essere «conservatrice» di tanti valori che ci sono stati tramandati dalle generazioni precedenti.

                    Anche di questo, a mio avviso, bisogna ringraziare il sindacato. Il quale, naturalmente, non è fatto di santi, eroi e navigatori, ma, come ogni altra istituzione umana, ha le sue pecche e le sue magagne, e dunque una ricorrenza celebrativa, se non vuole essere retorica, deve essere più un esame di coscienza dei propri difetti e dei propri errori, per poter procedere con minori difficoltà, che non una autoglorificazione, che sarebbe sempre sospetta.

                      Forse mi è più facile dire queste cose perché non sono iscritto alla Cgil… Ma un po’, e forse non solo un po’, di fierezza per ciò che il sindacato ha fatto in tutti questi anni, questa sì, credo, sia giustificato e giusto averla. Grazie.