“100anni” In Camera del Lavoro l’unità socialista è sempre stata di casa

03/10/2005
    venerdì 30 settembre 2005

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    UN SECOLO DI CGIL. UN PROGRAMMA DI CELEBRAZIONI LUNGO UN ANNO

    di Jacopo Tondelli

      In Camera del Lavoro l’unità socialista è sempre stata di casa

        Cent’anni da festeggiare tra un anno esatto, con epicentro a Milano. All’ombra della Madonnina, il 29 settembre del 1906, si costituiva infatti
        la «Confederazione Generale dei Lavoratori», embrione della Cgil fondata nel 1944, «ma in realtà anche», nota Maria Costa, direttrice dell’Archivio
        Cgil di Milano, «della Cisl e della Uil, seppur in modo meno lineare e diretto».

        All’appuntamento secolare manca in realtà ancora un anno, ma il programma delle celebrazioni e delle iniziative è stato già presentato ufficialmente da Epifani, alla scorsa Festa Nazionale dell’Unità. Un calendario fitto di concerti, dibattiti, convegni e pubblicazioni che vedranno Milano capitale. Il centenario cade poi in un anno elettorale rovente, per il paese e per Milano: e sia la scadenza elettorale nazionale che, soprattutto, quella meneghina obbligano a guardare alla Camera del Lavoro milanese che, forse più della Federazione diessina, ha fornito
        quadri e goduto di visibilità e potere contrattuale di fronte alla politica. Tanto per cominciare, infatti, sembra che l’attuale Segretario generale Giorgio Roilo sia sul piede di partenza, pronto a candidarsi alle Politiche dell’anno del Centenario, seguendo la rotta che dal sindacato porta alla politica già percorsa dal suo predecessore,Antonio Panzeri. Poi ci sono le fatiche dell’Unione a rimanere unita, mentre le amministrative del 2006 si avvicinano a grandi passi, e per la prima volta da alcuni lustri il centrosinistra correrà per vincere.

        Il segretario,Onorio Rosati,principale candidato alla successione di Roilo, racconta così il periodo alle porte: «E’ il primo congresso unitario dopo quattordici anni e questo è certo un valore aggiunto. Dal nostro osservatorio milanese due dati negativi emergono sul piano politico ed economico: la decisa perdita di competitività del nostro sistema industriale, e la perdita di credibilità complessiva del sistema-paese».
        Un osservatorio non marginale che da un lato costituisce da sempre l’avamposto italiano sui territori di sfida e competizione globali,e dall’altro produce il 10 % del Pil. «Esatto – prosegue Rosati – ma è anche un sistema che in gran parte vive di export» e per questo ha sofferto l’allargamento della competizione a nuove, rampanti economie straniere. «Si assottiglia il ceto medio che nelle precedenti crisi aveva sempre retto
        e a fronte di queste sfide dobbiamo essere un sindacato capace di rifiutare logiche corporative che in passato hanno invece prevalso,ma anche un sindacato capace di un rinnovato protagonismo in politica, recedendo da scelte passate improntate al low profile ». Dunque la Cgil ci sarà nella partita del programma e del candidato sindaco? «Con la Cisl e la Uil stiamo preparando un documento unitario in cui indichiamo tematiche prioritarie per la città. Su questa base cercheremo di verificare le vere intenzioni del centrosinistra». Una tendenza unitaria e un rifiuto delle istanze massimaliste caratterizzano tradizionalmente il sindacalismo lombardo, spiega Maria Costa che ricorda: «Perfino nei giorni dello scontro più aspro, quelli dopo la rottura sulla Scala Mobile nel 1984,la Cgil sfilò unita,il Primo Maggio,in tutte le sue componenti, quella comunista e quella socialista». Un sindacato che a Milano marcia compatto verso le scadenze elettorali del prossimo anno è certo un dato
        degno di rilievo, soprattutto dopo che gli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio sembravano aver seppellito definitivamente l’unità sindacale.

        Inevitabile chiedersi come una Cgil quasi centenaria guarda alla candidatura di un riformista moderato e di area socialista come Umberto Veronesi, soprattutto dopo l’invito di Panzeri a sciogliere in fretta
        la prognosi. «Personalmente posso avere qualche piccolo dubbio sul metodo – ragiona Rosati -ma credo che si debba guardare alla sostanza delle cose. E’ una candidatura autorevole, di un uomo dedito alla
        ricerca e all’innovazione che può fare bene a Milano, perché questa città ha un grande bisogno di voltare pagina aggregando le forze riformiste e progressiste. A chiusura del percorso che porta alla candidatura
        definitiva io non escluderei neppure le primarie,ma la priorità è che Veronesi dica di sì». Che dirà la Fiom? «Non lo so, ma non credo proprio che un de Bortoli sarebbe stato più gradito…»