“100anni” Dialogo, il nodo con Cisl e Uil (R.Terzi)

06/09/2005
    martedì 6 settembre 2005

    COMMENTI E INCHIESTE – pagina 13

      STORIA DEL SINDACATO

        INTERVENTO

        Dialogo, il nodo con Cisl e Uil

          Il prossimo congresso dovrà riportare l’attenzione sull’autonomia e i rapporti politici

            di Riccardo Terzi*
            * Direttivo nazionale Cgil

              Il XV congresso della Cgil si terrà nella prossima primavera, alla vigilia delle elezioni politiche. La Cgil ha il compito di definire una sua linea sindacale, che sia capace di durare nel tempo, quale che sia il contesto politico esterno. Questo orizzonte di autonomia mi sembra molto chiaro nell’impostazione scelta da Guglielmo Epifani. È il primo congresso della sua direzione ed è importante cercare di cogliere le linee evolutive e il quadro strategico in cui la Cgil intende collocarsi.

              La scelta dell’autonomia è una premessa necessaria, e non scontata. Non a caso qualcuno aveva sostenuto l’opportunità di spostare il congresso a dopo le elezioni, perché se il quadro politico cambia anche il sindacato avrebbe dovuto adeguarsi. Col rischio di misurare il sindacato sulla politica e non, all’inverso, di misurare la politica con il metro delle nostre priorità. Una Cgil autonoma, svincolata dai collateralismi di partito, può essere in grado di ricostruire la sua unità interna, proprio perché si recupera la centralità del discorso sindacale. La scelta di un congresso unitario, senza mozioni contrapposte, senza schieramenti precostituiti, ha il significato di ridefinire l’identità della Cgil su basi rigorosamente sndacali. Ed è questo un passaggio importante.

              Certo, anche il discorso sindacale ha una sua pluralità di opzioni possibili. Ma, nella concretezza della storia della Cgil, le articolazioni interne tendono sempre a essere modellate su riferimenti politici esterni. Le correnti di partito, anche formalmente sciolte, tendono sempre a riprodursi. Ed è questo meccanismo di " dipendenza" dalla politica che deve essere preventivamente spezzato. Con il congresso unitario si possono pagare anche alcuni prezzi, perché su molti temi può prevalere la mediazione rispetto alla chiarezza. Ma si toglie l’equivoco di una presunta " strategia alternativa", che era solo il riflesso sindacale di posizioni politiche esterne, e ci si misura finalmente solo su quei singoli quesiti che circoscrivono oggi lo spazio dell’azione sociale. È la Cgil, nel suo insieme, che riafferma la sua dimensione sindacale.

              Sono questi motivi sufficienti per vedere nella direzione di Epifani una feconda linea innovativa, dopo una fase che è stata, obiettivamente, di forte politicizzazione e di intreccio assai stretto con le vicende politiche della sinistra. La Cgil non partecipa direttamente al gioco delle correnti politiche ma ha uno sguardo più largo, perché cerca di rappresentare l’insieme del mondo del lavoro. Quando le ragioni della politica invadono il terreno sindacale, come talora è avvenuto, il sindacato ne esce menomato, inceppato nella sua funzione di rappresentanza. È un confine delicato, sempre esposto a molte pressioni esterne, e occorre ogni volta saperlo presidiare, intendendo l’autonomia non come un valore ormai acquisito, ma come un processo che si deve sempre rinnovare.

              I singoli dirigenti, individualmente, possono fare le scelte che credono. Ma sarebbe opportuno un certo distacco critico, perché ne va della credibilità del sindacato. La questione della rappresentanza del lavoro è troppo seria e complessa per consegnarla a qualche dirigente politico alla ricerca di un suo spazio elettorale.

              Su queste basi, anche il confronto unitario con Cisl e Uil può ricominciare a camminare. Su questo tema la prudenza è d’obbligo, perché troppe volte abbiamo avuto annunci unitari solenni, e poi brusche rotture. L’importante è che il dialogo, anche difficile e aspro, sia tenuto sempre aperto, senza forzature unilaterali. Epifani e Pezzotta, in questo senso, hanno seguito una linea di condotta simile, senza mai nascondere le differenze, senza indulgere alla retorica dell’unità, ma sempre tenendo il confronto su un terreno di rispetto e di reciproco riconoscimento, in modo che di volta in volta si possano risolvere i punti di attrito e si possa ritrovare la strada maestra dell’azione unitaria.

              Anche i documenti per il congresso della Cgil sono improntati a questa linea, di prudenza e di apertura. Una linea per alcuni aspetti obbligata, anche perché in mezzo c’è stato il congresso della Cisl, che è stato segnato da una forte rivendicazione identitaria, facendo leva, in una misura a mio giudizio eccessiva, sul patriottismo di organizzazione, fino a indicare l’obiettivo di un " sorpasso" nel numero degli iscritti. Tutto legittimo, per carità. Ma i patriottismi vanno sempre usati con molta cautela, perché non ci vuole molto a scatenare delle pericolose guerre di religione. Spero perciò che la Cgil sappia neutralizzare gli impulsi di questa natura, sappia cioè coltivare non l’orgoglio della separatezza, ma quello della costruzione del più largo schieramento unitario. Con realismo e prudenza, ma anche con tenacia e determinazione.

              Nel documento congressuale viene avanzata a Cisl e Uil «la proposta di lavorare assieme alla definizione di una carta programmatica dei valori del sindacato confederale». Questa proposta mi sembra avere soprattutto il significato simbolico di un messaggio, per tenere aperto il discorso dell’unità. L’intenzione è apprezzabile, ma temo che siano assai scarse le implicazioni concrete sul terreno della pratica sindacale. La categoria dei " valori" è troppo astratta ed evanescente, e comunque non sta qui il problema, non è di carattere valoriale il dissenso tra le confederazioni. C’è poi una voluta ambiguità in questa formazione, perché ai valori si giustappone il programma, e qui il discorso potrebbe farsi più interessante, e dovrebbe allora essere esplicitato e chiarito. Comunque, è evidente, è un modo per offrire a Cisl e Uil il terreno di un possibile confronto. Può essere poco o può essere molto: dipende dalla volontà degli interlocutori.

              Più significativo mi pare il fatto che sui terreni più controversi, il modello contrattuale e la democrazia sindacale, la Cgil indica una sua linea, ma senza introdurre rigidità eccessive che precludano la ricerca di un accordo tra le confederazioni. Ed è proprio su questi due punti che sono state presentate alcune tesi alternative. L’articolazione politica del congresso si giocherà quindi su questo: se tenere aperto o no il filo del dialogo con Cisl e Uil.