“100anni” Cgil e la storia italiana (P.Fassino)

02/10/2006
    luned� 2 ottobre 2006

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    Cgil, cento anni di storia italiana

    Piero Fassino

      Cento anni sono una bella et�, tanto pi� se vissuti in modo intenso e pieno.

      E se guardiamo al secolo che ci sta alle spalle non possiamo non vedere che la storia dell’Italia e quella della pi� antica organizzazione sindacale italiana, la Cgil, si sono intrecciate indissolubilmente in un destino comune. Lungo pi� di cento anni di storia, infatti, non c’� passaggio cruciale della vita nazionale che non abbia visto protagonista il sindacato e, in particolare, la Cgil.

      Fu cos� alla fine dell’Ottocento, quando i primi sindacati professionali, le prime camere del lavoro e le prime leghe braccianti di quella che sarebbe stata di l� a poco la Confederazione generale del lavoro, crebbero nel cuore del processo di industrializzazione che stava ridisegnando il profilo della societ� italiana.

      Fu cos� all’inizio del Novecento, quando la Cgil divenne un fattore straordinario di dinamizzazione e di evoluzioni sociali e culturali, ponendosi alla guida di quelle battaglie decisive per l’emancipazione delle lavoratrici e dei lavoratori che segneranno nel profondo l’identit� del nostro Paese. Basti pensare alle lotte per le otto ore, per l’istruzione elementare, per i minimi salariali, per il suffragio universale, per i diritti dei braccianti, per garantire piena dignit� a milioni di donne e uomini e migliorarne le condizioni di vita e di lavoro. E fu cos� nella lotta contro il fascismo e per la liberazione del Paese, quando i nuclei clandestini della Cgil, resistendo alla dittatura e all’oppressione dei sindacati di regime, seminarono i germi della riscossa che port�, nel marzo ’43, alla proclamazione degli scioperi delle grandi fabbriche del nord.

      Quante volte ci siamo commossi davanti alle immagini di quegli uomini che incrociarono le braccia portando nello sguardo la sfida e la speranza di chi lottava per la libert� del proprio Paese. Quella libert� per la quale Bruno Buozzi e tanti dirigenti sindacali sacrificarono la loro vita. Poi, negli anni convulsi e tumultuosi della ricostruzione postbellica, fu la Cgil guidata da Di Vittorio che contribu� in maniera decisiva a fare assumere all’intero movimento operaio quella cultura della produzione e del lavoro che fu fattore decisivo per fare uscire il Paese dalla distruzione della guerra e realizzare un sistema industriale forte e nuovo. E quando, in quegli anni di straordinaria crescita, ma anche di aspre divisioni politiche e sindacali, il padronato italiano non si sottrasse alla tentazione di reprimere e discriminare i lavoratori e i loro sindacati, furono le donne e gli uomini della Cgil a resistere e a tessere ogni giorno, e spesso in solitudine, una trama unitaria che avrebbe consentito al sindacato di affermare il proprio ruolo e la propria centralit�.

      E quando, in quegli stessi anni, al processo di industrializzazione si accompagn� l’enorme flusso migratorio di milioni di donne e di uomini che lasciavano il Sud alla volta Nord, che abbandonavano le campagne per raggiungere le citt�, che dal Polesine devastato dall’alluvione confluivano verso il triangolo industriale Torino-Milano-Genova, furono la Cgil e il movimento sindacale a porsi come principale fattore di integrazione sociale e civile. Ex braccianti ed ex contadini, una intera generazione di lavoratrici e lavoratori, trovarono nel sindacato un luogo di cittadinanza, di alfabetizzazione, di crescita culturale, di promozione sociale e di partecipazione politica. Una funzione nazionale che il sindacato ha saputo esercitare anche nei momenti pi� difficili della vita della Repubblica, quando si oppose a viso aperto alle trame nere e al terrorismo rosso. Quando si erse, anche a prezzo del sacrificio di uomini come Guido Rossa, a difesa della democrazia e delle istituzioni. Una funzione nazionale dimostrata parallelamente nella lotta contro il degrado economico e sociale. Come negli anni Settanta con la politica dell’Eur, messa in campo per reagire a un momento critico in cui sembrava che l’Italia smarrisse il profilo di grande nazione industriale competitiva. Fu allora che Luciano Lama diede un contributo decisivo per salvare la nostra economia dal rischio del collasso. Un contributo nazionale che, agli inizi degli anni Novanta, venne da Bruno Trentin, per ridefinire le politiche contrattuali di un sindacato che doveva fare i conti con la flessibilit� del lavoro, le innovazioni tecnologiche, la globalizzazione dei mercati. E basti pensare a Sergio Cofferati e alla determinazione con cui schier� il sindacato a sostegno del risanamento economico e finanziario necessario per portare l’Italia nell’Euro, evitando cos� al Paese una condizione di marginalit� nel processo di integrazione economica. Nel corso della sua storia centenaria, insomma, la Cgil non � stata soltanto un sindacato di lavoratori o un’organizzazione di parte. Ma ha sempre avuto la capacit� di saldare e far vivere insieme la tutela degli interessi di milioni e milioni di lavoratori con la tutela dell’interesse generale della crescita, dello sviluppo, del progresso dell’intero Paese. E questo profilo si � costantemente saldato a una tensione unitaria che, prima con le Commissioni interne poi con i Consigli di fabbrica, ha rinnovato il sindacato nel segno dell’unit� dei lavoratori e dell’intesa con Cisl e Uil. Non � retorico ricordare tutto ci� in un momento in cui l’Italia � nuovamente a un bivio: dopo anni di stagnazione produttiva, di crescita zero, di precariet� del lavoro, di riduzione del potere d’acquisto dei redditi di milioni di famiglie italiane, di affanno competitivo delle imprese, di emarginazione del Mezzogiorno. Oggi – con il ritorno del centrosinistra alla guida del Paese – l’Italia si misura con la difficile sfida di tornare a crescere, di mobilitare tutte le risorse, di rimettere in moto l’economia, di restituire a milioni e milioni di lavoratrici e di lavoratori – in primo luogo giovani – quelle certezze di reddito e quelle opportunit� che la destra ha mortificato e compresso.

        E ancora una volta, in questo passaggio cos� cruciale, il ruolo della Cgil e dell’intero movimento sindacale sar� essenziale e prezioso per realizzare scelte di innovazione e di equit�, non pi� rinviabili. Insomma, la Cgil come grande soggetto della politica italiana, come risorsa straordinaria di questo nostro bellissimo Paese, come grande sindacato unitario capace di far vivere nella coscienza di milioni di donne e di uomini quel riformismo e quella cultura di governo essenziali perch� la sinistra e le forze di progresso siano capaci di raccogliere le aspettative e le domande dei cittadini. S�, caro Epifani, care compagne e cari compagni della Cgil, grazie e auguri. E a te, cara compagna Cgil, altri cento anni cos�.